- Valutazione del linguaggio e della comunicazione:
- Il Programma Integrato di Esplorazione Neuropsicologica (PIEN) – Test Barcelona valuta la denominazione, la comprensione verbale di comandi semplici e complessi, la ripetizione di parole e frasi, e la fluenza verbale (semantica e fonologica). Include inoltre prove di lettura e scrittura, permettendo di identificare anomie, difficoltà di accesso al lessico e diversi profili afasici. Fornisce così una visione precisa delle alterazioni del linguaggio e orienta la riabilitazione.
- Valutazione della cognizione sociale:
- Il Test dei Faux Pas offre una misura ecologica della competenza sociale e della teoria della mente; è utile per valutare la comprensione di situazioni sociali in cui qualcuno ha un comportamento socialmente inappropriato rispetto al contesto.
- Allo stesso modo, le Storie di teoria della mente, come strumento di valutazione, risultano particolarmente utili per rilevare difficoltà sottili nella comprensione sociale che possono passare inosservate in test più strutturati. In tal modo, completano la valutazione delle funzioni esecutive e attentive mostrando come le difficoltà cognitive impattino sulla vita sociale e familiare quotidiana.
| Dominio | Prove |
|---|---|
| Memoria | 1. Test di Apprendimento Uditivo-Verbale di Rey (RAVLT) 2. Scala di Memoria di Wechsler (WMS-IV) 3. Test della Figura Complessa di Rey-Osterrieth (ROCF) |
| Attenzione e velocità di elaborazione | 1. Continuous Performance Test (CPT-3) 2. Test delle Variabili dell’Attenzione (TOVA) 3. Trail Making Test (TMT A/B) 4. Test dei Simboli e delle Cifre (SDMT) |
| Funzioni esecutive | 1. Test di Classificazione delle Carte di Wisconsin (WCST) 2. Torre di Hanoi 3. Stroop Test 4. Ripetizione di cifre in ordine inverso 5. Questionario Disesecutivo (DEX-Sp) |
| Linguaggio e comunicazione | 1. Programma Integrato di Esplorazione Neuropsicologica (PIEN) – Test Barcelona |
| Cognizione sociale | 1. Test dei Faux Pas 2. Storie di teoria della mente |
Valutazione neuropsicologica flessibile in TBI con diaschisi
Nella pratica clinica, si tende a combinare l’applicazione di batterie standardizzate complete con la selezione di prove o sottoprove specifiche, adattandosi alle esigenze particolari del paziente e agli obiettivi del professionista.
La creazione di protocolli mediante sottoprove risulta utile nel TBI moderato–grave, poiché adatta la durata e l’esigenza della valutazione alla fatica e alle limitazioni del paziente. Con l’integrazione dei risultati, la valutazione neuropsicologica non solo individua le difficoltà, ma consente di ottenere un approccio integrale di punti di forza e aree di opportunità. Questo profilo permette di guidare in modo più preciso la riabilitazione, dando priorità a ciò che realmente incide sulla vita quotidiana della persona.
Una volta compreso il profilo cognitivo, il passaggio successivo è l’intervento neuropsicologico, ma bisogna tenere in considerazione che la prognosi dopo un TBI è sempre multifattoriale. L’età, la gravità dell’incidente, la rapidità con cui si avvia l’intervento e il supporto familiare sono variabili determinanti (Halalmeh et al., 2024).
Riabilitazione cognitiva in TBI con diaschisi: strategie di intervento e monitoraggio
Nel caso di un TBI, la riabilitazione neuropsicologica si è consolidata come pilastro nel trattamento, e oggi sappiamo che deve basarsi su alcuni principi chiave: integralità, avvio precoce, personalizzazione e lavoro di squadra (Chantsoulis et al., 2015).
Nell’articolo di Ramos-Galarza y Obregón (2025) vengono esposte diverse strategie di riabilitazione, a seconda dell’obiettivo:
- Ripristino: quando si cerca di recuperare direttamente la funzione compromessa mediante esercizi ripetitivi e specifici.
- Compensazione: in cui si allenano meccanismi alternativi o si potenziano funzioni non compromesse per compensare quelle danneggiate.
- Sostituzione: implica l’uso di ausili esterni come agende, sveglie o dispositivi digitali per supplire a difficoltà persistenti.
