Come si forma la regione della retina responsabile della visione più nitida? La dottoranda Marta Arbizu Gómez ripercorre lo studio che svela il meccanismo.
Cosa rende la fovea così speciale nella nostra percezione visiva?
Quando leggiamo un libro, riconosciamo un volto o distinguiamo piccoli dettagli, utilizziamo una regione ben precisa della retina chiamata fovea, e in particolare la sua zona centrale, la foveola. Sebbene rappresenti una parte molto piccola della retina, è responsabile di circa la metà della nostra percezione visiva.
Questa regione presenta un’organizzazione molto particolare: è costituita quasi esclusivamente da coni sensibili alle lunghezze d’onda medie e lunghe (coni M e L, responsabili della visione dei colori verde e rosso), mentre è praticamente priva di coni sensibili al blu (coni S).
Da decenni si sa che questa distribuzione esiste, ma non era chiaro come si generasse durante lo sviluppo embrionale. Ora, uno studio pubblicato su PNAS individua il meccanismo che spiega come la retina umana costruisce questa regione altamente specializzata.
Cosa volevano scoprire i ricercatori?
Finora erano state formulate due ipotesi principali:
- La prima ipotizzava che i diversi tipi di coni nascessero già differenziati e migrassero successivamente fino a raggiungere la loro posizione definitiva nella fovea.
- La seconda suggeriva che alcuni coni potessero cambiare identità durante lo sviluppo, trasformandosi da un tipo all’altro.
Per rispondere a questa domanda, i ricercatori hanno analizzato retine umane in diverse fasi dello sviluppo fetale e hanno utilizzato organoidi retinici derivati da cellule staminali umane, che hanno permesso di studiare sperimentalmente i meccanismi coinvolti.

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Sviluppo della retina: un cambiamento inaspettato dell’identità cellulare
I ricercatori hanno osservato un fenomeno inaspettato:
Nelle prime fasi dello sviluppo, nella futura fovea compaiono alcuni coni S (sensibili al blu). Tuttavia, con il passare del tempo molti di essi iniziano a esprimere contemporaneamente proteine caratteristiche sia dei coni S sia dei coni M/L, finché alla fine perdono le caratteristiche dei coni S e acquisiscono completamente l’identità dei coni M/L.
In altre parole, alcuni fotorecettori cambiano identità durante lo sviluppo, anziché mantenere lo stesso sottotipo per tutta la vita. Questo cambiamento progressivo dell’identità dei coni durante lo sviluppo è riassunto nella Figura 1.

Questa scoperta mette in discussione l’idea classica secondo cui il destino cellulare si fissa in modo irreversibile una volta che una cellula si differenzia.
Il passo successivo è stato individuare i meccanismi biologici che regolano questa transizione.
Segnali molecolari chiave in questo processo
Lo studio individua inoltre due meccanismi molecolari responsabili di questa organizzazione.
- Da un lato, un enzima chiamato CYP26A1 riduce i livelli di acido retinoico nella regione centrale della retina. Questa diminuzione favorisce la formazione dei coni M/L e limita la comparsa dei coni S.
- Dall’altro, la segnalazione mantenuta dall’ormone tiroideo (T3) favorisce la trasformazione dei pochi coni S inizialmente presenti in coni M/L.
Nel complesso, entrambi i meccanismi agiscono in sequenza: prima limitano la generazione dei coni S e poi trasformano quelli che persistono, dando origine alla caratteristica composizione cellulare della foveola.
Cosa rivelano i risultati principali?
Gli esperimenti condotti con gli organoidi hanno permesso di verificare direttamente questo meccanismo.
Quando i ricercatori hanno aumentato la segnalazione dell’acido retinoico o eliminato il gene CYP26A1, sono comparsi molti più coni S e il numero di coni M/L è diminuito.
Al contrario, mantenendo un’esposizione prolungata all’ormone tiroideo T3, gli organoidi hanno sviluppato una percentuale molto maggiore di coni M/L. Inoltre, alcuni coni hanno iniziato a esprimere marcatori di entrambi i tipi prima di completare la transizione verso l’identità M/L, confermando che il cambiamento dell’identità cellulare fa parte del normale processo di sviluppo.
Le analisi mediante sequenziamento dell’RNA a singola cellula hanno confermato questi risultati e hanno mostrato che i cambiamenti osservati non riguardavano soltanto una proteina specifica, ma l’intero programma di espressione genica caratteristico di ciascun sottotipo di cono.
Importanza della scoperta e impatto sulla ricerca sulla degenerazione maculare
La foveola è la regione più vulnerabile in malattie come la degenerazione maculare legata all’età (DMLE), una delle principali cause di perdita della vista nelle persone anziane.
Comprendere come si forma questa regione durante lo sviluppo offre informazioni preziose per progettare modelli sperimentali più realistici e migliorare le future strategie di medicina rigenerativa.
Gli autori propongono che queste conoscenze permetteranno di generare organoidi con una composizione cellulare molto più simile a quella della retina umana, facilitando così sia lo studio delle malattie sia lo sviluppo di terapie cellulari dirette specificamente alla macula.
Sebbene si tratti ancora di ricerca di base, il lavoro fornisce una spiegazione meccanicistica di come si organizza la regione della retina responsabile della nostra visione di massima precisione e apre nuove possibilità per comprendere e trattare le malattie che colpiscono questa struttura.
Gli autori riassumono questo meccanismo in un modello che integra i due segnali molecolari responsabili dello sviluppo della foveola (Figura 2).

