La neuropsicologa e ricercatrice Daniela Ramos Usuga spiega in questo articolo che cos’è l’attenzione divisa, il modello clinico di Sohlberg e Mateer e la valutazione dell’attenzione divisa.
Che cos’è l’attenzione divisa?
L’attenzione divisa è l’ultimo e massimo livello della gerarchia stabilita dal modello clinico di Sohlberg e Mateer1, seguita dall’attenzione alternata, selettiva, sostenuta e focalizzata. Questo tipo di attenzione ci permette di svolgere diverse attività in modo simultaneo, ciò che comunemente è noto come multitasking.
L’attivazione dell’attenzione divisa inizia quando svolgiamo contemporaneamente due attività che richiedono risposte o richieste cognitive diverse, oppure quando le richieste sono simili, ma il tipo di stimolo da attenzionare differisce in ciascuna attività.
Il modello clinico di Sohlberg e Mateer
Il modello clinico di Sohlberg e Mateer1 stabilisce una dipendenza tra i livelli di attenzione, in modo che il corretto funzionamento dei livelli superiori dipenda dal funzionamento dei livelli inferiori.
Parlando dell’attenzione alternata è stata esposta la modalità in cui il suo funzionamento dipende dall’attenzione selettiva, sostenuta e focalizzata. Pertanto, per stabilire la subordinazione del funzionamento dell’attenzione divisa ai livelli inferiori, basta indicare la stretta relazione tra questo tipo di attenzione e l’alternata con le parole delle stesse autrici: “l’attenzione divisa può riflettere un’attenzione alternata continua e rapida o la dipendenza da un’elaborazione automatica più inconscia per almeno uno dei compiti”2.
Questa affermazione indica che, quando si svolge un compito di attenzione divisa, per esempio inviare un messaggio con il cellulare mentre camminiamo per strada, ciò che facciamo è alternare molto rapidamente entrambe le attività, in modo da poterle svolgere simultaneamente. Inoltre, aggiungono che l’esecuzione di uno dei compiti può essere automatica, come nel caso del camminare.

L’esempio precedente mette in evidenza le numerose situazioni quotidiane in cui attiviamo l’attenzione divisa e, anche se siamo sempre stati esposti a un’enorme quantità di stimoli, soprattutto visivi e uditivi, con l’arrivo dei dispositivi mobili (cellulare, Tablet, ebook, console ecc.) si è aumentata la quantità di informazioni che dobbiamo elaborare simultaneamente.
Pertanto, un’attività come guidare un’automobile già comportava prestare attenzione a diversi stimoli visivi (p. es., segnali stradali) e uditivi (p. es., il clacson di altre auto) mentre si compivano i comportamenti propri della guida come accelerare, frenare, mantenere la direzione ecc. Tuttavia, oggi è molto comune parlare al telefono mentre si guida, per cui le richieste cognitive aumentano, richiedendo l’integrazione e il buon funzionamento dell’attenzione in tutti i suoi livelli.
Considerando il grande coinvolgimento dell’attenzione divisa nella nostra quotidianità, non sorprende che i problemi nel svolgere simultaneamente più compiti, che comunemente colpiscono le persone con lesione cerebrale, siano quelli che più limitano il reinserimento lavorativo o scolastico e il ritorno alla vita quotidiana. Per questo motivo, è estremamente importante includere questo tipo di attenzione nella valutazione neuropsicologica dopo una lesione cerebrale.
Valutazione dell’attenzione divisa
Generalmente, al momento di valutare l’attenzione, i test più utilizzati valutano l’attenzione sostenuta (p. es., il BTA) e l’attenzione selettiva (p. es., compiti di cancellazione come il d2).
D’altra parte, nelle batterie rigide, come le scale di intelligenza di Wechsler, l’attenzione viene valutata mediante la sottoprova dei numeri (attenzione sostenuta), e lettere e numeri (attenzione alternata)3. La scarsità di strumenti per la valutazione dell’attenzione divisa provoca che in molte occasioni i problemi in quest’area vengano relegati in secondo piano, il che a sua volta comporta che non venga effettuata una riabilitazione completa.
Si può pensare che valutando i livelli inferiori dell’attenzione si possa ottenere informazione sull’attenzione divisa, tuttavia, l’ideale è effettuare una valutazione completa, includendo tutti i livelli, soprattutto nei casi in cui il problema principale è attentivo. A tal fine, lo strumento di valutazione dell’attenzione divisa più utilizzato è il Paced Auditory Serial Addition Test (PASAT)4.
In questo test al paziente viene presentata, tramite CD o cassetta, una cifra ogni 3 secondi e il suo compito è sommare ogni nuova cifra alla precedente, in modo che, se il primo numero è 5 e il secondo è 2, la risposta corretta è 7, e se il numero successivo è 8, allora la risposta corretta sarà 10 (2+8).
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Riabilitazione dell’attenzione
Come avviene per la valutazione, si può anche giungere alla conclusione che con la riabilitazione dei livelli più bassi si ottenga automaticamente un miglioramento di quelli superiori, nello specifico dell’attenzione divisa.
Tuttavia, la riabilitazione dell’attenzione deve essere integrale, lavorando tutti i livelli in modo gerarchico, in modo che la riabilitazione o il rafforzamento di ogni livello ci serva da “impalcatura” per l’intervento sui successivi.
Come già indicato in altre occasioni, il programma di riabilitazione dell’attenzione più utilizzato sia in clinica che nella ricerca è il Attention Process Training (APT), mediante il quale si lavora l’attenzione sostenuta, selettiva, alternata e divisa attraverso esercizi su carta e penna e compiti uditivi computerizzati.
