La dottoranda Marta Arbizu Gómez presenta gli aspetti clinici chiave del deterioramento cognitivo indotto da farmaci, un effetto avverso frequente ma sottodiagnosticato che può alterare drasticamente la memoria e l’attenzione dei pazienti.
Il deterioramento cognitivo indotto da farmaci (DICI) è un effetto avverso frequente ma fortemente sottodiagnosticato che nella pratica clinica può simulare quadri di demenza o deterioramento cognitivo lieve. In questo articolo analizziamo dettagliatamente quali farmaci influenzano la memoria, l’attenzione e altre funzioni esecutive, dai farmaci del sistema nervoso centrale ai comuni trattamenti non neurologici. Scopri i meccanismi fisiologici alla base di queste alterazioni, spesso reversibili, e perché integrare una valutazione farmacologica approfondita è fondamentale per i professionisti della neuroriabilitazione.
I farmaci possono influire sulle nostre funzioni cognitive?
Nella pratica clinica, quando un paziente presenta problemi di memoria, attenzione o linguaggio, è comune pensare a malattie neurodegenerative, disturbi psichiatrici o invecchiamento. Tuttavia, esiste un fattore spesso trascurato: i farmaci stessi.
Il deterioramento cognitivo indotto da farmaci (DICI) è una complicanza ben documentata che può comparire con molteplici trattamenti, sia neurologici sia non neurologici. Nonostante ciò, rimane frequentemente sottodiagnosticato, con il rischio di importanti errori clinici.
Questo fenomeno non riguarda solo le persone anziane né si limita ai casi gravi di demenza. Può manifestarsi in modo sottile, interessare domini cognitivi specifici e comparire negli adulti giovani e persino nei bambini.
Che cos’è il deterioramento cognitivo indotto da farmaci (DICI)?
Il deterioramento cognitivo indotto da farmaci è definito come un’alterazione delle funzioni cognitive causata direttamente da un farmaco. Queste alterazioni possono interessare diversi domini:
- Memoria (dimenticanze, difficoltà a ricordare informazioni recenti);
- attenzione (distraibilità, difficoltà a concentrarsi);
- velocità di elaborazione (lentezza mentale);
- linguaggio (difficoltà a trovare le parole);
- e funzioni esecutive (pianificazione, presa di decisioni).
Uno dei problemi principali è che questi sintomi possono simulare malattie neurologiche, come il deterioramento cognitivo lieve o la demenza, rendendone difficile l’identificazione.
Prevalenza del deterioramento cognitivo indotto da farmaci
I dati disponibili suggeriscono che l’impatto del deterioramento cognitivo indotto da farmaci sia rilevante:
- I farmaci possono essere coinvolti fino nel 30% dei casi di delirium nei pazienti anziani ospedalizzati.
- Si stima che tra il 2,7% e il 10% delle demenze possano essere correlate ai farmaci.
- La politerapia aumenta esponenzialmente il rischio di deterioramento cognitivo.
Inoltre, l’invecchiamento della popolazione e l’aumento del consumo di farmaci fanno prevedere che questo problema acquisirà sempre maggiore rilevanza.

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Quali farmaci possono causare deterioramento cognitivo?
Una delle conclusioni più importanti dello studio è che molti tipi di farmaci possono influire sulle funzioni cognitive, persino quelli che non agiscono direttamente sul cervello.
Farmaci del sistema nervoso centrale (SNC)
- Antiepilettici;
- antidepressivi;
- antipsicotici;
- e benzodiazepine.
Questi farmaci tendono a influire sulla memoria, sull’attenzione e sulla velocità cognitiva.
Farmaci con effetto sedativo o anticolinergico
- Antistaminici di prima generazione;
- farmaci per l’incontinenza urinaria;
- e alcuni antidepressivi.
Sono particolarmente associati a:
- Problemi di memoria;
- confusione;
- e delirium.
Altri farmaci non neurologici associati
- Oppioidi;
- corticosteroidi;
- inibitori della pompa protonica (omeprazolo);
- statine;
- antipertensivi;
- e chemioterapia.
Questo dato è fondamentale: le funzioni cognitive possono essere influenzate da trattamenti molto diversi, non solo neurologici.