Un aspetto particolarmente interessante è intervenire non solo sulla funzione direttamente danneggiata, ma anche su quelle reti depresse dalla diaschisi. Stimolare in modo mirato queste aree può favorire la riorganizzazione funzionale e accelerare il recupero. Per esempio, i programmi di memoria che includono chiavi semantiche riescono a migliorare la codifica sfruttando percorsi alternativi di accesso all’informazione (Halalmeh et al., 2024).
È inoltre necessario sottolineare il ruolo importante della plasticità cerebrale, poiché, in molte occasioni, consente di recuperare in parte la connettività danneggiata. Tuttavia, non dobbiamo dimenticare che il recupero non sempre significa “tornare come prima”, ma imparare a riorganizzare le risorse, utilizzare supporti e ristrutturare le routine per raggiungere la massima autonomia possibile (Torregrossa et al., 2023).
In questo senso, l’intervento neuropsicologico non mira solo a migliorare i punteggi nei test delle funzioni cognitive, ma anche a facilitare la reintegrazione lavorativa, sociale e familiare. Alla fine, ciò che conta di più non è tanto il punteggio in un test, ma l’adattamento della persona per riprendere le proprie attività con qualità di vita.
Esistono diversi strumenti per l’intervento, dai metodi tradizionali con carta e matita, fino ad altri più recenti come lo sono le strumenti digitali. La evidenza attuale mostra che i programmi informatizzati, la realtà virtuale e le piattaforme digitali stanno guadagnando terreno, poiché consentono di progettare compiti graduati, personalizzati e con feedback immediato (Ramos-Galarza & Obregón, 2025).
Negli ultimi anni, l’integrazione di piattaforme digitali ha trasformato la riabilitazione neuropsicologica, offrendo ambienti interattivi e flessibili che permettono di regolare la difficoltà e il tipo di compiti in base al profilo di ciascun paziente.
Ottenere un programma di stimolazione cognitiva per persone con lesioni cerebrali
Una delle più utilizzate è NeuronUP, che fornisce un ampio banco di attività dirette a stimolare attenzione, memoria, funzioni esecutive e cognizione sociale. Nel caso di persone che hanno subito un TBI, questo tipo di strumenti offre benefici come:
- L’aumento della motivazione mediante dinamiche gamificate.
- Allenare abilità in contesti che simulano la vita quotidiana.
- Facilitare il monitoraggio dei progressi con registrazioni oggettive.
- Garantire continuità all’intervento in persone con diversità funzionale dopo un TBI, poiché la riabilitazione può svolgersi sia in ambito clinico sia a domicilio. Questo rafforza il trasferimento degli apprendimenti e facilita la partecipazione attiva della famiglia nel processo di recupero.
Naturalmente, la riabilitazione non si limita al solo aspetto cognitivo. Include anche la dimensione emotiva, sociale e familiare, che spesso è la più compromessa. Modelli olistici, come quello proposto da Ben-Yishay e Diller, enfatizzano la creazione di un ambiente terapeutico che integri la famiglia e promuova un’identità coerente del paziente (Ramos-Galarza & Obregón, 2025).
Conclusione
Il TBI non si limita a un unico sintomo, ma tende a ripercuotersi in diverse aree: dalla cognizione all’emotività e al comportamento. Per questo la valutazione neuropsicologica è così importante, poiché ci aiuta a comprendere quali sono le difficoltà principali e come queste si relazionano con altre ripercussioni secondarie. In tal modo, diventa la guida per pianificare interventi più personalizzati e realmente utili per la vita quotidiana di ciascuna persona.
La necessità di professionisti formati nella valutazione e nell’intervento nel danno cerebrale dopo un TBI è indispensabile. Con il progresso della tecnologia medica e l’aumento della sopravvivenza dopo traumi gravi, sempre più persone vivono con sequele croniche, il che incrementa la domanda di neuropsicologi specializzati.
Tuttavia, devono essere considerate anche limitazioni strutturali. L’accessibilità diseguale ai servizi di neuropsicologia, i costi associati e la mancanza di strumenti per persone con difficoltà di spostamento possono rappresentare un problema per la riabilitazione. In questo senso, la sfida è duplice:
- Da un lato, assicurare che i programmi di valutazione e riabilitazione neuropsicologica siano pienamente integrati nei sistemi sanitari, garantendo accesso tempestivo e copertura adeguata.
