Il neuropsicologo Javier Esteban parla in questo articolo del fattore predittivo delle demenze. In particolare si è concentrato sulla capacità cognitiva superiore del linguaggio con l’obiettivo di analizzare le caratteristiche del suo coinvolgimento nelle persone con demenza.
Il campo di ricerca del profilo neuropsicologico nelle demenze è un settore prolifico, si presta sempre più attenzione a conoscere quali sono le caratteristiche che definiscono questa entità nosologica, comprendere a fondo come vengono coinvolte le diverse capacità cognitive ci aiuterà a effettuare diagnosi precoci al fine di poter intervenire sui soggetti e rallentare o alleviare, per quanto possibile, lo sviluppo e l’evoluzione della malattia.
In questo articolo ci siamo concentrati sulla capacità cognitiva superiore del linguaggio con l’obiettivo di analizzare le caratteristiche del suo coinvolgimento nelle persone con demenza. I dati indicano che il linguaggio è compromesso in tutte le modalità nello sviluppo delle demenze, anche se esistono alcune discrepanze, sia nella forma che nell’estensione del coinvolgimento.
Pertanto, ci troviamo di fronte a un campo ricco di possibilità di progresso futuro, che ci consentirà di essere più precisi nella diagnosi e più accurati nell’intervento.
Il concetto di deterioramento cognitivo lieve (DCL) fu introdotto nel 1988 da Reisberg e definito nella letteratura scientifica da Flicker e collaboratori, sebbene il suo interesse si sia consolidato a partire da uno studio condotto presso la Mayo Clinic, celebre istituzione dedicata alla pratica clinica, all’educazione e alla ricerca negli USA. I pazienti con DCL si trovano in uno stadio intermedio tra l’invecchiamento normale e la demenza.
Inoltre, le statistiche indicano che il 50% delle persone con DCL svilupperà una delle demenze. Per questo motivo, è importante conoscere i segni e sintomi che caratterizzano queste patologie, per affinare la diagnosi e mettere in atto sistemi di intervento precoce che contrastino l’avanzamento di queste malattie.
Ricerca sul linguaggio come rivelatore delle demenze
Lo studio delle abilità linguistiche come rivelatore delle demenze costituisce uno dei campi più fruttuosi nello sforzo di definire il profilo neuropsicologico della fase prodromica delle demenze. Le abilità linguistiche studiate finora risultano compromesse in gradi differenti, assegnando un ruolo primario allo studio della denominazione e della fluenza fonologica e semantica.
Parallelamente sono stati avviati studi su altre dimensioni linguistiche che fino ad ora non avevano suscitato interesse tra gli scienziati. In effetti, la maggior parte degli studi si è concentrata sulla valutazione lessicale degli individui.
Progressivamente vengono integrati negli studi paradigmi come quello della “punta della lingua” (PDL), fenomeno che comporta difficoltà nel ricordare parole conosciute, caratterizzato dalla sensazione che il loro ricordo possa essere imminente.
Si indagano inoltre dimensioni linguistiche come la complessità semantica e sintattica del linguaggio spontaneo e narrativo. Inoltre, in futuro sarà necessario considerare l’apertura di nuovi campi e analizzare le relazioni tra le dimensioni del linguaggio e altri processi cognitivi alterati contemporaneamente o in modo secondario.

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Definizione del profilo neuropsicologico del linguaggio
Nella definizione del profilo neuropsicologico del linguaggio bisogna tenere in considerazione quattro modalità: espressione orale, comprensione orale, espressione scritta e comprensione scritta.
Espressione orale
Si intende per espressione orale ogni comunicazione che si realizza per mezzo della parola. Tra le diverse dimensioni linguistiche valutabili nell’ambito dell’espressione orale possiamo segnalare: denominazione, fluenza verbale semantica, fluenza verbale fonologica e capacità verbale generale.
Denominazione
La denominazione o abilità nel denominare stimoli visivi può essere valutata quantitativamente con test in cui si chiede all’individuo di denominare, utilizzando il termine più preciso possibile, l’immagine che compare in un gruppo di tavole. L’esplorazione della denominazione visiva permette di osservare e quantificare un’ampia semiologia, in particolare la presenza di anomie ed errori parafasici, sostituzione di una parola con un’altra, talvolta con lo stesso suono ma con significato diverso, per esempio cabina al posto di cabida.
