Evelyn Farrachol affronta i progressi nella neuroriabilitazione 2026 integrando l’intelligenza artificiale (IA), la realtà virtuale (RV) e la neuropsicologia clinica secondo il modello dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per massimizzare l’autonomia degli utenti.
Scopri i progressi nella neuroriabilitazione 2026 nell’ambito dell’iniziativa Riabilitazione 2030 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). La integrazione di IA, realtà virtuale e interfacce cervello-computer (BCI) non invasive potenzia la neuroplasticità e l’autonomia degli utenti. Questo approccio basato sulle reti trasforma la pratica clinica verso interventi personalizzati, digitali e ad alta efficacia.
Introducción
I principali obiettivi della neuroriabilitazione consistono nel ridurre l’impatto della malattia sulla persona e sul suo ambiente, migliorare la qualità di vita e ridurre le limitazioni nell’attività e la restrizione della partecipazione. Per questo motivo, le nuove tecnologie nel campo della riabilitazione hanno permesso di ottimizzare il rilevamento delle deficienze e delle alterazioni del funzionamento, e di orientare l’attenzione terapeutica e la gestione dei pazienti nella compensazione delle loro funzioni (Cano de la Cuerda, 2018).
Attualmente, questi obiettivi si arricchiscono con strumenti che consentono interventi altamente personalizzati. Il vero valore di queste tecnologie risiede nella loro capacità di potenziare non solo il recupero motorio, ma soprattutto le funzioni cognitive, emotive e la partecipazione sociale.
Per qué es importante mantenerse actualizado en neuropsicología
Lo sviluppo tecnologico obbliga i professionisti della salute alla necessità di formazione in questo campo per mettere nelle mani degli utenti le risorse necessarie affinché divengano agenti attivi nel loro processo di riabilitazione, consentendo inoltre servizi più individualizzati, partecipativi e preventivi.
Le nuove tecnologie permettono di monitorare l’attività del sistema nervoso e di caratterizzare i disturbi derivanti dal suo coinvolgimento in modo più preciso e oggettivo rispetto alle tecniche tradizionali impiegate (Cano de la Cuerda, 2018).
Nella neuropsicologia, questo aggiornamento risulta particolarmente rilevante perché le tecnologie attuali superano i limiti delle valutazioni tradizionali offrendo dati oggettivi e quantitativi sull’attività del sistema nervoso.
Mantenersi aggiornati permette ai neuropsicologi di identificare deficit strutturali e funzionali con maggiore precisione e di progettare approcci terapeutici che rispondano realmente alle esigenze individuali di ciascuna persona. Solo così possiamo garantire che le interventi tecnologici si adattino al profilo cognitivo ed emotivo del paziente, evitando frustrazione o sovraccarico e massimizzando il suo senso di agency.
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Principali progressi nelle neuroscienze applicati alla neuroriabilitazione
Il cambio di paradigma verso un modello basato sulle reti ha portato a ripensare gli obiettivi terapeutici, permettendo che gli interventi attuali non si concentrino solo sulla riabilitazione di funzioni isolate ma su attivare e riorganizzare reti funzionali complete. Per esempio, l’allenamento delle funzioni esecutive non si limita a compiti cognitivi separati, ma include altre aree come la memoria e l’attenzione, integrando inoltre attività funzionali per l’utente.
In questo contesto, le nuove tecnologie — come la realtà virtuale, i videogiochi terapeutici e le interfacce cervello-computer — agevolano la progettazione di interventi più complessi, ecologici e personalizzati, allineati a un approccio basato sulle reti (Lundervold, 2025; Cano de la Cuerda, 2018).
La realtà virtuale (RV) applicata alla neuroriabilitazione
Un esempio concreto è la realtà virtuale (RV), che simula attività della vita quotidiana per allenare in modo integrato attenzione, memoria prospettica e presa di decisione.
Meta-analisi recenti mostrano miglioramenti significativi nella cognizione globale, nell’attenzione e nella qualità della vita in pazienti con deterioramento cognitivo lieve, specialmente con sessioni semi-immersive di ≤60 minuti e frequenza superiore a due volte a settimana (Li et al., 2025). Quando viene combinata con l’intelligenza artificiale, la RV adatta la difficoltà in tempo reale in base alle prestazioni del paziente, ottimizzando la neuroplasticità ed evitando la frustrazione.