- Dall’altro, continuare a promuovere lo sviluppo di nuovi strumenti diagnostici e di intervento che rafforzino la validità ecologica e facilitino l’accesso, come NeuronUP.
L’intervento nel TBI è una sfida clinica e sociale; comprenderlo dalla prospettiva della diaschisi ci ricorda che il cervello funziona come una rete interdipendente e che, dopo la lesione, il recupero implica molto più che guarire un’area puntuale. La neuropsicologia, con la sua capacità di valutare e accompagnare i processi di riorganizzazione cerebrale, si erge come una disciplina centrale per migliorare gli esiti funzionali, prevenire la cronicizzazione dei sintomi e favorire una vera reintegrazione personale, familiare e lavorativa.
Il futuro dell’assistenza nel TBI dipenderà in larga misura dalla nostra capacità di consolidare la neuropsicologia come pilastro imprescindibile nell’approccio integrale a queste lesioni.
Bibliografía
- Boggs, J., et al. (2024). Metabolic diaschisis after TBI. Neuroscience Letters.
- Carrera, E., & Tononi, G. (2014). Diaschisis: past, present, future. Brain, 137(9), 2408–2422.
- Chantsoulis, M., et al. (2015). Neuropsychological rehabilitation for traumatic brain injury patients. Annals of Agricultural and Environmental Medicine, 22(2), 368–379.
- Halalmeh, D. R., et al. (2024). The role of neuropsychology in traumatic brain injury: Comprehensive literature review. World Neurosurgery, 183, 128–143.
- Le Prieult, H., et al. (2017). Transhemispheric diaschisis in TBI models. Journal of Neurotrauma.
- Ramos-Galarza, C., & Obregón, J. (2025). Neuropsychological Rehabilitation for Traumatic Brain Injury: A Systematic Review. Journal of Clinical Medicine, 14(4), 1287.
- Sarmati, A. (2022). Diaschisis revisited: clinical implications. Neuropsychologia.
- Sherer, M., & Novack, T. A. (2003). Neuropsychological assessment after traumatic brain injury in adults. Psychology Press.
- Torregrossa, W., et al. (2023). Neuropsychological Assessment in Patients with Traumatic Brain Injury. Biomedicines, 11(7), 1991.
Domande frequenti sulla valutazione e l’intervento del TBI con diaschisi
1. Che cos’è la diaschisi dopo un trauma cranioencefalico?
La diaschisi è una disconnessione funzionale delle reti cerebrali dopo un TBI, che riduce l’attività in regioni distanti dalla lesione diretta. Perciò i sintomi possono non corrispondere alla localizzazione anatomica e influenzare memoria, attenzione, velocità di elaborazione, funzioni esecutive e cognizione sociale.
2. Cosa offre la neuroimmagine per rilevare la diaschisi nel TBI?
La risonanza magnetica funzionale (RMf) e l’imaging con tensore di diffusione possono mostrare interruzioni della sostanza bianca e della connettività tra regioni. La tomografia a emissione di positroni (PET) può rivelare ipometabolismo remoto compatibile con diaschisi. Queste tecniche aiutano a caratterizzare il danno e a monitorare i cambiamenti, orientando gli obiettivi di riabilitazione.
3. Come si struttura la valutazione neuropsicologica nel TBI con diaschisi?
Nella fase acuta si utilizzano scale osservazionali (Glasgow, Coma Recovery Scale-Revised, Valutazione della Disabilità). Quando il paziente è in grado di eseguire compiti, si applicano screening (MMSE, MoCA) e poi test per domini. Di solito si combina una batteria completa con sottotest, adattando la durata alla fatica.
4. Quali test valutano memoria e attenzione dopo il TBI?
Per la memoria si impiegano RAVLT, WMS-IV e la Figura Complessa di Rey-Osterrieth. Per attenzione e velocità di elaborazione si usano CPT-3, TOVA, Trail Making Test A/B e SDMT. La selezione dipende dalla fase, dal livello di coscienza e dagli obiettivi clinici.
5. Come si riabilitano le funzioni esecutive e la cognizione sociale?
La riabilitazione si basa su integralità, avvio precoce, personalizzazione e lavoro di squadra. Può mirare a restaurazione, compensazione o sostituzione con ausili esterni. Può inoltre stimolare reti depresse dalla diaschisi per favorire la riorganizzazione. L’obiettivo è migliorare l’autonomia e la reintegrazione sociale, familiare e lavorativa, non solo i punteggi.
