La dislessia è una difficoltà specifica dell’apprendimento che riguarda soprattutto la lettura e la scrittura. Non significa mancanza di intelligenza, né disinteresse, né “vedere le lettere al contrario”. Il suo nucleo è la difficoltà persistente a leggere con precisione, fluenza e correttezza ortografica, anche quando l’insegnamento ricevuto è stato adeguato.
Oggi la dislessia è considerata un disturbo del neurosviluppo che rientra nei disturbi specifici dell’apprendimento.
Quante persone colpisce?
La prevalenza è stimata in media al 7,1% negli alunni dai 6 ai 13 anni. Si osservano inoltre più casi nei maschi che nelle femmine, anche se con una notevole variabilità tra gli studi.
Negli adulti le cifre sembrano di solito più basse, non perché la dislessia scompaia, ma perché storicamente è stata diagnosticata meno. Questo suggerisce che oggi viene individuata meglio rispetto a qualche decennio fa.
Si manifesta allo stesso modo in tutte le lingue?
Non esattamente. La dislessia esiste in diverse lingue, ma non sempre si manifesta allo stesso modo. Nelle lingue con ortografia trasparente, come l’italiano o lo spagnolo, gli errori gravi di precisione tendono a diminuire con il progredire dell’apprendimento, mentre possono persistere i problemi di fluenza e di ortografia. Nelle ortografie opache, come l’inglese, la precisione della lettura resta di solito compromessa più a lungo.
Qual è il profilo tipico?
Anche se ogni persona è diversa, ci sono tratti che compaiono spesso:
- Difficoltà a decodificare e riconoscere le parole con rapidità e precisione
- Problemi di ortografia
- Debolezze nell’elaborazione fonologica
- In alcuni casi, difficoltà nella denominazione rapida e nell’automatizzazione
Un punto importante: la dislessia non si riduce a confondere le lettere o a scriverle a specchio. Queste inversioni possono comparire in molti bambini all’inizio dell’alfabetizzazione. Ciò che definisce la dislessia è la persistenza delle difficoltà di lettura e scrittura e il loro impatto sulla vita scolastica o funzionale.
Comorbilità frequenti
La dislessia coesiste spesso con altri disturbi del neurosviluppo. Le associazioni più rilevanti sono con:
- ADHD
- Disturbo primario del linguaggio
- Discalculia o difficoltà in matematica
Questo è importante perché, quando si individua una dislessia, conviene valutare anche l’attenzione, il linguaggio orale e il rendimento in matematica per calibrare meglio l’intervento.
Perché si verifica?
Le evidenze attuali mostrano che la dislessia è multifattoriale. Non esiste una sola causa. Intervengono fattori genetici, differenze nel funzionamento delle reti cerebrali legate alla lettura e fattori ambientali, come la qualità dell’insegnamento e l’accesso ai supporti.
In ambito genetico, gli studi più recenti indicano un’architettura poligenica: molte piccole varianti genetiche contribuiscono al rischio, invece di un unico “gene della dislessia”. Sono state trovate anche relazioni con altri profili del neurosviluppo, come l’ADHD.
Negli studi di neuroimaging, le differenze si localizzano di solito nella rete della lettura dell’emisfero sinistro, soprattutto nelle aree occipitotemporali, temporoparietali e frontali inferiori. Tuttavia, questi risultati servono a comprendere tendenze di gruppo, non a diagnosticare una singola persona con un esame cerebrale.
Quali interventi funzionano meglio?
Le evidenze più solide supportano un insegnamento esplicito, sistematico e strutturato della lettura. Questo comprende un lavoro diretto sulle corrispondenze grafema-fonema, sulla consapevolezza fonologica, sulla decodifica, sulla pratica guidata e sul monitoraggio continuo dei progressi.
I risultati sono di solito migliori quando l’aiuto inizia presto e ha un’intensità sufficiente. Invece i programmi multisensoriali di tipo Orton-Gillingham hanno evidenze più incerte. Questo non significa che non possano aiutare, ma che l’etichetta del metodo non garantisce l’efficacia se non c’è un’istruzione di buona qualità alla base.
