Questo articolo del blog ci avvicina al rapporto tra serotonina e schizofrenia attraverso studi sul ruolo dei composti serotoninergici nella schizofrenia.
La schizofrenia è una malattia mentale cronica per la quale non è ancora stata trovata una cura definitiva, perciò le persone colpite ne soffriranno per tutta la vita avendo a disposizione pochi meccanismi per controllarla.
Le alterazioni chimiche cerebrali, la genetica e i fattori ambientali sono alcuni degli elementi sottostanti associati alla schizofrenia. Le persone colpite da questo disturbo perdono il contatto con la realtà ed esperimentano problemi di agilità mentale e memoria. Altri sintomi tipici di questo disturbo sono i pensieri confusi, le allucinazioni uditive e l’isolamento sociale.
I sintomi della schizofrenia si dividono in due grandi gruppi: positivi (per es., allucinazioni, deliri) e negativi (per es., introversione, mancanza di motivazione). Man mano che la malattia progredisce, i sintomi possono diventare piuttosto debilitanti.
Nel corso degli anni, i ricercatori hanno sperimentato diversi trattamenti per minimizzare gli effetti di questi sintomi; uno di questi trattamenti è l’uso dei composti della serotonina. In uno studio recente, un team di ricercatori ha scoperto una nuova classe di composti che potrebbero essere efficaci per trattare la schizofrenia.
Questi composti inibivano un recettore della serotonina a cui non si era puntato in precedenza. I ricercatori sostengono che questo trattamento è più efficace delle opzioni convenzionali e presenta meno effetti collaterali rispetto agli antipsicotici tipici.

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Relazione tra serotonina e schizofrenia
La serotonina, chiamata anche 5-idrossitriptamina (5-HT), è un neurotrasmettitore monoaminico al quale si attribuiscono le sensazioni di felicità e benessere negli esseri umani. I trattamenti attuali si concentrano sulle aree del cervello in cui si trovano le vie dopaminergiche e serotoninergiche, che regolano varie funzioni cognitive.
La alterazioni delle funzioni cognitive è una delle manifestazioni della schizofrenia limite, giustificando così l’efficacia degli antagonisti dei recettori della serotonina. Sintomi come i cambiamenti d’umore, i comportamenti aggressivi e la diminuzione dei livelli di attenzione sono associati ai livelli di serotonina nel cervello.
Si potrebbe sostenere che l’utilizzo di farmaci serotoninergici possa avere effetti nella psicopatologia della schizofrenia. Infatti, la maggior parte degli antidepressivi e antipsicotici agiscono aumentando i livelli di dopamina e serotonina.
Durante i primi anni di ricerca sulla schizofrenia, gli scienziati si sono concentrati sugli effetti che la serotonina poteva avere sulla funzione cerebrale e su come il blocco di certi recettori potesse avere implicazioni nel trattamento della malattia. Sono stati condotti studi su agonisti, antagonisti e precursori serotoninergici, ma i risultati non sono stati incoraggianti.
L’interesse per il modo in cui la carenza di 5-HT influiva sui sintomi schizofrenici è diminuito quando i ricercatori hanno cominciato a concentrarsi maggiormente sul neurotrasmettitore dopamina.
L’ipotesi della serotonina
In lo studio guidato da William C. Wetsel si sono analizzati i segnali del recettore 5-HT2C, una miscela di vari composti. I tentativi precedenti di inibire il 5-HT2C non hanno avuto successo perché i ricercatori non sono stati in grado di creare un cocktail di farmaci sufficientemente buono da interagire specificamente con quel recettore. I ricercatori, in studi sui topi, hanno osservato che questa nuova classe di farmaci era in grado di ridurre l’iperattività associata alla psicosi acuta. Gli effetti collaterali come i movimenti involontari delle estremità sono stati scarsi.
Questo studio potrebbe aver suscitato un dibattito sul fatto che gli antagonisti dei recettori della serotonina siano efficaci nel trattamento della schizofrenia, ma è indispensabile tenere presente che i risultati sono stati ottenuti sugli animali. L’obiettivo della manipolazione farmacologica del sistema serotoninergico è migliorare i sintomi positivi e negativi della schizofrenia.
La clozapina e altri antagonisti dei recettori 5-HT
Il rinnovato interesse per la teoria che i farmaci serotoninergici siano efficaci nel trattare la schizofrenia si è riacceso con l’arrivo di antipsicotici atipici come la clozapina, la risperidone e l’olanzapina. La clozapina possiede proprietà antipsicotiche superiori grazie alla sua alta affinità per i recettori della serotonina 5-HT2A, 5-HT2C e 5-HT3, mentre la sua affinità per il recettore dopaminergico D2 è inferiore.
È stato dimostrato che questa classe di farmaci (migliori antagonisti della serotonina) combatte i sintomi schizofrenici in modo più efficace rispetto agli antipsicotici convenzionali o tipici (principalmente antagonisti della dopamina). L’aumento di peso, le crisi motorie e le crisi miocloniche sono alcuni degli effetti collaterali noti della clozapina.
È evidente che alcune delle alterazioni cognitive presenti in persone che soffrono di schizofrenia sono associate a una carenza di serotonina. In queste persone si osservano anche alterazioni strutturali come la diminuzione del volume del lobo prefrontale e una riduzione del volume del lobo temporale mediale, nonché l’ingrandimento dei ventricoli.
Tuttavia, altre malattie mentali come i disturbi dell’umore hanno caratteristiche simili. Non è stata stabilita una relazione diretta tra serotonina e schizofrenia, pertanto permangono ancora dubbi sull’efficacia di alcuni farmaci serotoninergici.
Conclusione
L’argomento si basa sul presupposto che la schizofrenia sia dovuta unicamente a uno squilibrio chimico. Tuttavia, esiste ancora un dibattito sul ruolo dell’organismo nella malattia mentale. Gli studi sul ruolo della serotonina nei disturbi psicologici continuano a cercare di determinare l’effetto esatto dei farmaci serotoninergici. In questo momento, i nuovi agenti antipsicotici, che sono antagonisti dei recettori 5-HT2A, controllano in modo adeguato i sintomi negativi della schizofrenia resistente al trattamento.








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