La neuropsicologa Lidia García Pérez spiega in questo articolo cos’è l’afasia, i tipi di afasie e fa una distinzione tra questo disturbo e i disturbi del parlato, la disartria e l’alterazione cognitivo-comunicativa.
Cos’è l’afasia?
L’afasia è una perdita o disturbo del linguaggio causato da un danno cerebrale [1] che tipicamente si associa a lesioni nell’emisfero dominante per il linguaggio (l’emisfero sinistro per il 96% dei destrimani e il 70% dei mancini [2]).
Il termine deriva dal greco ἀφασία che significa “impossibilità di parlare” [3]; tuttavia, questo disturbo può compromettere, in modi diversi e con diverso grado di gravità, sia la produzione che la comprensione del linguaggio, in qualsiasi delle sue modalità: espressione orale, comprensione orale, scrittura o lettura [4,5].
Pertanto, al suo interno possono descriversi sindromi molto eterogenee a seconda delle abilità linguistiche interessate, che inoltre possono coesistere con altri deficit cognitivi.
Afasia, disturbi del parlato e disturbi della comunicazione
Poiché il disturbo del linguaggio, che comporta l’afasia, comporta anche un deterioramento della capacità di comunicazione, è importante distinguere tra questo disturbo e altri tipi di alterazioni della comunicazione dovute o meno a danno cerebrale acquisito, come i disturbi del parlato e disturbi neuropsicologici quali l’aprassia dell’eloquio o le alterazioni cognitivo-comunicative[4].
Afasia vs. disturbi del parlato
I disturbi del parlato, come la disfonia, la disfemia, la disglosia, la dislalia o la disartria, sono alterazioni di diversa origine (bucofonatoria o neurologica) che colpiscono vari parametri dell’eloquio, come le qualità acustiche della voce (intensità, tono e timbro), la fluidità, la pronuncia o l’articolazione dei fonemi e delle parole, pur preservando il linguaggio [5].
L’afasia, al contrario, si caratterizza per un’alterazione nella struttura del linguaggio che colpisce il suo livello semantico, grammaticale, fonologico e/o sintattico, il che ne deteriora la natura simbolica [5], ossia la capacità del linguaggio di rappresentare idee o pensieri. Pertanto, mentre questo disturbo consiste in un deterioramento specifico del linguaggio che interessa la sua modalità orale e la capacità di comunicazione, i disturbi del parlato influiscono anch’essi sulla comunicazione, ma non sul linguaggio.
In alcuni casi, l’afasia può accompagnarsi a aprassia dell’eloquio, che, come l’afasia, è un disturbo neuropsicologico acquisito da danno cerebrale e consiste nella difficoltà a eseguire volontariamente i movimenti articolatori dell’eloquio, a causa di una lesione in aree corticali di associazione motoria incaricate della pianificazione dei movimenti volontari della muscolatura di bocca, lingua e laringe [2,5]. Sebbene alcuni quadri afasici, come le afasie non fluenti, possano includere l’aprassia dell’eloquio come sintomo, l’aprassia dell’eloquio in sé è un problema di pianificazione cinetica.
Nella valutazione clinica si può distinguere l’aprassia dell’eloquio per la difficoltà nel muovere i muscoli di bocca, lingua e laringe in compiti diversi dal parlare [2], come deglutire, soffiare, fischiare, masticare o baciare.
Afasia vs. disartria
Un’altra distinzione utile è quella che si può fare tra aprassia dell’eloquio e disartria, che è un disturbo neuromuscolare in cui l’esecuzione dei movimenti dell’eloquio è anch’essa compromessa, influenzando l’articolazione, ma non per un problema di pianificazione del movimento, bensì di attivazione dei muscoli coinvolti.
Clinicamente, si distinguono per il fatto che, nella disartria, vi è una coerenza negli errori di articolazione e l’influenza della lunghezza delle parole è minore, mentre nell’aprassia dell’eloquio la lunghezza della parola influisce maggiormente sugli errori e questi non sono coerenti [4]. Inoltre, nell’aprassia dell’eloquio si osserva una dissociazione automatico-volontaria [4] (ad esempio, il paziente può avere difficoltà a sorridere consapevolmente, ma può sorridere spontaneamente).
