Questo articolo approfondisce la definizione di attenzione, i problemi di attenzione che esistono e le attività per esercitare l’attenzione.
Definizione di attenzione: Che cos’è l’attenzione?
L’attenzione è il processo mediante il quale possiamo indirizzare le nostre risorse mentali su alcuni aspetti dell’ambiente, i più rilevanti, oppure sull’esecuzione di determinate azioni che riteniamo più adeguate tra le possibili. Fa riferimento allo stato di osservazione e di allerta che ci permette di prendere coscienza di ciò che avviene nel nostro ambiente.
In altre parole, è la capacità di generare, dirigere e mantenere uno stato di attivazione adeguato per la corretta elaborazione delle informazioni.
Concetti fondamentali dell’attenzione secondo Posner:
- Non elabora informazioni; si limita a rendere possibile o a inibire tale elaborazione. Può differenziarsi anatomicamente dai sistemi di elaborazione delle informazioni;
- si basa su reti anatomiche, non appartiene a una zona specifica del cervello né è un prodotto globale dello stesso;
- le aree cerebrali implicate nell’attenzione non hanno la stessa funzione, ma funzioni diverse sono sostenute da aree differenti. Non si tratta di una funzione unitaria.
Pertanto, presenta due funzioni principali: mantenere lo stato di allerta (vigilanza) e selezionare le informazioni a cui verranno dedicare le risorse (monitoraggio e controllo). Seleziona i meccanismi e le informazioni che saranno manipolate. Il sistema attentivo presenta una capacità limitata, perciò necessita di selezionare il tipo di informazione rilevante.
Puoi consultare nell’articolo seguente le basi anatomiche dell’attenzione per ottenere maggiori informazioni al riguardo.
Sviluppo
La attenzione involontaria si sviluppa poco dopo la comparsa del riflesso di orientamento nelle prime settimane di vita. Il bambino mostrerà gradualmente interesse per l’ambiente e vorrà interagire con esso. Nella prima infanzia inizia a acquisire importanza l’ attenzione volontaria favorita dall’adulto, principalmente attraverso il gioco e altre attività proposte.
Nei primi anni ai bambini risulta difficile concentrarsi a lungo su un’attività, soprattutto se poco attraente per loro; man mano che cresce sarà in grado di aumentare il tempo del suo interesse verso qualcosa e dirigere la sua attenzione verso l’oggetto di interesse mantenendola finché dura l’interesse. Il bambino arriverà in seguito a guidarla da solo rendendola più stabile.
Verso il secondo anno di vita diventa più selettiva e i bambini di 3 e 4 anni possono giocare allo stesso gioco per mezz’ora e a 5 o 6 anni può aumentare fino a un’ora e mezza e coglierà più sfumature nell’oggetto su cui focalizzarsi.
La seconda infanzia e l’adolescenza sono caratterizzate dallo sviluppo di funzioni cognitive sempre più complesse. Man mano che maturano le abilità cognitive, il linguaggio diventa la risorsa principale per organizzare l’attenzione e la motivazione lo strumento principale di stabilizzazione.
Tipi di attenzione
All’interno di questa funzione cognitiva dobbiamo parlare di cinque processi diversi:
- Sostenuta: capacità di mantenere in modo fluido il focus dell’attenzione su un compito o evento per un periodo di tempo prolungato. Questo tipo è anche chiamato vigilanza.
- Selettiva: capacità di dirigere l’attenzione e concentrarsi su qualcosa senza permettere che altri stimoli, sia esterni che interni, interrompano il compito.
- Alternante: capacità di cambiare il nostro focus da un compito o regola interna a un altro in modo fluido.
- Velocità di elaborazione: ritmo con cui il cervello esegue un compito (ovviamente, varia in base al compito, a seconda delle altre funzioni cognitive implicate). Si misura attraverso il tempo impiegato dal soggetto tra il ricevere lo stimolo e l’emissione della risposta.
- Eminegligenza: grande difficoltà o incapacità a dirigere l’attenzione verso uno dei lati (normalmente, il sinistro), sia in relazione al proprio corpo che allo spazio.

Problemi di attenzione e sintomi
Le difficoltà più comuni che incontrano le persone con problemi di attenzione sono:
- La facilità alla distrazione e la mancanza di attenzione ai dettagli,
- difficoltà a seguire le istruzioni e portare a termine i compiti,
- tendono a commettere errori per distrazione,
- evita compiti che richiedono uno sforzo mentale sostenuto.
Per esempio, quando passiamo continuamente da uno stimolo all’altro e non siamo in grado di focalizzarci su uno siamo di fronte a un problema di attenzione. Questo influirà decisamente sui processi di memorizzazione, poiché se non prestiamo sufficiente attenzione a uno stimolo, non saremo in grado di elaborarlo e trattenerlo nella memoria.