In che modo può contribuire NeuronUP?
I disturbi visivi causati da patologie come la degenerazione maculare possono incidere significativamente sull’autonomia e sul funzionamento cognitivo quotidiano. Sebbene questo studio si concentri sui meccanismi biologici dello sviluppo della retina, il miglioramento dei modelli sperimentali può accelerare lo sviluppo di future terapie volte a preservare la visione centrale. In questo contesto, strumenti come NeuronUP possono contribuire ad affrontare le conseguenze funzionali attraverso programmi di stimolazione cognitiva personalizzati in base alle esigenze di ogni persona.
Bibliografia
- Hussey KA, Eldred KC, Guy B, et al. A cell fate specification and transition mechanism for human foveolar cone subtype patterning. Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS). 2026;123(7):e2510799123.
Domande frequenti sulla fovea e sulle malattie maculari
1. Perché la foveola è così importante per la nostra percezione visiva?
La foveola, zona centrale della fovea, è responsabile di circa la metà della nostra percezione visiva ad alta precisione e ci permette di svolgere compiti complessi come leggere o riconoscere i volti. Questa regione è particolarmente vulnerabile in malattie come la degenerazione maculare legata all’età (DMLE).
2. Come cambiano identità i fotorecettori durante lo sviluppo della retina umana?
Contrariamente all’idea classica di un destino cellulare irreversibile, durante lo sviluppo embrionale alcuni coni cambiano identità. Inizialmente esprimono marcatori dei coni S (sensibili al blu), passano a una fase in cui coesprimono marcatori S e M/L e infine acquisiscono completamente l’identità dei coni M/L (sensibili al rosso e al verde).
3. Quali meccanismi molecolari regolano la specializzazione cellulare nella fovea?
La composizione cellulare della foveola è coordinata in sequenza da due meccanismi: l’enzima CYP26A1, che riduce i livelli di acido retinoico per favorire i coni M/L e limitare i coni S, e l’azione prolungata dell’ormone tiroideo (T3), che trasforma i coni S rimanenti in coni M/L.
4. A cosa servono gli organoidi retinici derivati da cellule staminali?
Comprendere il meccanismo di sviluppo della fovea, descritto in studi come “A cell fate specification and transition mechanism for human foveolar cone subtype patterning.pdf”, permette di generare organoidi sperimentali con una composizione cellulare più realistica. Ciò facilita la ricerca sulle patologie visive e la progettazione di future terapie cellulari rigenerative dirette alla macula.
5. In che modo la stimolazione cognitiva aiuta i pazienti con DMLE o perdita della visione centrale?
La perdita della vista secondaria a patologie maculari incide direttamente sull’autonomia e sulle prestazioni cognitive dei pazienti. In questo contesto clinico, strumenti di neuroriabilitazione come NeuronUP sono fondamentali per affrontare le conseguenze funzionali attraverso programmi personalizzati di stimolazione cognitiva.







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