
{"id":900001928,"date":"2026-10-19T10:56:58","date_gmt":"2026-10-19T08:56:58","guid":{"rendered":"https:\/\/neuronup.com\/it\/?p=900001928"},"modified":"2026-10-22T14:43:04","modified_gmt":"2026-10-22T12:43:04","slug":"il-cervello-nell-era-digitale-come-la-tecnologia-sta-trasformando-il-nostro-modo-di-pensare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/neuronup.com\/it\/neuroscienze\/neuropsicologia\/il-cervello-nell-era-digitale-come-la-tecnologia-sta-trasformando-il-nostro-modo-di-pensare\/","title":{"rendered":"Il cervello nell\u2019era digitale: come la tecnologia sta trasformando il nostro modo di pensare"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-xl-font-size wp-block-paragraph\">La neuropsicologa Valeria Medina affronta l\u2019<strong>impatto della tecnologia sul nostro funzionamento cognitivo<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-group\"><div class=\"wp-block-group__inner-container is-layout-constrained wp-block-group-is-layout-constrained\">\n<p class=\"has-text-align-left br-0101 has-heading-color has-alt-background-color has-text-color has-background has-link-color wp-elements-1 has-xl-margin-top has-xxl-margin-bottom wp-block-paragraph\">Questo articolo analizza come la tecnologia trasformi il cervello umano attraverso l\u2019adattamento neuroplastico e il cognitive offloading (esternalizzazione cognitiva). In un ambiente digitale che riduce le nostre richieste mentali e favorisce fenomeni come l\u2019attenzione frammentata o la memoria transattiva, la valutazione neuropsicologica e la stimolazione cognitiva si affermano come strumenti clinici imprescindibili per sollecitare la partecipazione attiva del cervello e preservare le funzioni esecutive nella neuroriabilitazione.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">L\u2019ambiente digitale: deterioramento o adattamento neuroplastico?<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In poche decadi, la <a href=\"https:\/\/neuronup.com\/it\/neuroscienze\/ia-e-neuroscienze-come-l-intelligenza-artificiale-sta-trasformando-la-stimolazione-cognitiva-e-la-neuroreabilitazione\/\"><strong>tecnologia digitale<\/strong><\/a> \u00e8 passata dall\u2019essere uno strumento complementare a far parte praticamente di ogni ambito della nostra vita quotidiana. Consultiamo il telefono per sapere che ora \u00e8, ricordare un appuntamento, trovare un indirizzo, comunicare, cercare informazioni o prendere decisioni. I motori di ricerca ci permettono di accedere ai dati in pochi secondi, i sistemi GPS ci indicano come raggiungere qualsiasi luogo e i social network ci offrono un flusso quasi illimitato di informazioni. Pi\u00f9 recentemente, l\u2019<strong>intelligenza artificiale generativa ha compiuto un ulteriore passo avanti, consentendoci di delegare attivit\u00e0<\/strong> come riassumere un testo, organizzare informazioni, generare idee o redigere contenuti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Farka\u0161 (2024) propone di interpretare questa trasformazione come la <strong>comparsa di un nuovo ambiente in cui l\u2019essere umano si muove quotidianamente<\/strong>. Al mondo fisico e a quello simbolico, costruito attraverso il linguaggio e la cultura, si aggiunge ora un mondo digitale che sta modificando il modo in cui accediamo alla conoscenza, ci relazioniamo e risolviamo i problemi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo non significa che la tecnologia stia inevitabilmente deteriorando il nostro cervello. Piuttosto, <strong>stiamo vivendo un processo di adattamento reciproco<\/strong>. Progettiamo strumenti per rispondere ai limiti e alle esigenze della nostra cognizione e, a sua volta, <strong>il nostro funzionamento cognitivo si adatta a un ambiente in cui questi strumenti sono costantemente disponibili<\/strong>. Farka\u0161 (2024) osserva che molti aspetti del cervello continuano a essere plastici durante l\u2019et\u00e0 adulta, sebbene questa capacit\u00e0 sia maggiore nelle fasi dello sviluppo.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Cambiamenti cerebrali associati all\u2019ambiente digitale<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa capacit\u00e0 di <strong>adattamento si pu\u00f2 osservare anche a livello cerebrale<\/strong>. L\u2019interazione ripetuta con le tecnologie digitali \u00e8 stata associata a <strong>cambiamenti nell\u2019attivazione e nella connettivit\u00e0 di determinate reti e<\/strong>, in alcuni studi, a <strong>differenze strutturali<\/strong>. Sono state descritte modifiche associate all\u2019uso intensivo dei touchscreen, alle ricerche su Internet o al multitasking digitale, anche se molti di questi studi sono trasversali e non consentono di stabilire un rapporto causale diretto (Correia de Barros, 2024).