L’ ADHD e il DSA sono due disturbi differenti, ma che allo stesso tempo e con frequenza possono presentarsi insieme in alcuni casi (comorbilità). In questo articolo, lo specialista in riabilitazione cognitiva e psicopedagogista Samuel Rodríguez ci spiega le differenze tra ADHD e DSA, come si relazionano questi disturbi, i loro sintomi e come possono essere trattati.
Prova NeuronUP gratis per 7 giorni
Potrai collaborare con le nostre attività, progettare sedute o fare riabilitazione a distanza.
Che cosa intendiamo per ADHD e DSA?
Sia l’ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione con/senza Iperattività) sia il DSA (Disturbo dello Spettro Autistico) sono concettualizzati dal DSM (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) come disturbi del neurosviluppo.
Nel caso dell’ADHD ci troviamo di fronte a un disturbo del comportamento che si caratterizza per un’attività eccessiva, impulsività e difficoltà a concentrarsi.
D’altra parte, il DSA è un disturbo dello sviluppo che influisce sulla comunicazione, sull’interazione sociale e sul comportamento.
Sebbene siano disturbi diversi, possono coexistere in alcuni casi (comorbilità) e influenzare lo sviluppo e la qualità della vita delle persone che ne soffrono.
Come vengono diagnosticati questi disturbi?
Sia l’ADHD sia il DSA sono disturbi che vengono diagnosticati attraverso l’osservazione dei sintomi e del comportamento della persona.
Nel caso dell’ADHD, si utilizzano questionari e test neuropsicologici per valutare l’attività, l’impulsività e la capacità di attenzione.
Nel caso del DSA, si utilizzano test specifici per valutare la comunicazione, l’interazione sociale e il comportamento ripetitivo.
È importante che la diagnosi sia effettuata da un professionista sanitario qualificato in materia perché dovrà sempre valutare i confini (diagnosi differenziale) tra questi disturbi o la loro coesistenza (diagnosi comorbida).
Gli elevati tassi di convivenza tra i due disturbi ci portano a pensare che se limitiamo la diagnosi solo all’ADHD, per esempio, esisteranno alte probabilità che si trascurino altri problemi, talvolta tanto o addirittura più importanti dello stesso ADHD.
D’altra parte, se prestiamo attenzione solo al disturbo psichiatrico più grave (per esempio, il DSA) e interpretiamo la sintomatologia dell’ADHD come qualcosa che semplicemente illustra il disturbo, di nuovo possiamo incorrere in un errore diagnostico o in una cattiva indicazione del trattamento e/o delle informazioni date a famiglie, insegnanti…
Da dove iniziare a lavorare?
La diagnosi tra DSA e ADHD può risultare complicata, ma servirà a stabilire un punto di partenza, un modo per avvicinarsi a quanto accade e vedere da dove iniziare a lavorare.
Da un lato, potremmo pensarlo nel modo seguente:
Nei casi di confine tra ADHD e DSA (in cui si presentano serie difficoltà nel orientare l’intervento e le informazioni fornite alle famiglie), fintanto che non vengano soddisfatti i criteri completi del disturbo più grave (in questo caso il DSA) sarà preferibile mantenere la diagnosi di ADHD (mettendo in evidenza i sintomi ‘autistici’) e tenere ben presenti nell’intervento neuropsicopedagogico tutti gli aspetti relativi alle abilità sociali.
D’altra parte, potremmo anche affrontare la questione considerando la esistenza di entrambe le condizioni diagnostiche in uno stesso soggetto (comorbilità). Questo potrebbe permettere di razionalizzare il trattamento, per esempio a livello medico, raccomandando metilfenidato a un bambino/a con diagnosi di autismo, se presentasse le manifestazioni tipiche dell’ADHD.
Quali sono i sintomi comuni tra ADHD e DSA?
Come detto in precedenza (sebbene vi siano alcune somiglianze tra i sintomi dell’ADHD e del DSA), se esistono differenze tra ADHD e DSA. Entrambi richiedono un approccio di trattamento specifico distinto da ciò che è più centrale.
Se nell’ADHD gli elementi target sarebbero incentrati sull’autoregolazione comportamentale, sul mantenimento e l’orientamento dell’attenzione, nel caso della popolazione DSA, la questione della comunicazione e della relazione sarà preliminare.
In alcuni casi comorbidi DSA/ADHD si può anche osservare un coinvolgimento del linguaggio pragmatico e della flessibilità cognitiva, essendo allora appropriato in entrambi i casi un trattamento centrato sul miglioramento del funzionamento esecutivo.
Se riflettiamo sulle diverse funzioni neuropsicologiche e sul particolare coinvolgimento del sistema esecutivo nelle strutture cognitive dell’ADHD, emerge la prossimità e la sovrapposizione che possono esistere con altri disturbi del neurosviluppo (ciò rende difficile la loro individuazione).
Se consideriamo in modo globale le diverse funzioni attribuite al lobo frontale, osserveremo interpretazioni per vari sintomi, non solo dell’ADHD, ma anche del DSA e di altri disturbi dello sviluppo collegati a queste regioni.
Questo ci porta senza dubbio alla complessità diagnostica e alla presenza della comorbilità.
L’ADHD è determinato dalla congiunzione interdipendente di diverse disfunzioni esecutive, il cui risultato spiega i sintomi del disturbo.
Tuttavia, va detto che queste funzioni non sono in alcun modo esclusive dell’ADHD, poiché possono essere presenti anche nel DSA e in altri disturbi del neurosviluppo.
Come vengono trattati questi disturbi?