Allenamento dell’attenzione divisa
L’allenamento dell’attenzione divisa in particolare si realizza mediante tre modalità di compiti2:
- Lettura comprensiva di un testo e ricerca di uno stimolo concreto (p. es., la lettera h),
- combinazione di compiti uditivi di attenzione sostenuta con compiti che richiedono una risposta motoria alla presenza di uno stimolo particolare, valutandosi il tempo di reazione,
- combinazione di compiti di attenzione sostenuta con il monitoraggio del tempo (seguire il tempo trascorso).
L’APT, così come la piattaforma NeuronUP, in cui sono disponibili molteplici esercizi per lavorare le diverse funzioni cognitive, rientra nei programmi di intervento direttamente sui deficit, ciò che si conosce come restaurazione della funzione.
Tuttavia, nell’intervento neuropsicologico si possono attuare altri procedimenti, che verranno applicati in funzione delle caratteristiche cliniche e delle necessità di ciascun paziente.
Tipi diversi di intervento
Tali procedure o tipi di intervento non sono esclusivi, anzi, nella maggior parte dei casi si devono combinare per garantire la migliore ripresa del paziente.
- Compensazione/adattamento funzionale: dopo una lesione cerebrale, e soprattutto negli adulti, è possibile che la funzione danneggiata non possa essere recuperata, per cui si lavora su altre funzioni meno compromesse o intatte affinché possano compensare i deficit del paziente;
- modifiche ambientali: si tratta di adattare l’ambiente del paziente per favorire il funzionamento cognitivo. Nel caso dell’attenzione, una modifica ambientale sarebbe ridurre i fattori di distrazione;
- aiuti esterni: nel caso in cui la funzione cognitiva non possa essere recuperata, si fornisce al paziente materiali che permettano di svolgere le attività della vita quotidiana senza dipendere dalla funzione danneggiata. Un esempio sarebbe l’uso di un registratore in classe per lo studente con problemi attentivi.
- intervento sulla famiglia: i problemi cognitivi, comportamentali ed emotivi dei pazienti con lesione cerebrale possono comportare un sovraccarico per i familiari e/o i caregiver, perciò è di grande importanza lavorare con loro mediante la psicoeducazione e il supporto psicologico. D’altra parte, svolgono un ruolo attivo ed essenziale nella riabilitazione, fornendo informazioni sui risultati dell’intervento al di fuori della consulenza o svolgendo attività a casa come parte della riabilitazione;
- interventi comportamentali ed emotivi: questi problemi possono essere il risultato delle alterazioni organiche insorte a causa della lesione, o come reazione emotiva ai deficit che il paziente percepisce. È importante non trascurare l’aspetto emotivo, poiché è strettamente legato al funzionamento cognitivo. Per esempio, i sintomi depressivi possono peggiorare i problemi di attenzione.
Nell’intervento comportamentale ed emotivo, merita speciale attenzione il lavoro sulla motivazione, poiché è una grande alleata per favorire la riabilitazione o la compensazione dei deficit per varie ragioni:
- Migliora l’adesione all’intervento.
- Garantisce il massimo impegno del paziente nello svolgere i compiti e nell’ottenere risultati migliori.
- Permette di includere compiti al di fuori della consulenza nel piano di intervento. Una volta terminato l’intervento, favorisce che il paziente segua delle indicazioni qualora ne avesse bisogno.
Indicazioni per aumentare la motivazione del paziente
Per aumentare la motivazione del paziente è utile seguire alcune indicazioni, tra cui le seguenti:
- Fin dall’inizio, stabilire un rapporto con il paziente, facendolo sentire a proprio agio in consulenza e soprattutto dargli fiducia affinché possa esprimere tutti i suoi dubbi ed emozioni,
- essere onesti con il paziente e non dargli false speranze. Adeguare le sue aspettative a ciò che si può ottenere con la riabilitazione,
- all’inizio dell’intervento, spiegargli dettagliatamente in cosa consisterà, la durata e l’impegno richiesto sia da parte sua sia da parte del terapeuta,
- stabilire con il paziente obiettivi chiari sia a breve sia a lungo termine, affinché possa valutare da solo i risultati che sta ottenendo con l’intervento,
- prima di ogni seduta, spiegargli qual è lo scopo dei compiti che verranno svolti, in modo che ciò che compie durante l’intervento abbia senso per il paziente,
- dargli l’opportunità di suggerire idee e, addirittura, di prendere piccole decisioni, ad esempio scegliere l’ordine degli esercizi proposti per la seduta. In questo modo si sentirà parte attiva della riabilitazione.
Conclusioni
Per concludere, è importante menzionare che dopo aver avviato un programma di riabilitazione neuropsicologica è consigliabile effettuare un follow-up del paziente, valutando il funzionamento cognitivo, emotivo, comportamentale e come tutto ciò influisca sulla qualità della vita. Quest’ultimo aspetto è particolarmente rilevante, poiché raggiungere una migliore qualità della vita è l’obiettivo finale di ogni intervento.
Riferimenti
- Sohlberg MM, Mateer CA. Effectivenessofanattention-training program. JournalofClinical and Experimental Neuropsychology. 1987;9(2):117–30.
- Sohlberg MM, Mateer CA. ImprovingAttention and ManagingAttentionalProblems. Annalsofthe New York AcademyofSciences. 2006;931(1):359–75.
- Amador J.A. Escala de inteligencia de Wechsler para adultos-IV (WAIS-IV).2013.
- Sherman E.M, Strauss E, Spellacy F. Validityofthe Paced Auditory Serial Addition Test (PASAT) in adultsreferredforneuropsychologicalassessment after head injury. Clin Neuropsych. 1997;11(1):34-45.







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