Accedi gratuitamente alla conferenza su “Neuropsicologia della disabilità intellettiva: Benefici della stimolazione cognitiva e strategie di intervento” tenuta dalle dottoresse in Psicologia Olga Bruna e Roser Fernández! La formazione si è svolta nella Giornata sulla Disabilità Intellettiva: Progressi e Sfide Future organizzata da NeuronUP lo scorso 4 ottobre.
Puoi vedere la conferenza in differita dopo esserti registrato al seguente link:
Dubbi sulla conferenza sulla neuropsicologia della disabilità intellettiva
Di seguito, le dottoresse Olga Bruna e Roser Fernández rispondono ai dubbi che non hanno avuto il tempo di chiarire durante la diretta della loro conferenza su Neuropsicologia della disabilità intellettiva.
1. La psicologa Meritxell Tomás chiede informazioni sulle risorse residenziali per persone con disabilità intellettiva
Domanda:
Grazie mille, Olga e Roser! È stato fantastico! Ho un dubbio: esiste qualche struttura residenziale per persone con DI + SD e DTA con gravi alterazioni del comportamento? Cause organiche escluse. Ci troviamo di fronte al fatto che nelle strutture residenziali le persone invecchiano e non ci sono posti specializzati per persone anziane (e tanto meno con problemi di comportamento). Grazie!
Risposta:
Grazie mille, siamo felici che la presentazione ti abbia interessato. La verità è che è un tema ancora difficile, sebbene, almeno a Barcellona, alcuni centri diurni e residenze inizino ad aprire posti per persone con disabilità intellettiva. Quelli che funzionano da anni sono fondazioni private che dispongono di un centro occupazionale e anche di una residenza.
2. La psicologa Nuria Mallol espone il suo dubbio se sia possibile che una persona con sindrome di Down recuperi il suo livello cognitivo precedente mediante esercizi di stimolazione cognitiva
Domanda:
È possibile che una persona con sindrome di Down con lieve deterioramento cognitivo torni al suo stato cognitivo precedente attraverso esercizi di stimolazione cognitiva?
Risposta:
La stimolazione cognitiva aiuta a mantenere le funzioni e persino a migliorarle in alcuni aspetti, ma invertire il processo quando esiste già un deterioramento cognitivo diagnosticato per ragioni neurobiologiche non è facile. Si stanno sperimentando diversi trattamenti farmacologici, ma è ancora presto per trarre conclusioni chiare.
Come avviene nelle demenze, nella popolazione generale è importante continuare la stimolazione cognitiva anche quando è già stato rilevato un deterioramento cognitivo e farlo in modo adattato alle esigenze di ciascuna persona. L’obiettivo è rallentare, per quanto possibile, la progressione del deterioramento cognitivo e favorire la sua autonomia e funzionalità nelle attività della vita quotidiana.
È inoltre fondamentale prendersi cura dei familiari, con l’obiettivo di orientarli nelle attività della vita quotidiana e tenere conto del sovraccarico psicologico che possono sperimentare.
3. La neuropsicologa Carolina González si chiede se sia possibile avviare programmi di intervento neuropsicologico in bambini o adolescenti
Domanda:
È possibile avviare questi programmi di intervento neuropsicologico in persone più giovani, ad esempio in bambini e adolescenti con sindrome di Down?
Risposta:
Quanto prima si interviene con programmi specifici in base alle esigenze di ciascuna persona, meglio. Già nei primi anni i programmi di stimolazione precoce sono molto benefici e è importante progettare un’assistenza adeguata alle necessità di ogni persona e famiglia, durante l’infanzia e l’adolescenza. Allo stesso modo, in età adulta è molto positivo continuare a esercitare e lavorare sui processi cognitivi, oltre che promuovere l’autonomia e l’autoregolazione.
4. Lo studente di Psicologia Cristian Fco Liebanans espone i suoi dubbi sulla possibilità di prevenire il neuroinvecchiamento nei pazienti in età infantile
Domanda:
Si può prevenire il neuroinvecchiamento nei pazienti in età infantile? Ad esempio, come avviene con il danno cerebrale acquisito e l’uso di cannabidiolo. Sono uno studente di Psicologia. Adoro questo tipo di congressi per la mia carriera e il mio sviluppo.
Risposta:
Per quanto riguarda i trattamenti farmacologici più specifici, ci dispiace non poter rispondere alla tua domanda, poiché non siamo specialisti in questo ambito. Ciò che invece è fondamentale è avviare la stimolazione precoce adattata alle sue esigenze il prima possibile, con l’obiettivo di favorire il processo di neuro-sviluppo.