Prognosi
La dislessia è di solito persistente, ma cambia con l’età. Nell’infanzia prevalgono i problemi di decodifica e precisione. Più avanti molte persone migliorano in accuratezza, ma continuano ad avere difficoltà di fluenza, ortografia, velocità di lettura e carico di studio o di lavoro.
In età adulta l’impatto non scompare: può incidere sullo studio, sul lavoro e sulla partecipazione sociale. Per questo si insiste sempre più su approcci di supporto lungo tutto l’arco della vita, non solo nell’età scolare.
Segnali d’allarme per età
Come abbiamo visto, la risposta migliore alla dislessia è agire presto. Anche se la diagnosi definitiva si fa di solito a partire dai 7-8 anni (quando c’è già stata un’istruzione sufficiente alla lettura), esistono segnali d’allarme precoci che permettono di intervenire in modo preventivo.
Questi segnali cambiano man mano che il bambino cresce e cambiano le richieste dell’ambiente:
Età prescolare (3-5 anni)
In questa fase la lettura non viene ancora insegnata in modo formale, ma si gettano le basi del linguaggio orale e della consapevolezza fonologica. I segnali da osservare comprendono:
- Ritardo nello sviluppo del linguaggio o difficoltà ricorrente a pronunciare parole lunghe o nuove.
- Difficoltà a imparare o ricordare filastrocche e canzoni.
- Problemi a memorizzare sequenze quotidiane, come i giorni della settimana, o a nominare rapidamente colori, numeri o lettere.
- Difficoltà a dividere le parole in sillabe battendo le mani.
Inizio della primaria (6-8 anni)
È la fase critica dell’alfabetizzazione, in cui i bambini affrontano la sfida della decodifica. I segnali più evidenti sono:
- Difficoltà persistente ad associare una lettera al suo suono (corrispondenza grafema-fonema).
- Lettura molto faticosa, con pause continue, errori di omissione (saltare lettere) o parole indovinate in base al contesto.
- Comparsa di inversioni (come confondere la “b” e la “d” o la “p” e la “q”). Anche se sono comuni in tutti i bambini all’inizio dell’apprendimento, nella dislessia queste confusioni sono molto più persistenti.
- Rifiuto o ansia al momento di leggere ad alta voce, spesso accompagnati da disturbi somatici (mal di testa o mal di pancia) quando si fanno i compiti.
Primaria avanzata e secondaria (dai 9 anni in su)
A questa età ci si aspetta che la lettura diventi uno strumento per imparare altre materie. In presenza di dislessia, i problemi di precisione possono diminuire, ma emergono altre sfide:
- Lettura lenta e mancanza di fluenza, che richiedono uno sforzo mentale estenuante.
- Problemi di comprensione del testo, non per mancanza di capacità, ma perché tutte le risorse cognitive vengono spese nello sforzo di decodificare.
- Ortografia molto carente e disorganizzata, anche quando si copiano testi dalla lavagna o da un libro.
- Notevole difficoltà ad apprendere le lingue straniere, soprattutto quelle con ortografia opaca come l’inglese.
- Calo dell’autostima scolastica, con la sensazione che l’impegno non si rifletta nei voti.
Idee chiave
La dislessia non è un problema di intelligenza, ma una difficoltà specifica e persistente nella lettura e nella scrittura. Colpisce circa 1 alunno su 14, anche se le cifre variano in base al criterio usato. La sua origine è multifattoriale, con basi genetiche, neurobiologiche e ambientali. La risposta migliore non è aspettare, ma individuarla presto, insegnare con metodi basati sulle evidenze e offrire supporti ragionevoli e accessibili.
La dislessia richiede una valutazione precisa e un intervento strutturato basato sulle evidenze, in particolare per adattare il trattamento alle esigenze di ogni utente. In questo contesto, strumenti digitali come NeuronUP Valutazione permettono ai professionisti di effettuare una valutazione cognitiva completa, individuando le difficoltà in processi chiave come la lettura, l’attenzione o la memoria. La piattaforma facilita inoltre la progettazione di programmi di intervento personalizzati, con attività specifiche per lavorare sulla consapevolezza fonologica, sulla decodifica e sulla fluenza di lettura, ottimizzando così il processo di riabilitazione cognitiva nelle persone con dislessia.