I videogiochi terapeutici (exergames) migliorano il controllo inibitorio, la flessibilità cognitiva e la memoria, con buona aderenza grazie alla loro componente ludica ed ecologica (Cai et al., 2024; Maggio et al., 2025).
Interfacce cervello-computer (BCI) e neurofeedback applicati alla neuroriabilitazione
Le interfacce cervello-computer (BCI) non invasive, combinate con il neurofeedback, permettono di monitorare e modulare il carico cognitivo e lo stato emotivo in tempo reale, potenziando il recupero integrale nei pazienti post-Ictus o con lesione midollare (Luo et al., 2026).
A sua volta, questo approccio si articola con un modello olistico della neuroriabilitazione, che propone di comprendere il paziente nella sua globalità, considerando non solo i deficit cognitivi, ma anche l’adattamento emotivo, la consapevolezza delle limitazioni e i sistemi di supporto sociale. In questo modo, l’obiettivo terapeutico non si limita al recupero delle funzioni, ma mira a favorire l’adattamento del paziente alla sua nuova realtà, promuovendo la sua autonomia e la partecipazione alla vita quotidiana (Prigatano, 1999).
Tendenze emergenti nella neuropsicologia clinica
Le tecnologie emergenti possono offrire opportunità per comprendere il funzionamento neuropsicologico in contesti più autentici rispetto agli attuali e sostenere modelli di assistenza più proattivi e personalizzati (Parsons e Duffield, 2020).
Quando l’IA si combina con tecnologie innovative, come dispositivi robotici e realtà virtuale, possono facilitare la creazione di programmi di riabilitazione adattati a ciascun utente, attraverso l’analisi di grandi quantità di dati dei pazienti (per esempio, storia clinica, tipo di lesione, indicatori di progresso e fattori dello stile di vita).
Incluso apportando il loro contributo nel trattamento dei sintomi non motori come il deterioramento cognitivo, i disturbi dell’umore, l’affaticamento e il dolore cronico, che spesso sono sottovalutati, nonostante influenzino gravemente la qualità della vita dei pazienti e complicano il processo di riabilitazione (Calderone, 2024).

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Come applicare l’evidenza scientifica nella pratica clinica
La pratica basata sull’evidenza (PBE) implica utilizzare in modo consapevole, esplicito e fondato le migliori informazioni disponibili per la presa di decisioni cliniche nei singoli pazienti (Sackett et al., 1996). In neuropsicologia, ciò comporta integrare l’evidenza scientifica con l’esperienza del professionista e le caratteristiche particolari di ogni paziente (APA, 2006).
Sebbene lo sviluppo della PBE abbia permesso di gerarchizzare la conoscenza — privilegiando studi con maggiore solidità metodologica come trial controllati e metanalisi —, nella pratica clinica non si tratta di applicare protocolli in modo rigido. Al contrario, implica un processo di ragionamento in cui il clinico deve chiedersi quale evidenza sia rilevante e, soprattutto, se risulti applicabile al caso che sta valutando.
In questo senso, sorgono interrogativi chiave: quale profilo neuropsicologico presenta il paziente?, quali strumenti di valutazione sono i più adeguati?, quali interventi hanno dimostrato efficacia in quadri simili?, quale livello di evidenza li supporta? e, fondamentalmente, questi risultati sono trasferibili alla vita quotidiana di questa persona?
Nella neuroriabilitazione, quest’ultima domanda è centrale. Migliorare le prestazioni in un compito specifico — per esempio, in un programma di allenamento cognitivo — non implica necessariamente un cambiamento significativo nella vita quotidiana. Un aumento nei punteggi può riflettere l’apprendimento del compito, ma non sempre si traduce in una migliore performance sul lavoro, nella presa di decisioni o nell’autonomia.
Per questo, l’efficacia terapeutica va concepita in termini di funzionalità, partecipazione e qualità della vita, dando priorità a interventi la cui efficacia sia stata dimostrata empiricamente e che mostrino generalizzazione alla vita quotidiana (Cicerone et al., 2000).