6. Quali limitazioni e rischi considerare nella riabilitazione post-TBI?
Il pronostico è multifattoriale (età, gravità, rapidità d’intervento e supporto familiare). Devono essere considerate affaticamento, limitazioni emotive e barriere d’accesso (costi, spostamento, disponibilità dei servizi). Gli strumenti digitali e l’intervento domiciliare possono supportare il follow-up, ma è opportuno coordinarsi con un team clinico.
Se ti è piaciuto questo articolo su TBI e diaschisi: come valutare, intervenire e stimare il pronostico nella neuroriabilitazione, probabilmente ti interesseranno questi articoli di NeuronUP:
Martha Valeria Medina Rivera, neuropsicologa di NeuronUP, presenta una guida clinica per valutare e riabilitare le difficoltà cognitive dopo un traumatismo cranioencefalico (TBI) quando è presente la diaschisi.
Relazione tra TBI da incidente automobilistico e diaschisi
Quando parliamo di traumatismo cranioencefalico (TBI) come conseguenza di un incidente automobilistico, tendiamo a pensare al colpo diretto: la contusione, l’emorragia, l’ematoma. Tuttavia, l’evidenza delle ultime decadi ci ricorda che il cervello non funziona come una somma di “pezzi isolati”, ma come una rete interconnessa. Ed è proprio qui che compare il concetto di diaschisi, quella disconnessione funzionale che spiega perché i sintomi di un TBI non corrispondono sempre in modo diretto alla localizzazione anatomica della lesione (Carrera & Tononi, 2014).
Nella prima parte abbiamo già visto in dettaglio come la diaschisi può provocare difficoltà nella memoria, nell’attenzione, nella velocità di elaborazione o nelle funzioni esecutive, anche in regioni che non hanno subito il danno diretto. A titolo di promemoria: dopo un TBI sono frequenti rallentamento, affaticamento e difficoltà nelle attività quotidiane a causa del coinvolgimento delle funzioni cognitive. A tutto ciò si aggiungono difficoltà nella cognizione sociale, come la percezione emozionale o la teoria della mente, che influenzano il reinserimento sociale e familiare (Halalmeh et al., 2024; Torregrossa et al., 2023).
In altre parole, il traumatismo cranioencefalico (TBI) non solo “danneggia” un’area concreta: disorganizza anche le connessioni cerebrali che permettono il flusso di informazioni, generando alterazioni che possono esacerbare la gravità e aumentare le difficoltà a livello cognitivo, comportamentale ed emotivo.
Oggigiorno disponiamo di diversi strumenti che ci aiutano a capire meglio cosa è successo e come sta funzionando il cervello dopo un TBI. Ad esempio, le tecniche di neuroimmagine ci permettono di osservare le lesioni strutturali e funzionali, e la valutazione neuropsicologica ci dà una fotografia molto più precisa delle funzioni cognitive e comportamentali che possono essere state compromesse. La combinazione di entrambe ci offre una base solida per pianificare un trattamento di riabilitazione adeguato a ciascuna persona. Nelle sezioni seguenti vengono descritti questi strumenti.
Evidenza in neuroimmagine e neurofisiologia nel TBI e nella diaschisi: evidenza e applicazione clinica
Sapere che esistono queste disconnessioni cerebrali è possibile grazie alla combinazione di tecniche di neuroimmagine e neurofisiologia, che ci hanno permesso di verificare come funziona il cervello dopo un TBI.
Le tecniche di risonanza magnetica funzionale (RMf) e le immagini con tensore di diffusione (ITD) hanno dimostrato che dopo un TBI si verificano interruzioni nella sostanza bianca che influenzano la comunicazione tra emisferi e tra regioni frontoparietali, temporali e sottocorticali (Le Prieult et al., 2017). Per la loro parte, studi con tomografia a emissione di positroni (PET) hanno evidenziato schemi di ipometabolismo in aree lontane dalla lesione, esattamente ciò che ci si aspetterebbe in un cervello con reti parzialmente “spente” dalla diaschisi (Boggs et al., 2024).