Petersen, in due studi del 1999 e 2009, indica che nei pazienti che iniziano a sviluppare una delle demenze si verifica un progressivo deterioramento delle capacità di denominazione; nei compiti di denominazione dei verbi si riscontra un continuo decremento, con un aumento degli errori di denominazione, soprattutto parafasie. D’altra parte, sia l’età sia il livello educativo hanno un effetto significativo sulla performance in questo tipo di valutazioni.
Fluenza verbale semantica e fonologica
La fluenza verbale fonologica e semantica è considerata di grande utilità nella valutazione neuropsicologica per la sua facile e rapida somministrazione. La fluenza verbale viene operazionalizzata mediante la misurazione del numero di parole prodotte all’interno di una specifica categoria che possono essere evocate in un periodo di tempo limitato. Questi test sono del tipo: dica tutte le parole che può che cominciano per la lettera D o per qualsiasi altra lettera, oppure dica tutte le parole che può all’interno della categoria animali.
Capacità verbale generale
La capacità verbale generale consiste nel ragionare con contenuti verbali, stabilendo tra essi principi di classificazione, ordinamento, relazione e significato. Allo stesso modo, in questo parametro si riscontrano difetti nella coesione del discorso, nella presenza e nel mantenimento del tema centrale, nella ripetizione dell’evento, nell’uso eccessivo di pronomi e riferimenti inespecifici e nei falsi inizi e correzioni interne nelle persone che iniziano a sviluppare demenze.
Per valutare l’efficacia della comunicazione, sarebbe utile misurare la sua agilità, naturalezza, chiarezza, ordine, coerenza, gestualità, articolazione, contenuto e i tratti paralinguistici del discorso, come: volume, tono, timbro, durata, velocità, vocalizzazioni: sbadigli, risate, tosse, schiarimenti di voce, sospiri; codici non verbali, come: gesti, movimenti corporei, distanza, tempi, sudore, rossore, sguardo… In effetti, nessuno di questi parametri è stato preso in considerazione negli studi condotti finora che abbiamo consultato.
Comprensione orale
La comprensione orale è un’abilità attiva che attiva una serie di meccanismi linguistici e non linguistici. Implica lo sviluppo della capacità di ascolto per comprendere ciò che dicono gli altri. Inoltre, per valutare questa abilità le prove utilizzate consistono nella somministrazione di ordini orali, nella trasmissione di racconti a seguito dei quali la comprensione viene valutata mediante domande. Le persone che iniziano a sviluppare demenza hanno maggiori difficoltà a comprendere correttamente l’ironia e in generale presentano performance peggiori in tutti i test che valutano la comprensione orale.
Espressione scritta
L’espressione scritta consiste nel esporre, mediante segni convenzionali e in modo ordinato, qualsiasi pensiero o idea. Può essere valutata attraverso una variante dei test di denominazione semantica e fonologica orali: in questo caso la valutazione avviene tramite un test con chiave semantica e fonologica su carta e penna. I risultati degli studi su questa dimensione del linguaggio mostrano che le persone che iniziano a sviluppare demenza scrivono meno parole corrette con i criteri di evocazione fonologica; lo stesso avviene con i criteri di evocazione semantica, e producono anche più perseverazioni. In definitiva si verifica un progressivo deterioramento delle capacità di scrittura.
Comprensione scritta
La comprensione scritta è la capacità di capire ciò che si legge, sia in riferimento al significato delle parole che compongono un testo sia rispetto alla comprensione globale di uno scritto. I test utilizzati per valutare questa dimensione consistono in compiti di decisione lessicale, in cui dopo aver letto un testo bisogna prendere decisioni su quanto richiesto dallo stesso, permettendo di valutare se sia stato compreso; inoltre si utilizzano prove di identificazione di parole e di lettura a voce alta.
Certo, nelle persone che iniziano a sviluppare demenza emerge un impegno nel processamento della comprensione del linguaggio scritto che rende più difficile comprendere stimoli lessicali e che inizia a manifestarsi precocemente nelle fasi iniziali della malattia.
Inoltre, nel riconoscimento delle frasi si osserva una performance peggiore in tutti i tipi di frasi nelle persone che iniziano a sviluppare una delle demenze. Inoltre, la variabilità aumenta all’aumentare del deterioramento nel caso dei sostantivi e di frasi con una proposizione che non segue l’ordine sintattico.
D’altra parte, si evidenzia che nella comprensione scritta inizia un deterioramento continuo, riscontrando differenze statisticamente significative nelle prove di lettura a voce alta e nella comprensione di frasi e paragrafi nelle performance tra persone con invecchiamento normale e persone che iniziano a sviluppare demenza.