Applicare l’evidenza implica anche seguire il paziente, valutare i cambiamenti nel tempo e adattare l’intervento quando necessario (Chelune, 2010). In definitiva, si tratta di usare l’evidenza come guida, ma sostenendo il giudizio clinico e adattando le decisioni a ogni caso.
Infine, è importante non perdere di vista che nella neuropsicologia non lavoriamo solo con funzioni isolate, ma con persone. Il danno cerebrale influisce sulla sfera cognitiva, ma anche su quella emotiva, comportamentale e identitaria. Per questo, una pratica basata sull’evidenza deve includere tale complessità e mirare a interventi che abbiano realmente un impatto nella vita del paziente.
Retos actuales en la aplicación de la neurociencia
I progressi tecnologici come la robotica, la realtà virtuale, le interfacce cervello-computer e la teleriabilitazione non solo migliorano il recupero motorio e cognitivo, ma aumentano anche la partecipazione del paziente, l’accessibilità e l’assistenza personalizzata.
Tuttavia, permangono varie barriere come i problemi di usabilità e la lenta trasposizione della ricerca nella pratica clinica, che ostacola l’adozione tempestiva delle tecnologie all’avanguardia. Queste sfide sottolineano la necessità di un approccio integrale e centrato sulla persona per la riabilitazione, che sappia bilanciare l’innovazione con l’accessibilità e la rilevanza clinica. (Morone, 2025).
A sua volta, l’implementazione clinica delle nuove tecnologie come le IA è limitata da la necessità di validazione empirica, così come da questioni etiche legate alla gestione dei dati e alla privacy (Calderone, 2024).
El futuro de la neurorrehabilitación
L’iniziativa Rehabilitación 2030 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità evidenzia la necessità di ampliare l’accesso ai servizi di riabilitazione lungo tutto il ciclo di vita (WHO, 2017). In questo contesto, il futuro della neuroriabilitazione non dipende solo dal progresso tecnologico, ma dalla sua integrazione con modelli clinici centrati sulla persona.
Le nuove tecnologie —come l’intelligenza artificiale e la teleriabilitazione— consentono interventi più intensivi e personalizzati. Tuttavia, da un modello olistico, il focus deve essere sull’impatto funzionale, vale a dire, sulla capacità del paziente di destreggiarsi nella vita quotidiana. Ciò implica considerare non solo gli aspetti cognitivi, ma anche quelli emotivi, comportamentali e sociali, privilegiando interventi che raggiungano la generalizzazione e abbiano senso nel contesto reale (Wilson, 2002; 2009; Prigatano, 1999).
A sua volta, il concetto di riserva cognitiva indica che la risposta alla riabilitazione varia in base alle caratteristiche individuali, il che rafforza la necessità di approcci personalizzati e contestualizzati (Stern, 2002; 2009).
Sebbene questi strumenti amplino l’accesso e la continuità del trattamento, pongono anche sfide in termini di efficacia, accessibilità e uso etico. In questo scenario, il ruolo del neuropsicologo rimane centrale per integrare queste risorse in un approccio clinico che promuova cambiamenti significativi nella vita quotidiana del paziente.
Conclusión
Nel corso di questo articolo, è chiaro che i progressi nelle neuroscienze e nella tecnologia hanno ampliato significativamente le possibilità di intervento nella neuroriabilitazione. Tuttavia, da una prospettiva clinica, questi sviluppi richiedono anche di rivedere costantemente come e per cosa vengono utilizzati.
La sfida principale non consiste nell’integrare nuovi strumenti, ma nel fare in modo che essi si integrino in maniera significativa nella pratica quotidiana, mantenendo il focus sull’impatto funzionale e sulla vita reale del paziente. L’evidenza mostra che non basta migliorare le prestazioni in compiti specifici se ciò non si traduce in maggiore autonomia, partecipazione e benessere.
Allo stesso tempo, la crescita di queste tecnologie esige un posizionamento attivo da parte del professionista, non solo in termini di formazione continua, ma anche nell’ esercizio del giudizio clinico. La tecnologia può orientare e potenziare l’intervento, ma non sostituisce la comprensione integrale del paziente né la presa di decisioni contestualizzate.