Da un punto di vista neurofisiologico, registrazioni come l’elettroencefalogramma (EEG) e la stimolazione magnetica transcranica (SMT) hanno mostrato sia ipoeccitabilità sia episodi di iperattività controlaterale transitoria nelle fasi precoci, un tentativo spontaneo del cervello di compensare il danno (Sarmati, 2022).
L’aspetto interessante è che queste tecniche non servono solo a descrivere il danno, ma anche a monitorare il recupero; cioè, la neuroimmagine e la neurofisiologia ci danno indizi su dove indirizzare la riabilitazione.
Valutazione neuropsicologica nel TBI con diaschisi: test, domini e fasi di valutazione
La valutazione neuropsicologica è fondamentale per comprendere l’impatto di un TBI, poiché permette di identificare quali funzioni presentano difficoltà e di progettare un piano di riabilitazione adeguato a ogni persona (Sherer & Novack, 2003; Halalmeh et al., 2024).
Scale osservazionali per la valutazione neuropsicologica nel TBI con diaschisi
Nella fase acuta, quando il paziente è ancora in recupero della coscienza, si utilizzano scale osservazionali come:
- La Scala di Coma di Glasgow per classificare la gravità,
- la Scala di Recupero dal Coma – Revisata per differenziare tra stato di veglia senza risposta e stato di minima coscienza,
- e la Scala di Valutazione della Disabilità per stimare il grado globale di disabilità.
Quando il paziente può eseguire compiti cognitivi, screening come il Mini Mental State Examination (MMSE) o il Montreal Cognitive Assessment (MoCA) offrono una panoramica generale del funzionamento cognitivo (Torregrossa et al., 2023).
Test più specifici per la valutazione neuropsicologica nel TBI con diaschisi per domini
Quando si procede alla valutazione specifica, si applicano test più concreti per ogni dominio:
- Valutazione della memoria:
- Il Rey Auditory Verbal Learning Test (RAVLT) esplora la capacità di apprendere, trattenere e recuperare liste di parole nella componente uditivo-verbale; è utile per rilevare apprendimento lento o dimenticanza accelerata.
- La Wechsler Memory Scale (WMS-IV) offre un profilo completo della memoria verbale, visiva e di lavoro.
- Il Rey-Osterrieth Complex Figure Test (ROCF) permette di osservare sia la memoria visiva sia la pianificazione nel copiare figure complesse.
- Valutazione dell’ attenzione e della velocità di elaborazione:
- Il Continuous Performance Test (CPT-3) consente di valutare la capacità di mantenere l’attenzione e rilevare rapidamente gli stimoli target.
- Il Test of Variables of Attention (TOVA) integra questa misurazione fornendo informazioni precise sulla risposta inibitoria. A sua volta, il Trail Making Test (TMT A/B) valuta sia l’attenzione sostenuta e la velocità di elaborazione sia la flessibilità cognitiva nella sua versione B.
- Infine, il Symbol Digit Modalities Test (SDMT) rappresenta uno strumento particolarmente utile per esaminare la rapidità e la precisione nell’associazione visuo-motoria, mostrando grande sensibilità nell’identificare difficoltà nella velocità di elaborazione e nell’attenzione (Halalmeh et al., 2024).
- Valutazione delle funzioni esecutive:
- Il Wisconsin Card Sorting Test (WCST) costituisce il test di riferimento per valutare la flessibilità cognitiva e la capacità di modificare strategie di fronte a cambiamenti nelle regole.
- La Torre di Hanoi permette di esaminare la pianificazione e la risoluzione di problemi.
- Lo Stroop Test si concentra sull’inibizione delle risposte automatiche.
- Per parte sua, il test di ritenzione di cifre in ordine inverso risulta particolarmente utile per rilevare difficoltà nella memoria di lavoro.
- Infine, strumenti come il Questionario Disesecutivo (DEX-Sp) offrono una maggiore validità ecologica nell’identificare le alterazioni delle funzioni esecutive nella vita quotidiana (Torregrossa et al., 2023).
- Valutazione del linguaggio e della comunicazione:
- Il Programma Integrato di Esplorazione Neuropsicologica (PIEN) – Test Barcelona valuta la denominazione, la comprensione verbale di comandi semplici e complessi, la ripetizione di parole e frasi, e la fluenza verbale (semantica e fonologica). Include inoltre prove di lettura e scrittura, permettendo di identificare anomie, difficoltà di accesso al lessico e diversi profili afasici. Fornisce così una visione precisa delle alterazioni del linguaggio e orienta la riabilitazione.