Conclusioni
In conclusione, i dati a nostra disposizione, derivanti dalle ricerche condotte sul profilo neuropsicologico della capacità cognitiva del linguaggio nelle demenze, ci indicano che non è ancora del tutto chiaro se il deficit nella denominazione sia dovuto alla difficoltà di accesso al contenuto fonologico piuttosto che a quello semantico del concetto. Si sostiene che venga attivata una rappresentazione semantica della parola ma manchi l’impulso trasmissivo fino alla rappresentazione fonologica, dato che gli individui valutati in una delle ricerche erano in grado di descrivere caratteristiche della parola che volevano nominare ma non di nominarla.

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Espressione orale come predittore delle demenze
Quello che possiamo concludere è che i compiti di denominazione sono buoni predittori di gruppi clinici che iniziano a sviluppare demenza rispetto a individui sani, come indicato da numerose ricerche (Petersen et al., 1999; Facal et al., 2009; Carballo et al., 2015; Rodriguez, Facal e Juncos-Rabadán, 2008; e Hubner et al., 2017), tenendo conto che sia il livello educativo sia l’età delle persone producono risultati differenti nella valutazione della denominazione.
Inoltre, la fluenza fonologica e semantica sembrano avere un valore discriminante piuttosto preciso (Facal et al., 2009 e Carballo et al., 2015).
La capacità verbale generale è compromessa per quanto riguarda l’espressione in diversi aspetti studiati attraverso l’elicitation del discorso (Diggle et al., 2016 e Alonso-Sánchez et al., 2018).
Comprensione orale come predittore delle demenze
La comprensione orale sembra anche compromessa nello sviluppo delle demenze, sebbene si riscontrino risultati contrastanti. Gaudreau et al., 2013 e Carballo et al., 2015, parlano di un impegno della comprensione, mentre in Facal et al., 2009, si sostiene che la comprensione non risulta alterata. A volte non comprendiamo, non perché non capiamo le parole pronunciate dal nostro interlocutore, ma perché non conosciamo il contesto. Per questo, sarebbe opportuno riflettere sulla strutturazione di questo tipo di test.
Espressione scritta come predittore delle demenze
Nell’espressione scritta, i gruppi sani evocano più parole sia secondo i criteri fonologici che semantici, e vi sono anche differenze nella codifica delle diverse parole evocate (Ruiz Sánchez de León et al., 2011; Carballo et al., 2015; Werner et al., 2006). Pertanto, varrebbe la pena approfondire lo studio dell’evoluzione nell’espressione scritta, al fine di determinare quali tipologie di costruzioni possano essere utilizzate per discriminare tra individui con deterioramento cognitivo e soggetti sani.
Inoltre, potremmo valutare l’uso morfologico delle parole, l’uso della sintassi, gli errori ortografici, di genere, di numero… Caratterizzare questi test con un contenuto più approfondito che il semplice conteggio delle parole evocate.
Comprensione scritta come predittore delle demenze
La comprensione scritta è stata anche riscontrata compromessa in pazienti con sviluppo di demenza (López-Higes et al., 2010; López-Higes et al., 2014; Hernández e Amórtegui, 2016; Carballo et al., 2015). Di conseguenza, potremmo introdurre forme diverse in questo tipo di test per individuare quali tipologie di frasi risultino più difficili da comprendere o quali siano più sensibili al deterioramento, tra enunciative, positive o negative, interrogative, esclamative, esortative, condizionali, future…
La importanza dello studio del profilo neuropsicologico del linguaggio nelle demenze risiede nell’implementazione di procedure diagnostiche precise e, di conseguenza, nell’avvio di tecniche di intervento precoce su questa abilità, adattando l’allenamento alle diverse dimensioni che compongono il linguaggio umano. Infatti, la stimolazione cognitiva di questa capacità si rivela uno strumento necessario e molto utile per attenuare il deterioramento di questa facoltà, che ci conferisce la competenza di farci capire e comprendere il discorso altrui, favorendo l’autonomia e l’indipendenza delle persone. Inoltre, attraverso gli strumenti di stimolazione cognitiva e neuroriabilitazione dobbiamo allenare, esercitare, mantenere e preservare il linguaggio il più a lungo possibile e con la migliore destrezza, perizia e scioltezza possibili nelle persone con diagnosi di demenza, in quanto ciò si tradurrà in un maggior benessere e adattamento di queste persone.
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