5. Il professor Lucero del Carmen Escobedo chiede se per bambini piccoli gli strumenti citati sarebbero utili
Domanda:
Per bambini da 3 a 5 anni, gli strumenti citati sarebbero utili?
Risposta:
Gli strumenti che abitualmente si utilizzano sono test e/o sottotest di prove note che aiutano a elaborare un protocollo/batteria neuropsicologica che permetta di ottenere un profilo. Tale profilo neuropsicologico informa sui punti di forza e di debolezza della persona al fine di sviluppare un intervento specifico basato sul potenziale di apprendimento. Consigliamo di leggere il seguente articolo:
https://revistadown.downcantabria.com/wp-content/uploads/2008/06/revista97_56-67.pdf
6. La neuropsicologa Aida Miranda vuole sapere se le relatrici abbiano riscontrato qualche scoperta rilevante nelle fasi del neuro-sviluppo delle persone con sindrome di Down
Domanda:
Buon pomeriggio! Mi piacerebbe sapere se avete riscontrato qualche scoperta rilevante nelle fasi del neuro-sviluppo delle persone con sindrome di Down, dato che avete menzionato che il processo di invecchiamento inizia prima (intorno ai 38 anni, mi sembra di ricordare).
Risposta:
Inizialmente si ipotizza che tra i 38 e i 40 anni e, più specificamente, a partire dai 40 anni possano manifestarsi cambiamenti cognitivi, emotivi e comportamentali nelle persone con sindrome di Down ed è per questo fondamentale effettuare un monitoraggio per rilevare un declino che possa essere indicativo dell’inizio di un possibile processo neurodegenerativo.
Se rileviamo la presenza di cambiamenti cognitivi, emotivi e comportamentali, in relazione alla situazione precedente di ciascuna persona, è fondamentale effettuare una diagnosi più specifica. Questa avverrebbe mediante la somministrazione di test adattati alla popolazione con disabilità intellettiva, come il CAMDEX-DS. Per questo motivo, è cruciale promuovere la stimolazione cognitiva già prima di tale età, per supportare la riserva cognitiva al fine di rallentare il processo di deterioramento durante l’invecchiamento.
Raccomandiamo la lettura del suddetto articolo: https://revistadown.downcantabria.com/wp-content/uploads/2008/06/revista97_56-67.pdf
7. La logopedista Cristina Urgoiti si chiede se prima bisognerebbe inviare in un centro le persone con disabilità intellettiva con problemi di comportamento
Domanda:
La valutazione è un aspetto molto difficile perché spesso ci sono problemi di comportamento e non sono collaborativi, e in un centro diurno è molto, molto complicato. Bisognerebbe inviarli in qualche centro per trattare prima il problema comportamentale? O come possiamo agire?
Risposta:
In queste occasioni è meglio che la valutazione venga effettuata attraverso osservazioni sistematiche nel loro ambiente più familiare e vicino per poter fornire indicazioni e intervenire adeguandosi alle esigenze.
Inoltre, è importante considerare che di solito i problemi emotivi e comportamentali sono quelli che generano il maggiore sovraccarico psicologico nei familiari, per cui dovremmo lavorare insieme alla famiglia.
8. Lo psicologo Richar Rojas si chiede quali strumenti utilizzare in relazione ai comportamenti disadattativi e alle abilità sociali
Domanda:
Per quanto riguarda i comportamenti disadattativi e le abilità sociali, quali strumenti standardizzati si possono utilizzare per la valutazione nella sindrome di Down e per lavorare in base alle loro esigenze? Grazie.
Risposta:
Consigliamo di leggere questo articolo del 2019 pubblicato nella Rivista Sindrome di Down: Vita Adulta, in cui viene condotta una revisione sistematica su come valutare le capacità cognitive e adattative nelle persone con SD:
9. La logopedista Cristina Urgoiti espone i suoi dubbi riguardo alla valutazione delle persone prive di linguaggio
Domanda:
In persone che non hanno linguaggio, come valutate?
Risposta:
Si cerca di elaborare screening di valutazione in cui i diversi test non impegnino le persone che non hanno acquisito un livello sufficiente di linguaggio espressivo. A tal fine, si scelgono quei test che offrano la possibilità di risposte multiple, ad esempio attraverso il segnalamento (es. Test di Vocabolario in Immagini di Peabody).







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