Iscriviti
alla nostra
Newsletter
Articoli sull’attenzione
Brevi basi anatomiche dell’attenzione
Una breve esposizione dei nodi principali che intervengono nel processo attentivo e come lo fanno. Partendo dal modello di Posner (che è quello che gode di maggiore accettazione) per implementarlo con la ricerca attuale.
Problemi di attenzione: cosa sono, tipi e sintomi
Viviamo in un’epoca in cui siamo saturi di stimoli che ci impediscono di mantenere l’attenzione su qualcosa. È sempre più comune guardare un film mentre leggiamo le notizie al computer e chattiamo contemporaneamente tramite il telefono cellulare. Siamo abituati a svolgere più compiti contemporaneamente, ma realmente prestiamo l’attenzione necessaria a ciò che facciamo? Come sappiamo quando siamo di fronte a problemi di questa funzione cognitiva? Si può lavorare su di essa?
ADHD
L’ADHD è l’acronimo di Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività. Si tratta di un disturbo del neurosviluppo che si caratterizza per sintomi manifesti di mancanza di attenzione e/o impulsività-iperattività.
Questo disturbo colpisce tra il 2% e il 5% della popolazione infanto-giovanile. A livello scolastico si stima che in una classe di 30 alunni tra uno e due studenti abbiano ADHD.
Questo disturbo è cronico e inizia a manifestarsi prima dei 7 anni. Inoltre è più frequente nei bambini che nelle bambine. Per ogni quattro bambini con ADHD, una bambina lo ha, secondo i dati della Federación Española de Asociaciones de Ayuda al Déficit de Atención e Hiperactividad.
Se vuoi saperne di più sull’ADHD puoi leggere il seguente articolo:
Riabilitazione dell’attenzione divisa
È l’ultimo e massimo livello della gerarchia stabilita dal modello clinico di Sohlberg e Mateer1, seguito dall’attenzione alternante, selettiva, sostenuta e focalizzata. Questo tipo di attenzione ci permette di svolgere diverse attività in modo simultaneo, ciò che comunemente è conosciuto come multitasking. In questo articolo troverai indicazioni per allenare l’attenzione divisa in particolare si realizza mediante tre modalità di compiti
Riabilitazione dell’attenzione alternata
È la capacità cognitiva di cambiare il focus di attenzione tra due o più attività che comportano un diverso carico cognitivo. Per questo è richiesta una flessibilità mentale che permetta il cambiamento e l’esecuzione delle diverse attività con efficienza, senza che il carico cognitivo richiesto da un compito limiti l’esecuzione degli altri, o che il passaggio stesso tra compiti alteri la concentrazione.
Riabilitazione dell’attenzione selettiva
È una funzione cognitiva complessa che è stata affrontata da diversi ambiti, dalla neuropsicologia alla neuroscienza cognitiva, passando per la psicometria e perfino l’elettrofisiologia. Ciò ha portato all’elaborazione di molteplici modelli che cercano di dare una spiegazione a questa capacità dalla loro prospettiva particolare.
Riabilitazione dell’attenzione sostenuta
Corrisponde all’“abilità di mantenere una risposta comportamentale costante durante un’attività continua o ripetitiva”. In altre parole, implica mantenere una condotta di sorveglianza, concentrando la nostra attenzione su un unico stimolo per un determinato periodo di tempo.
Attività di stimolazione cognitiva per lavorare questa funzione cognitiva
Schede di attenzione e memoria per bambini e adulti
Di seguito vi presentiamo 10 schede di attenzione e memoria di NeuronUP ideali perché il neuropsicologo o il terapista occupazionale lavorino sia con bambini sia con adulti.
Bibliografia
- Ballesteros, S. (2000, Nuova Edizione Rivista e Aumentata). Psicologia Generale. Un approccio cognitivo per il XXI secolo. Madrid: Editorial Universitas.
- Bruna, O., Roig, T., Puyuelo, M., Junqué, C. & Ruano, Á. (2011). Riabilitazione neuropsicologica: Intervento e pratica clinica. Barcelona: Elseiver Masson.
- Londoño, L. (2009). L’attenzione: un processo psicologico di base. Revista de la Facultad de Psicología Universidad Cooperativa de Colombia. Volumen 5, Número 8 / Enero – junio 2009.
- Posner, M. I. (1995). Attention in cognitive neuroscience: An overview. In M. S. Gazzaniga (Ed.)
- Posner, M.I y Bourke. P. (1999): “Attention”.
- Rosselli M, Ardila A. Sviluppo cognitivo e maturazione cerebrale. En Rosselli M, Ardila A, Pineda D, Lopera F (Eds). Neuropsicología infantil. Avances en investigación, teoría y práctica. Medellín: Prensa Creativa, 1997.
- Ruíz E. Come migliorare l’attenzione dei bambini con sindrome di Down. Rev Síndrome de Down 2013; 30: 63-75.







Benefici del tempo libero e del turismo per le persone con disabilità
Lascia un commento