Il neurologo Asier Gómez risponde ai dubbi sulla sua relazione sull’epilessia tenuta in NeuronUP Academy.
Se vuoi vedere la presentazione in differita è disponibile in esclusiva su NeuronUPAcademy.
Dubbi sulla presentazione di Asier Gómez sull’epilessia
1. Gema Diaz Blancat: Cosa pensa dell’uso del cannabidiolo come strumento farmacologico in questi pazienti?
Il cannabidiolo è approvato per il trattamento dell’epilessia nel contesto della sindrome di Dravet e della sindrome di Lennox-Gastaut, quindi possiamo usarlo perfettamente, e io ho qualche paziente in questi casi. Ci sono anche studi su pazienti con sclerosi tuberosa, ma, per quanto ne so, non è ancora approvato. Nel resto delle epilessie non ci sono ancora evidenze sufficienti, quindi la raccomandazione, al momento, è di non utilizzarlo.
2. Gema Diaz Blancat: Capisco che la valutazione neuropsicologica del paziente venga effettuata nel vostro reparto di neurologia, ma vi occupate anche di riabilitazione cognitiva? In caso contrario, come si effettua l’invio dal vostro ambulatorio della CUN ai centri di riabilitazione cognitiva?
In effetti, facciamo anche noi riabilitazione cognitiva; la esegue la stessa neuropsicologa che si occupa delle valutazioni, la Dott.ssa Teresa Rognoni.
3. Sandra Martínez, neuropsicologa di assistenza precoce. Trovo molti casi di bambini con epilessie notturne non diagnosticate perché i protocolli di EEG iniziali non prevedono registrazioni notturne con deprivazione del sonno. Osservo principalmente (in questi casi) difficoltà linguistiche e mnemoniche, che nella maggior parte di questi casi risultano alterate. In un EEG di mezz’ora diurno è possibile rilevare qualche alterazione notturna?
Con un EEG ambulatoriale in veglia puoi rilevare alterazioni, ma per valutare il sonno, che come dici è molto importante perché durante il sonno rileviamo attività epilettiforme o crisi subcliniche (per esempio bambini con punta-onda continua durante il sonno) che possono spiegare o favorire quelle difficoltà di linguaggio e memoria che menzioni, è fondamentale effettuare una registrazione EEG che comprenda il sonno. L’ideale sarebbe fare una MVEEG di almeno una notte in ricovero, ma, se il centro non dispone di questo, un EEG con deprivazione del sonno dovrebbe essere disponibile per tutti i bambini con le difficoltà che descrivi.
4. Cosa posso fare io, come neuropsicologa, per inviare dati più oggettivi ai neurologi e far eseguire un esame del sonno?
Lo raccomanderei nei casi in cui si oggettivino alterazioni cognitive o del linguaggio più significative di quanto ci si potrebbe aspettare a priori dal danno strutturale eventualmente presente, dall’evoluzione dell’epilessia durante il giorno (crisi documentate) o dalla quantità di farmaci antiepilettici che il paziente sta assumendo. In questi casi, come dicevo prima, bisogna escludere soprattutto un’epilessia con punta-onda continua durante il sonno o che il paziente stia avendo crisi nel sonno.
Un saluto.
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