- Valutazione della cognizione sociale:
- Il Test dei Faux Pas offre una misura ecologica della competenza sociale e della teoria della mente; è utile per valutare la comprensione di situazioni sociali in cui qualcuno ha un comportamento socialmente inappropriato rispetto al contesto.
- Allo stesso modo, le Storie di teoria della mente, come strumento di valutazione, risultano particolarmente utili per rilevare difficoltà sottili nella comprensione sociale che possono passare inosservate in test più strutturati. In tal modo, completano la valutazione delle funzioni esecutive e attentive mostrando come le difficoltà cognitive impattino sulla vita sociale e familiare quotidiana.
| Dominio | Prove |
|---|---|
| Memoria | 1. Test di Apprendimento Uditivo-Verbale di Rey (RAVLT) 2. Scala di Memoria di Wechsler (WMS-IV) 3. Test della Figura Complessa di Rey-Osterrieth (ROCF) |
| Attenzione e velocità di elaborazione | 1. Continuous Performance Test (CPT-3) 2. Test delle Variabili dell’Attenzione (TOVA) 3. Trail Making Test (TMT A/B) 4. Test dei Simboli e delle Cifre (SDMT) |
| Funzioni esecutive | 1. Test di Classificazione delle Carte di Wisconsin (WCST) 2. Torre di Hanoi 3. Stroop Test 4. Ripetizione di cifre in ordine inverso 5. Questionario Disesecutivo (DEX-Sp) |
| Linguaggio e comunicazione | 1. Programma Integrato di Esplorazione Neuropsicologica (PIEN) – Test Barcelona |
| Cognizione sociale | 1. Test dei Faux Pas 2. Storie di teoria della mente |
Valutazione neuropsicologica flessibile in TBI con diaschisi
Nella pratica clinica, si tende a combinare l’applicazione di batterie standardizzate complete con la selezione di prove o sottoprove specifiche, adattandosi alle esigenze particolari del paziente e agli obiettivi del professionista.
La creazione di protocolli mediante sottoprove risulta utile nel TBI moderato–grave, poiché adatta la durata e l’esigenza della valutazione alla fatica e alle limitazioni del paziente. Con l’integrazione dei risultati, la valutazione neuropsicologica non solo individua le difficoltà, ma consente di ottenere un approccio integrale di punti di forza e aree di opportunità. Questo profilo permette di guidare in modo più preciso la riabilitazione, dando priorità a ciò che realmente incide sulla vita quotidiana della persona.
Una volta compreso il profilo cognitivo, il passaggio successivo è l’intervento neuropsicologico, ma bisogna tenere in considerazione che la prognosi dopo un TBI è sempre multifattoriale. L’età, la gravità dell’incidente, la rapidità con cui si avvia l’intervento e il supporto familiare sono variabili determinanti (Halalmeh et al., 2024).
Riabilitazione cognitiva in TBI con diaschisi: strategie di intervento e monitoraggio
Nel caso di un TBI, la riabilitazione neuropsicologica si è consolidata come pilastro nel trattamento, e oggi sappiamo che deve basarsi su alcuni principi chiave: integralità, avvio precoce, personalizzazione e lavoro di squadra (Chantsoulis et al., 2015).
Nell’articolo di Ramos-Galarza y Obregón (2025) vengono esposte diverse strategie di riabilitazione, a seconda dell’obiettivo:
- Ripristino: quando si cerca di recuperare direttamente la funzione compromessa mediante esercizi ripetitivi e specifici.
- Compensazione: in cui si allenano meccanismi alternativi o si potenziano funzioni non compromesse per compensare quelle danneggiate.
- Sostituzione: implica l’uso di ausili esterni come agende, sveglie o dispositivi digitali per supplire a difficoltà persistenti.
Un aspetto particolarmente interessante è intervenire non solo sulla funzione direttamente danneggiata, ma anche su quelle reti depresse dalla diaschisi. Stimolare in modo mirato queste aree può favorire la riorganizzazione funzionale e accelerare il recupero. Per esempio, i programmi di memoria che includono chiavi semantiche riescono a migliorare la codifica sfruttando percorsi alternativi di accesso all’informazione (Halalmeh et al., 2024).