Il trattamento per l’ADHD e il DSA varia in base alle esigenze individuali di ciascuna persona. Nel caso dell’ADHD, i farmaci stimolanti e la terapia comportamentale possono essere efficaci.
Per l’autismo, la terapia comportamentale e occupazionale, così come i farmaci per trattare sintomi specifici, possono anch’essi essere utili.
Sebbene l’ADHD possa presentare problemi nelle aree di inibizione e memoria di lavoro, i bambini/e con DSA possono a loro volta mostrare maggiore rigidità cognitiva e difficoltà di pianificazione, essendo il punto in cui è possibile e raccomandato lavorare sulla funzione esecutiva.
Lezak definisce le funzioni esecutive come le capacità cognitive essenziali per mettere in atto un comportamento efficace, creativo e socialmente accettato.
Le ricerche degli ultimi anni (non solo nel DSA, ma anche in altre alterazioni come l’ADHD) si sono rivolte fondamentalmente a valutare quelle capacità che presumibilmente integrano il funzionamento esecutivo. Tra queste spiccano le seguenti: Pianificazione, Flessibilità, Memoria di lavoro, Monitoraggio, Inibizione.
Intervento Neuropsicopedagogico del funzionamento esecutivo nel DSA e nell’ADHD?
Definiamo l’intervento Neuropsicopedagogico come l’esercizio/lavoro interdisciplinare sul trattamento delle informazioni e sulla modularità della mente in termini di: Neuroscienza cognitiva, Psicologia, Pedagogia ed Educazione. Lo svolge il professionista con formazione multi-interdisciplinare e con finalità rieducative e/o educative.
Le funzioni esecutive sono mediate dal lobo frontale; qualsiasi anomalia/circostanza nel neurosviluppo che possa coinvolgere la frontalità (come ad esempio nell’ADHD o nel DSA) e che interessi quest’area, sarà probabilmente associata a una disfunzione esecutiva.
In questo modo vediamo come la disfunzione esecutiva possa apparire sia nel disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) sia nel disturbo dello spettro autistico (DSA), tra gli altri. ADHD e DSA (sempre tenendo conto delle esigenze e delle casistiche individuali) possono beneficiare dell’intervento neuropsicopedagogico centrato sullo sviluppo delle competenze della funzione esecutiva.
Le persone con DSA possono presentare frontalità dando una clinica caratterizzata da un tipo di funzionamento comportamentale segnato dall’inflessibilità, dalla difficoltà nel prendere decisioni, dalle difficoltà nella pianificazione e organizzazione, la difficoltà a inibire risposte errate e la limitata capacità di risolvere conflitti.
In quello scenario, il trattamento esecutivo sarà senza dubbio una necessità. Allo stesso modo, la casistica disesecutiva nell’ADHD, riferita in termini di pianificazione, memoria di lavoro, controllo degli impulsi, inibizione, avvio e il monitoraggio delle attività o azioni, si configurano anch’essi come elementi esecutivi nucleari nell’intervento con la persona con ADHD.
Conclusione
Abbiamo esaminato somiglianze e differenze tra l’ADHD e il DSA, diagnosi, comorbilità, costellazione sintomatica, neuroanatomia comportamentale, funzionamento esecutivo… e infine possiamo concludere che le persone con DSA/ADHD (sempre in base alle loro condizioni/necessità individuali) possono beneficiare di un trattamento neuropsicopedagogico incentrato sul miglioramento delle funzioni esecutive.
Principali somiglianze e differenze tra ADHD e DSA
1. Qual è la differenza tra ADHD e DSA?
L’ADHD è un disturbo del neurosviluppo caratterizzato da iperattività, impulsività e deficit di attenzione. Il DSA interessa la comunicazione, l’interazione sociale e i comportamenti ripetitivi. Sono distinti, ma possono coesistere nella stessa persona.
2. Può esserci comorbilità tra ADHD e DSA?
Sì. La comorbilità ADHD-DSA è comune. Richiede una valutazione completa per distinguere le sovrapposizioni, evitare diagnosi differenziali errate e adattare l’intervento clinico, educativo e familiare alle esigenze reali.
3. Come si diagnosticano ADHD e DSA?
La diagnosi viene eseguita da personale sanitario qualificato mediante osservazione clinica, interviste, questionari e prove neuropsicologiche. Nel DSA si utilizzano strumenti specifici per la comunicazione e l’interazione. Deve essere valutata la diagnosi differenziale e l’eventuale comorbilità.
4. Quali sintomi condividono ADHD e DSA?
Possono coesistere difficoltà nelle funzioni esecutive: pianificazione, flessibilità, memoria di lavoro, monitoraggio e inibizione. Si osservano anche rigidità cognitiva e alterazioni del linguaggio pragmatico, specialmente nei casi comorbidi.
5. Qual è il trattamento dell’ADHD e del DSA?
L’ADHD viene solitamente trattato con psicoeducazione, terapia comportamentale e farmaci stimolanti. Nel DSA si danno priorità a interventi comportamentali e occupazionali; si può aggiungere farmacoterapia per sintomi specifici. Il piano deve essere individualizzato e multidisciplinare.
6. Che cos’è l’intervento neuropsicopedagogico nell’ADHD e nel DSA?
È un approccio interdisciplinare (neuroscienze, psicologia, pedagogia ed educazione) incentrato sul miglioramento delle funzioni esecutive mediate dal lobo frontale: attenzione, pianificazione, controllo inibitorio e autoregolazione. Beneficia l’ADHD e il DSA a seconda delle esigenze individuali.







Il neurosviluppo: disturbi, comorbilità e neuropsicologia infantile
Lascia un commento