In questo senso, il futuro della neuroriabilitazione non dovrebbe essere pensato unicamente in termini di innovazione, ma nella capacità di sostenere un approccio veramente olistico e centrato sulla persona, in cui evidenza, clinica e singolarità di ogni caso si articolino in modo equilibrato.
Bibliografía
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- Li, X., Zhang, Y., Tang, L., Ye, L., & Tang, M. (2025). Effects of virtual reality-based interventions on cognitive function, emotional state, and quality of life in patients with mild cognitive impairment: A meta-analysis. Frontiers in Neurology, 16, 1496382. https://doi.org/10.3389/fneur.2025.1496382
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- Luo, Y., Liu, X., & Yang, L. (2026). Current status and future prospects of brain–computer interfaces in the field of neurological disease rehabilitation. Frontiers in Rehabilitation Sciences, 7, 1666530. https://doi.org/10.3389/fresc.2026.1666530
- Maggio, M. G., Baglio, F., Maione, R., Calapai, R., Di Iulio, F., dos Santos, P., Maldonado-Díaz, M., Pistorino, G., Cerasa, A., Quartarone, A., & Calabrò, R. S. (2025). The overlooked role of exergames in cognitive-motor neurorehabilitation: A systematic review. npj Digital Medicine, 8, 419. https://doi.org/10.1038/s41746-025-01843-4
- Morone, G., & Calabrò, R. S. (2025). Neurorehabilitation insights in 2024: Where neuroscience meets next-gen tech. Brain Sciences, 15(10), 1043. https://doi.org/10.3390/brainsci15101043
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- Prigatano, G. P. (1999). Principles of neuropsychological rehabilitation. Oxford University Press.
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- Yang, Q., Zhang, L., Chang, F., Yang, H., Chen, B., & Liu, Z. (2025). Virtual reality interventions for older adults with mild cognitive impairment: Systematic review and meta-analysis of randomized controlled trials. Journal of Medical Internet Research, 27, e59195. https://doi.org/10.2196/59195
Domande frequenti sui progressi nelle neuroscienze
1. Quali sono i vantaggi del modello basato sulle reti nella neuroriabilitazione attuale?
Il modello basato sulle reti permette che gli interventi non si limitino a riabilitare funzioni isolate, ma attivino e riorganizzino intere reti funzionali. Ad esempio, l’allenamento delle funzioni esecutive oggi integra aree come la memoria e l’attenzione in attività funzionali per l’utente. Questo approccio facilita la progettazione di terapie più complesse, ecologiche e personalizzate.
2. Come ottimizzare l’uso della realtà virtuale (RV) nei pazienti con deterioramento cognitivo lieve?
Secondo meta-analisi recenti, le sessioni semi-immersive di realtà virtuale (RV) sono più efficaci quando hanno una durata ≤60 minuti e una frequenza superiore a due volte alla settimana. Per massimizzare i risultati, si raccomanda di combinare la RV con l’Intelligenza Artificiale, il che permette di adattare la difficoltà delle attività in tempo reale in base alle prestazioni del paziente.
3. Che ruolo ha l’intelligenza artificiale (IA) nella personalizzazione del trattamento?
L’IA consente di creare programmi di riabilitazione altamente adattati mediante l’analisi di grandi volumi di dati, come la storia clinica, il tipo di lesione e gli indicatori di progresso. Inoltre, è uno strumento chiave per affrontare sintomi non motori spesso sottostimati, come l’affaticamento, il dolore cronico e i disturbi dell’umore.
4. Come applicare la pratica basata sulle evidenze (PBE) nella consulenza neuropsicologica?
La PBE consiste nell’integrare le migliori evidenze scientifiche disponibili con l’esperienza del professionista e le caratteristiche uniche di ogni paziente. Il clinico deve valutare non solo la solidità metodologica di un intervento, ma anche se i suoi risultati siano trasferibili alla vita quotidiana e all’autonomia del paziente.
5. Che cos’è l’iniziativa Rehabilitación 2030 dell’OMS e perché è rilevante?
È un invito all’azione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per ampliare l’accesso a servizi di riabilitazione di qualità lungo tutto il ciclo di vita. Nel 2026, questa iniziativa promuove l’integrazione di tecnologie come la teleriabilitazione per garantire interventi più intensivi e accessibili in diversi contesti geografici.








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