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per questo motivo, questi <strong>risultati non devono essere interpretati come prova di<\/strong> <a href=\"https:\/\/neuronup.com\/it\/stimolazione-e-riabilitazione-cognitiva\/deterioramento-cognitivo\/neurotecnologia-nel-deterioramento-cognitivo-lieve-avanzamenti-nella-neuroriabilitazione-con-realta-virtuale-e-biomarcatori\/\"><strong>deterioramento<\/strong><\/a><strong>, bens\u00ec come manifestazioni<\/strong> di un cervello che risponde alle richieste dell\u2019ambiente. A seconda dell\u2019attivit\u00e0, questo adattamento pu\u00f2 comportare un maggiore reclutamento di alcune reti, una minore partecipazione di altre o lo sviluppo di strategie diverse per svolgere lo stesso compito (Kassa, 2026).<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:50px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-group br-0111 has-primary-background-color has-background has-dark-background has-sm-padding-top has-sm-padding-left has-sm-padding-right has-xxl-margin-top\"><div class=\"wp-block-group__inner-container is-layout-constrained wp-block-group-is-layout-constrained\">\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-8f761849 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-full desktop-position-absolute desktop-bottom-0 mobile-width-50 mobile-m-inline-auto has-xl-margin-top\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/neuronup.com\/it\/wp-content\/uploads\/2022\/v3\/producto-certificado.webp\" alt=\"\" class=\"wp-image-31568\"><\/figure>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<h2 class=\"wp-block-heading has-white-color has-text-color\"><strong>Iscriviti<\/strong> <br>alla nostra <br>Newsletter<\/h2>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-buttons is-layout-flex wp-block-buttons-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-button--1\" style=\"--button-outline-color:var(--color-white);--button-outline-color-hover:rgba(0,0,0,0.8);\"><a class=\"wp-block-button__link button button-outline   wp-element-button\" href=\"https:\/\/neuronup.com\/it\/newsletter\/\">Iscriviti<\/a><\/div>\n\n<\/div>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n\n<div style=\"height:50px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Impatto del cognitive offloading sulle funzioni cognitive<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Uno dei concetti che meglio permette di comprendere questo fenomeno \u00e8 quello di <strong>esternalizzazione cognitiva o<\/strong> <strong><em>cognitive offloading<\/em><\/strong>. Da sempre utilizziamo elementi esterni per ridurre le nostre richieste mentali: scrivere la lista della spesa, prendere appunti o chiedere a un\u2019altra persona sono esempi tradizionali. La differenza \u00e8 che Internet e gli smartphone hanno moltiplicato enormemente la nostra capacit\u00e0 di archiviare e recuperare informazioni esterne. Firth et al. (2019) descrivono Internet come una sorta di <strong>sistema di \u201cmemoria transattiva\u201d<\/strong> in cui, <strong>invece di ricordare necessariamente un dato, possiamo ricordare come o dove trovarlo<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Questa riorganizzazione delle richieste cognitive non riguarda una sola capacit\u00e0<\/strong>, ma pu\u00f2 interessare l\u2019attenzione, la memoria, l\u2019orientamento, il linguaggio, le funzioni esecutive e la cognizione sociale.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Attenzione: dal mantenimento del focus all\u2019attenzione parziale continua<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019<a href=\"https:\/\/neuronup.com\/it\/aree-dintervento\/funzioni-cognitive\/attenzione\/\">attenzione<\/a> \u00e8 probabilmente <strong>una delle funzioni pi\u00f9 studiate in relazione all\u2019ambiente digitale<\/strong>. Smartphone, social network, posta elettronica, messaggi e notifiche offrono costanti occasioni per spostare il focus. Shanmugasundaram e Tamilarasu (2023) descrivono questo fenomeno come <strong>attenzione parziale continua<\/strong>, uno stato in cui <strong>distribuiamo l\u2019attenzione tra pi\u00f9 fonti senza dedicarci completamente a nessuna di esse<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il problema non riguarda soltanto il tempo che trascorriamo davanti a uno schermo, ma anche il tipo di interazione che instauriamo con esso. Il <a href=\"https:\/\/neuronup.com\/it\/neuroscienze\/neuropsicologia\/l-impatto-della-multitasking-sul-funzionamento-cerebrale-e-cognitivo\/\">multitasking mediatico<\/a> ci obbliga a passare da un\u2019attivit\u00e0 all\u2019altra, a ritrovare continuamente il punto in cui eravamo rimasti e a inibire gli stimoli irrilevanti. Firth et al. (2019) hanno esaminato studi in cui le <strong>persone che ricorrevano pi\u00f9 spesso al multitasking mediatico ottenevano risultati peggiori nei compiti che richiedevano attenzione sostenuta<\/strong> ed erano pi\u00f9 suscettibili alle distrazioni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le <strong>stesse piattaforme possono favorire questo schema<\/strong>. Lo scorrimento continuo dei contenuti, le notifiche, la riproduzione automatica o i suggerimenti personalizzati consentono di passare rapidamente da uno stimolo all\u2019altro. Farka\u0161 (2024) osserva che l\u2019abbondanza di informazioni e il design fortemente coinvolgente di molti strumenti digitali <strong>possono favorire il sovraccarico informativo e uno stile attentivo pi\u00f9 frammentato<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo non consente di affermare che i social network abbiano ridotto universalmente la nostra \u201ccapacit\u00e0 di attenzione\u201d. Le evidenze sono pi\u00f9 complesse. <strong>Ci\u00f2 che suggeriscono \u00e8 che un ambiente che premia costantemente il passaggio da uno stimolo all\u2019altro non richiede gli stessi meccanismi<\/strong> necessari per leggere per un\u2019ora, sostenere una conversazione complessa o concentrarsi a lungo su un unico compito.