È inoltre necessario sottolineare il ruolo importante della plasticità cerebrale, poiché, in molte occasioni, consente di recuperare in parte la connettività danneggiata. Tuttavia, non dobbiamo dimenticare che il recupero non sempre significa “tornare come prima”, ma imparare a riorganizzare le risorse, utilizzare supporti e ristrutturare le routine per raggiungere la massima autonomia possibile (Torregrossa et al., 2023).
In questo senso, l’intervento neuropsicologico non mira solo a migliorare i punteggi nei test delle funzioni cognitive, ma anche a facilitare la reintegrazione lavorativa, sociale e familiare. Alla fine, ciò che conta di più non è tanto il punteggio in un test, ma l’adattamento della persona per riprendere le proprie attività con qualità di vita.
Esistono diversi strumenti per l’intervento, dai metodi tradizionali con carta e matita, fino ad altri più recenti come lo sono le strumenti digitali. La evidenza attuale mostra che i programmi informatizzati, la realtà virtuale e le piattaforme digitali stanno guadagnando terreno, poiché consentono di progettare compiti graduati, personalizzati e con feedback immediato (Ramos-Galarza & Obregón, 2025).
Negli ultimi anni, l’integrazione di piattaforme digitali ha trasformato la riabilitazione neuropsicologica, offrendo ambienti interattivi e flessibili che permettono di regolare la difficoltà e il tipo di compiti in base al profilo di ciascun paziente.
Una delle più utilizzate è NeuronUP, che fornisce un ampio banco di attività dirette a stimolare attenzione, memoria, funzioni esecutive e cognizione sociale. Nel caso di persone che hanno subito un TBI, questo tipo di strumenti offre benefici come:
- L’aumento della motivazione mediante dinamiche gamificate.
- Allenare abilità in contesti che simulano la vita quotidiana.
- Facilitare il monitoraggio dei progressi con registrazioni oggettive.
- Garantire continuità all’intervento in persone con diversità funzionale dopo un TBI, poiché la riabilitazione può svolgersi sia in ambito clinico sia a domicilio. Questo rafforza il trasferimento degli apprendimenti e facilita la partecipazione attiva della famiglia nel processo di recupero.
Naturalmente, la riabilitazione non si limita al solo aspetto cognitivo. Include anche la dimensione emotiva, sociale e familiare, che spesso è la più compromessa. Modelli olistici, come quello proposto da Ben-Yishay e Diller, enfatizzano la creazione di un ambiente terapeutico che integri la famiglia e promuova un’identità coerente del paziente (Ramos-Galarza & Obregón, 2025).
Conclusione
Il TBI non si limita a un unico sintomo, ma tende a ripercuotersi in diverse aree: dalla cognizione all’emotività e al comportamento. Per questo la valutazione neuropsicologica è così importante, poiché ci aiuta a comprendere quali sono le difficoltà principali e come queste si relazionano con altre ripercussioni secondarie. In tal modo, diventa la guida per pianificare interventi più personalizzati e realmente utili per la vita quotidiana di ciascuna persona.
La necessità di professionisti formati nella valutazione e nell’intervento nel danno cerebrale dopo un TBI è indispensabile. Con il progresso della tecnologia medica e l’aumento della sopravvivenza dopo traumi gravi, sempre più persone vivono con sequele croniche, il che incrementa la domanda di neuropsicologi specializzati.
Tuttavia, devono essere considerate anche limitazioni strutturali. L’accessibilità diseguale ai servizi di neuropsicologia, i costi associati e la mancanza di strumenti per persone con difficoltà di spostamento possono rappresentare un problema per la riabilitazione. In questo senso, la sfida è duplice:
- Da un lato, assicurare che i programmi di valutazione e riabilitazione neuropsicologica siano pienamente integrati nei sistemi sanitari, garantendo accesso tempestivo e copertura adeguata.
- Dall’altro, continuare a promuovere lo sviluppo di nuovi strumenti diagnostici e di intervento che rafforzino la validità ecologica e facilitino l’accesso, come NeuronUP.
L’intervento nel TBI è una sfida clinica e sociale; comprenderlo dalla prospettiva della diaschisi ci ricorda che il cervello funziona come una rete interdipendente e che, dopo la lesione, il recupero implica molto più che guarire un’area puntuale. La neuropsicologia, con la sua capacità di valutare e accompagnare i processi di riorganizzazione cerebrale, si erge come una disciplina centrale per migliorare gli esiti funzionali, prevenire la cronicizzazione dei sintomi e favorire una vera reintegrazione personale, familiare e lavorativa.