Afasia vs. alterazione cognitivo-comunicativa
D’altra parte, quando parliamo, ascoltiamo, leggiamo o scriviamo non intervengono solo aspetti linguistici, ma queste abilità richiedono anche altre funzioni cognitive come l’attenzione, la memoria, le funzioni esecutive, il ragionamento o l’astrazione [4].
Perciò dobbiamo essere in grado di distinguere tra un problema primario del linguaggio (afasia) e problemi di linguaggio secondari a deficit in quelle altre funzioni, che sono stati definiti alterazioni cognitivo-comunicative e incidono sulla regolazione del comportamento, l’interazione sociale, le attività della vita quotidiana, l’apprendimento e il rendimento accademico e professionale [4].
Tipi di afasia
Un primo criterio di classificazione, utile nella diagnosi differenziale dei tipi di afasia, è di solito la distinzione tra afasia fluente e afasia non fluente[7]. Quando è non fluente, il linguaggio espressivo risulta meno preservato rispetto a quello recettivo, mentre quando accade il contrario si considera fluente [5].
Afasie non fluenti
Secondo la classificazione classica dei diversi tipi [4,7], le non fluenti includono l’afasia di Broca, l’afasia transcorticale motoria e l’afasia globale; mentre le fluenti includono l’afasia di Wernicke, l’afasia transcorticale sensoriale, l’afasia di conduzione e l’afasia anomica.
I pazienti con afasia di Broca mostrano solitamente difficoltà nel linguaggio spontaneo, scarsa fluidità, linguaggio telegrafico, agrammatismi (errori grammaticali e sintattici) e difficoltà nella denominazione e nella ripetizione, mentre la comprensione risulta relativamente meglio preservata [5,6]. Quando il paziente presenta un quadro simile a questo ma non mostra problemi di ripetizione, si classifica come afasia transcorticale motoria [6].
Nell’afasia globale vi sono gravi problemi sia di comprensione che di produzione [5,6].
Afasia fluente
Nell’afasia di Wernicke la comprensione e la denominazione sono gravemente compromesse e l’espressione orale è fluente, ma con abbondanti parafasie (costruzioni errate o sostituzioni di parole) e neologismi (parole inesistenti) [5,6]. Nell’afasia transcorticale sensoriale, il paziente presenta i problemi dell’afasia di Wernicke, tranne la difficoltà nella ripetizione [6].
Quando la difficoltà nella ripetizione è il problema principale, si classifica come afasia di conduzione. Nell’afasia anomica è presente soltanto un deficit nella denominazione.
Seppure questa classificazione sia probabilmente la più diffusa, il quadro differenziale delle afasie, sia mediante questa che qualsiasi altra tassonomia di gruppi sindromici, presenta alcune limitazioni nella pratica, un tema che sarà affrontato in un futuro post.
Bibliografia
- Ardila, A. & Benson, D. F. (1996). Aphasia: A clinical perspective. New York: Oxford.
- Scott J. G. e Schoenberg, M. R. (2011). Language problems and assessment: the aphasic patient. In Schoenberg, M. R. & Scott J. G. (Eds.). The little black book of neuropsychology: a syndrome-based approach (p. 159-178). New York, Dordrecht, Heidelberg, London: Springer.
- Real Academia Nacional de Medicina (2012). Diccionario de términos médicos. Madrid: Panamericana. Recuperato da http://dtme.ranm.es/ingresar.aspx
- Gispert-Saúch, M. M. (2011). Lenguaje, afasias y trastornos de la comunicación. In Bruna, O., Roig, T., Puyuelo, M., Junqué, C. e Rueano, A. (Eds.). Rehabilitación neuropsicológica: intervención y práctica clínica (p. 61-81). Barcelona: Elsevier Masson.
- Portellano, J. A. (2010). Introducción a la neuropsicología. Madrid: McGraw Hill.
- Cuetos, F., González, M., Martínez, L., Mantiñán, N., Olmedo, A. e Dioses, A. (2010). ¿Síndromes o síntomas en la evaluación de los pacientes afásicos? Psicothema, vol. 22(4), pp. 715-719.
- Ardila, A. e Roselli, M. (2007). Neuropsicología clínica. México, D. F.: El Manual Moderno.







Nuovo generatore per copiare il contenuto di una matrice a un’altra

Lascia un commento