Di seguito viene presentato un riepilogo più dettagliato di come diverse classi di farmaci possano influire su specifici processi cognitivi:
| Classe di farmaci | Tipo di deterioramento cognitivo | Dettaglio specifico |
|---|---|---|
| Antiepilettici | Attenzione, funzioni esecutive, velocità di elaborazione, apprendimento | Lentezza cognitiva, difficoltà nell’apprendimento verbale e nella memoria; effetti più marcati con la politerapia |
| Topiramato / zonisamide | Memoria e linguaggio | Difficoltà nella denominazione, nella fluenza verbale e nella memoria; effetto particolarmente rilevante per il topiramato |
| Antidepressivi triciclici | Memoria e apprendimento, delirium | Effetto anticolinergico → deterioramento della memoria, confusione; maggiore rischio di delirium |
| SSRI / SNRI | Basso rischio, impatto lieve | Possibile lieve rallentamento cognitivo; impatto minore rispetto ai triciclici; generalmente sicuri |
| Farmaci antiparkinsoniani (agonisti dopaminergici) | Confusione, delirium | Fluttuazioni cognitive, alterazione dello stato di vigilanza e del controllo cognitivo |
| Inibitori MAO / amantadina | Delirium | Alterazioni acute dello stato mentale, soprattutto nei pazienti vulnerabili |
| Antipsicotici | Delirium, attenzione, funzioni esecutive | Riduzione della velocità di elaborazione, della memoria verbale e delle funzioni esecutive; maggiore rischio negli anziani |
| Litio | Lentezza cognitiva, memoria, attenzione | Riduzione della vigilanza, dell’attenzione sostenuta e della velocità psicomotoria; impatto sulla memoria |
| Benzodiazepine e farmaci Z | Amnesia, attenzione, velocità | Amnesia anterograda, riduzione della vigilanza, rallentamento psicomotorio; rischio cumulativo |
| Oppioidi | Attenzione, memoria, velocità | Sedazione, rallentamento cognitivo, deterioramento dell’attenzione e della memoria; effetto dose-dipendente |
| Antistaminici (1ª generazione) | Memoria, attenzione | Effetto anticolinergico → deterioramento cognitivo, soprattutto negli anziani |
| Corticosteroidi | Memoria, stato mentale | Alterazioni dell’umore, della memoria e possibile confusione |
| IPP (omeprazolo, ecc.) | Rischio cognitivo a lungo termine | Associazione con deterioramento cognitivo (meccanismo non completamente chiaro) |
| Antipertensivi | Attenzione, stato mentale | Possibile impatto dovuto all’ipotensione → riduzione della perfusione cerebrale |
Meccanismi: perché si verifica il deterioramento cognitivo indotto da farmaci
I meccanismi sono molteplici e dipendono dal farmaco, ma alcuni dei più rilevanti sono:
- Blocco dell’acetilcolina → influisce sulla memoria;
- sedazione → riduce l’attenzione e la velocità cognitiva;
- alterazioni dopaminergiche → incidono sulle funzioni esecutive;
- infiammazione e stress ossidativo;
- danno all’ippocampo;
- e riduzione del flusso sanguigno cerebrale.
In molti casi, questi effetti sono reversibili modificando o interrompendo il trattamento, a conferma dell’importanza di identificarli correttamente.
Sfide nella diagnosi del deterioramento cognitivo indotto da farmaci
Nonostante la sua rilevanza, il deterioramento cognitivo indotto da farmaci continua a essere poco riconosciuto nella pratica clinica. Una delle ragioni principali è che:
- Solo il 6,5% degli studi clinici valuta la sicurezza cognitiva dei farmaci;
- si utilizzano strumenti di screening poco sensibili;
- e gli effetti lievi spesso passano inosservati.
Ciò significa che molti casi non vengono rilevati e possono essere interpretati erroneamente come deterioramento cognitivo primario.
Quali implicazioni ha il deterioramento cognitivo indotto da farmaci per la pratica clinica?
Riconoscere il deterioramento cognitivo indotto da farmaci ha implicazioni dirette:
Diagnosi più precisa
Considerare i farmaci come possibile causa evita diagnosi errate di demenza o deterioramento cognitivo lieve.
Interventi reversibili
A differenza di molte malattie neurodegenerative, il deterioramento cognitivo indotto da farmaci può migliorare modificando il trattamento.
Prevenzione
Ridurre la politerapia e scegliere farmaci con minore impatto cognitivo può diminuire il rischio.

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Qual è il rapporto con NeuronUP?