Il futuro dell’assistenza nel TBI dipenderà in larga misura dalla nostra capacità di consolidare la neuropsicologia come pilastro imprescindibile nell’approccio integrale a queste lesioni.
Bibliografía
- Boggs, J., et al. (2024). Metabolic diaschisis after TBI. Neuroscience Letters.
- Carrera, E., & Tononi, G. (2014). Diaschisis: past, present, future. Brain, 137(9), 2408–2422.
- Chantsoulis, M., et al. (2015). Neuropsychological rehabilitation for traumatic brain injury patients. Annals of Agricultural and Environmental Medicine, 22(2), 368–379.
- Halalmeh, D. R., et al. (2024). The role of neuropsychology in traumatic brain injury: Comprehensive literature review. World Neurosurgery, 183, 128–143.
- Le Prieult, H., et al. (2017). Transhemispheric diaschisis in TBI models. Journal of Neurotrauma.
- Ramos-Galarza, C., & Obregón, J. (2025). Neuropsychological Rehabilitation for Traumatic Brain Injury: A Systematic Review. Journal of Clinical Medicine, 14(4), 1287.
- Sarmati, A. (2022). Diaschisis revisited: clinical implications. Neuropsychologia.
- Sherer, M., & Novack, T. A. (2003). Neuropsychological assessment after traumatic brain injury in adults. Psychology Press.
- Torregrossa, W., et al. (2023). Neuropsychological Assessment in Patients with Traumatic Brain Injury. Biomedicines, 11(7), 1991.
Domande frequenti sulla valutazione e l’intervento del TBI con diaschisi
1. Che cos’è la diaschisi dopo un trauma cranioencefalico?
La diaschisi è una disconnessione funzionale delle reti cerebrali dopo un TBI, che riduce l’attività in regioni distanti dalla lesione diretta. Perciò i sintomi possono non corrispondere alla localizzazione anatomica e influenzare memoria, attenzione, velocità di elaborazione, funzioni esecutive e cognizione sociale.
2. Cosa offre la neuroimmagine per rilevare la diaschisi nel TBI?
La risonanza magnetica funzionale (RMf) e l’imaging con tensore di diffusione possono mostrare interruzioni della sostanza bianca e della connettività tra regioni. La tomografia a emissione di positroni (PET) può rivelare ipometabolismo remoto compatibile con diaschisi. Queste tecniche aiutano a caratterizzare il danno e a monitorare i cambiamenti, orientando gli obiettivi di riabilitazione.
3. Come si struttura la valutazione neuropsicologica nel TBI con diaschisi?
Nella fase acuta si utilizzano scale osservazionali (Glasgow, Coma Recovery Scale-Revised, Valutazione della Disabilità). Quando il paziente è in grado di eseguire compiti, si applicano screening (MMSE, MoCA) e poi test per domini. Di solito si combina una batteria completa con sottotest, adattando la durata alla fatica.
4. Quali test valutano memoria e attenzione dopo il TBI?
Per la memoria si impiegano RAVLT, WMS-IV e la Figura Complessa di Rey-Osterrieth. Per attenzione e velocità di elaborazione si usano CPT-3, TOVA, Trail Making Test A/B e SDMT. La selezione dipende dalla fase, dal livello di coscienza e dagli obiettivi clinici.
5. Come si riabilitano le funzioni esecutive e la cognizione sociale?
La riabilitazione si basa su integralità, avvio precoce, personalizzazione e lavoro di squadra. Può mirare a restaurazione, compensazione o sostituzione con ausili esterni. Può inoltre stimolare reti depresse dalla diaschisi per favorire la riorganizzazione. L’obiettivo è migliorare l’autonomia e la reintegrazione sociale, familiare e lavorativa, non solo i punteggi.
6. Quali limitazioni e rischi considerare nella riabilitazione post-TBI?
Il pronostico è multifattoriale (età, gravità, rapidità d’intervento e supporto familiare). Devono essere considerate affaticamento, limitazioni emotive e barriere d’accesso (costi, spostamento, disponibilità dei servizi). Gli strumenti digitali e l’intervento domiciliare possono supportare il follow-up, ma è opportuno coordinarsi con un team clinico.







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