TEST
Test dei Cubi di Corsi
Memoria visuospaziale e memoria di lavoro spaziale
Il paradigma di riferimento per la memoria visuospaziale, in versione digitale. Sequenze dirette e inverse su nove blocchi, con registrazione esatta dell’ordine premuto e delle latenze fra le pressioni.
COS’È LA PROVA
Ciò che la memoria verbale non vede
A differenza delle prove verbali di memoria immediata, i Cubi di Corsi esaminano la capacità di codificare, mantenere e manipolare l’informazione spaziale: la componente che sostiene l’orientamento, la navigazione, il seguire percorsi e la pianificazione di azioni nello spazio.
La distinzione fra le due condizioni non è una gradazione di difficoltà ma una separazione funzionale. La versione diretta misura l’immagazzinamento temporaneo visuospaziale; quella inversa aggiunge manipolazione attiva e riorganizzazione sequenziale. Il neuroimaging conferma questa dissociazione: reti parietali posteriori per il mantenimento, prefrontale dorsolaterale per la manipolazione (Wager e Smith, 2003; Owen et al., 2005).
La versione digitale conserva i principi del paradigma classico e aggiunge ciò che il formato da tavolo non può dare: precisione di registrazione, standardizzazione del ritmo di presentazione e la sequenza esatta premuta dal paziente, non soltanto se ha risposto correttamente.
COME SI SOMMINISTRA
Riprodurre la sequenza; poi, al contrario
Sullo schermo compaiono nove blocchi disposti in modo irregolare, visibili per tutta la prova. Il sistema li evidenzia uno alla volta, a ritmo costante di uno al secondo, con un cambio di colore e una mano che li indica. Terminata la sequenza, la persona la riproduce toccando i blocchi: prima nello stesso ordine e, nella seconda condizione, in ordine inverso. Le sequenze partono da due elementi e crescono finché non si sbagliano due prove consecutive allo stesso livello.
COSA MISURA LA PROVA
Indicatori e loro interpretazione
Span diretto
Lunghezza massima di sequenza riprodotta correttamente in almeno una prova. È il limite superiore della capacità di immagazzinamento visuospaziale immediato.
Alti: buona capacità di immagazzinamento visuospaziale, efficienza attentiva e codifica spaziale efficace; funzionamento conservato delle reti parietali posteriori.
Bassi: difficoltà di immagazzinamento visuospaziale, deficit attentivo o problemi di codifica percettiva. Anche stanchezza e ansia possono incidere e vanno escluse.
Risposte corrette dirette
Numero totale di sequenze corrette nell’intero sottotest diretto. Misura la costanza, non solo la capacità: uno span alto con poche risposte corrette è una prestazione fragile.
Alti: prestazione stabile ed efficiente, con mantenimento costante dell’informazione visuospaziale.
Bassi: esecuzione incostante, fluttuazioni attentive o stanchezza, anche quando lo span massimo non è particolarmente basso.
Latenza media (dirette)
Tempo medio fra le pressioni durante la riproduzione. Informa sulla velocità di recupero sequenziale e sulla pianificazione motoria.
Alti: rallentamento cognitivo, insicurezza nella risposta, sovraccarico o strategie di verifica eccessive.
Bassi: elaborazione efficiente; ma se accompagnate da errori, indicano impulsività o difetto del controllo inibitorio.
Span inverso
Lunghezza massima riprodotta correttamente in ordine inverso. Qui non basta immagazzinare: bisogna riorganizzare la sequenza mentre la si mantiene.
Alti: buona capacità esecutiva, flessibilità cognitiva ed efficienza nella manipolazione dell’informazione visuospaziale.
Bassi: difficoltà nella componente esecutiva — manipolazione, aggiornamento e inibizione — anche quando l’immagazzinamento di base è conservato.
Risposte corrette inverse
Totale di sequenze corrette nella condizione inversa. Misura se il controllo esecutivo regge lungo molte prove impegnative.
Alti: controllo esecutivo sostenuto e manipolazione efficiente, non un picco isolato di prestazione.
Bassi: difficoltà esecutiva, affaticamento cognitivo o incapacità di mantenere la strategia. Con uno span inverso accettabile, rivela un’incostanza che condiziona la prestazione globale.
Sequenza premuta
Registrazione dell’ordine esatto dei blocchi selezionati, in entrambe le condizioni. È ciò che rende possibile l’analisi qualitativa dell’errore.
Alti: sequenze organizzate: codifica e recupero sequenziali adeguati, buon controllo attentivo.
Bassi: errori sistematici di ordine, omissioni, intrusioni o perseverazioni; nella condizione inversa, inversione incompleta o frammentazione della sequenza.
RIFERIMENTI
Bibliografia
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- Kessels, R. P. C., van den Berg, E., Ruis, C., & Brands, A. M. A. (2008). The backward span of the Corsi Block-Tapping Task and its association with the WAIS-III Digit Span. Assessment, 15(4), 426–434.
- Brunetti, R., Del Gatto, C., & Delogu, F. (2014). eCorsi: Implementation and testing of the Corsi block-tapping task for digital tablets. Frontiers in Psychology, 5, 939.
- Baddeley, A. D. (2000). The episodic buffer: A new component of working memory? Trends in Cognitive Sciences, 4(11), 417–423.
- de Paula, J. J., Malloy-Diniz, L. F., & Romano-Silva, M. A. (2016). Reliability of working memory assessment in neurocognitive disorders: A study of the Digit Span and Corsi Block-Tapping tasks. Brazilian Journal of Psychiatry, 38(3), 262–263.
- Baddeley, A. D., Hitch, G. J., & Allen, R. J. (2019). From short-term store to multicomponent working memory: The role of the modal model. Memory & Cognition, 47, 575–588.
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