In NeuronUP, il lavoro si concentra sulla valutazione e sulla riabilitazione cognitiva. In questo contesto, il deterioramento cognitivo indotto da farmaci è particolarmente rilevante perché:
- Può alterare reversibilmente le prestazioni cognitive, influenzando l’interpretazione dei risultati;
- consente di identificare i casi in cui l’intervento farmacologico è fondamentale;
- rafforza la necessità di una valutazione completa del paziente, combinando dati clinici, farmacologici e cognitivi.
Inoltre, il monitoraggio cognitivo mediante strumenti digitali può aiutare a rilevare i cambiamenti associati ai trattamenti e a monitorarne l’evoluzione.
Conclusioni sui farmaci e il deterioramento cognitivo
Il deterioramento cognitivo indotto da farmaci è un fenomeno frequente, complesso e spesso sottodiagnosticato. Il suo impatto varia da sintomi lievi a quadri che possono simulare la demenza, con importanti conseguenze se non viene riconosciuto tempestivamente.
In un contesto di crescente uso di farmaci e invecchiamento della popolazione, integrare la valutazione cognitiva nella pratica clinica — insieme a un’attenta analisi della terapia farmacologica — è fondamentale per migliorare la diagnosi e la qualità di vita dei pazienti.
Bibliografia
- Reimers A, Odin P, Ljung H. Drug-Induced Cognitive Impairment. Drug Safety. 2025;48(4):339–361. https://doi.org/10.1007/s40264-024-01506-5
Domande frequenti sull’esposoma e la salute cerebrale
1. Che cos’è il deterioramento cognitivo indotto da farmaci (DICI)?
Il deterioramento cognitivo indotto da farmaci (DICI) è definito come un’alterazione delle funzioni cognitive causata direttamente dall’assunzione di un farmaco. Non riguarda esclusivamente le persone anziane o i casi gravi di demenza: può comparire negli adulti giovani e persino nei bambini, manifestandosi spesso in modo sottile. Queste alterazioni possono interessare diversi domini cerebrali chiave, tra cui la memoria (dimenticanze di informazioni recenti), l’attenzione (distraibilità), la velocità di elaborazione (lentezza mentale), il linguaggio (difficoltà a trovare le parole) e le funzioni esecutive (problemi di pianificazione e presa di decisioni).
2. Il deterioramento cognitivo indotto da farmaci è reversibile?
In molti casi, sì. A differenza di molte malattie neurodegenerative primarie, le alterazioni cognitive causate dal DICI possono migliorare o regredire completamente modificando la dose o interrompendo il trattamento farmacologico. Ciò sottolinea l’importanza di considerare i farmaci come possibile causa, così da applicare interventi precoci e reversibili.
3. Quali farmaci comuni possono causare problemi di memoria o attenzione?
Le funzioni cognitive possono essere influenzate da un’ampia varietà di trattamenti, non solo neurologici. Tra i più comuni vi sono i farmaci del sistema nervoso centrale (antiepilettici, antidepressivi, antipsicotici e benzodiazepine). Sono rilevanti anche i farmaci con effetti sedativi o anticolinergici (antistaminici di prima generazione, farmaci per l’incontinenza) e farmaci di uso generale come oppioidi, corticosteroidi, antipertensivi o inibitori della pompa protonica (omeprazolo).
4. Come distinguere il deterioramento cognitivo indotto da farmaci dalla demenza?
È una sfida clinica importante, perché i sintomi del DICI possono simulare malattie neurologiche come la demenza o il deterioramento cognitivo lieve. Per distinguerli, è fondamentale effettuare una valutazione completa che combini anamnesi clinica, analisi approfondita della politerapia e test cognitivi. Strumenti di monitoraggio digitale, come NeuronUP, aiutano a monitorare i cambiamenti dopo le modifiche del trattamento.
5. Perché il deterioramento cognitivo indotto da farmaci è sottodiagnosticato?
Nonostante la sua frequenza (può essere coinvolto fino nel 30% dei casi di delirium negli anziani ospedalizzati), passa inosservato per diversi motivi: gli effetti lievi vengono spesso ignorati, si utilizzano strumenti di screening poco sensibili e solo il 6,5% degli studi clinici valuta adeguatamente la sicurezza cognitiva dei farmaci. Inoltre, si presume spesso erroneamente che i problemi di memoria siano dovuti semplicemente all’invecchiamento.







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