<\/p>\n\n\n\n\n\n<div style=\"height:50px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Memoria: ricordare meno informazioni e ricordare meglio dove trovarle<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche il rapporto tra la <a href=\"https:\/\/neuronup.com\/it\/neuroscienze\/neuropsicologia\/memoria\/la-memoria-definizione-tipi-esercizi-e-valutazione\/\">memoria<\/a> <strong>e l\u2019ambiente sta cambiando<\/strong>. Se sappiamo che un\u2019informazione \u00e8 salvata sul telefono o disponibile su Google, pu\u00f2 diminuire la necessit\u00e0 di memorizzarla. Firth et al. (2019) citano studi in cui le <strong>persone tendevano a ricordare meglio dove trovare determinati dati che i dati stessi<\/strong>, sapendo che avrebbero potuto consultarli di nuovo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Correia de Barros (2024) descrive risultati simili e osserva che le persone convinte che determinate informazioni sarebbero state archiviate esternamente potevano ricordare meno contenuti rispetto a chi pensava di dover fare affidamento solo sulla propria memoria. Tuttavia, la stessa revisione riporta anche l\u2019effetto opposto, poich\u00e9 <strong>esternalizzare alcune informazioni pu\u00f2 liberare risorse cognitive e permettere di ricordare meglio altri elementi<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pertanto, <strong>non possiamo parlare semplicemente di \u201cperdita di memoria\u201d<\/strong>. Sembra piuttosto che stia cambiando la nostra strategia. <strong>La memoria interna \u00e8 sempre pi\u00f9 integrata da una memoria esterna<\/strong>, composta da calendari, motori di ricerca, fotografie, conversazioni archiviate e dispositivi digitali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Qualcosa di simile accade con le fotografie. Diversi studi esaminati da Correia de Barros (2024) <strong>associano lo scatto di fotografie a un minore ricordo successivo di determinati dettagli<\/strong>, forse perch\u00e9 confidiamo nel fatto che la fotocamera conserver\u00e0 l\u2019esperienza al posto nostro.<\/p>\n\n\n\n\n\n<div style=\"height:50px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Orientamento spaziale e dipendenza dal GPS<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019<a href=\"https:\/\/neuronup.com\/it\/aree-dintervento\/funzioni-cognitive\/orientamento\/\">orientamento spaziale<\/a> rappresenta <strong>uno degli esempi pi\u00f9 chiari di esternalizzazione cognitiva<\/strong>. Muoversi in un ambiente senza aiuti comporta individuare punti di riferimento, ricordare le svolte, aggiornare la propria posizione e costruire una rappresentazione mentale dello spazio. I sistemi di navigazione riducono notevolmente queste richieste, fornendo indicazioni passo dopo passo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Correia de Barros (2024) riporta <strong>studi che associano un uso intensivo del GPS a prestazioni peggiori nella memoria spaziale<\/strong> dipendente dall\u2019ippocampo. Questo non significa che usare Google Maps o Waze deteriori direttamente l\u2019ippocampo, ma che <strong>seguire indicazioni esterne pu\u00f2 richiedere strategie cognitive diverse<\/strong> da quelle necessarie per orientarsi usando mappe mentali e punti di riferimento ambientali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Shanmugasundaram e Tamilarasu (2023) menzionano inoltre che i sistemi di navigazione basati sull\u2019intelligenza artificiale <strong>possono modificare il modo in cui utilizziamo i processi legati alla cognizione spaziale<\/strong>. Il GPS \u00e8 estremamente utile per l\u2019autonomia e l\u2019efficienza, ma facilitare un compito e allenare la funzione che ne \u00e8 alla base non sono esattamente la stessa cosa.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Linguaggio: tra accesso immediato ed elaborazione profonda<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il <a href=\"https:\/\/neuronup.com\/it\/aree-dintervento\/funzioni-cognitive\/linguaggio\/\">linguaggio<\/a> ha ricevuto meno attenzione della memoria o dell\u2019attenzione in questa letteratura, ma <strong>emergono anche risultati rilevanti<\/strong>. Nell\u2019infanzia, Correia de Barros (2024) cita studi in cui <strong>un maggiore uso dei dispositivi mobili era associato a minori abilit\u00e0 linguistiche espressive<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Farka\u0161 (2024) cita inoltre studi di neuroimaging in cui un <strong>uso intensivo dei media digitali nei primi anni di vita era associato a una minore integrit\u00e0 microstrutturale dei tratti di sostanza bianca<\/strong> legati al linguaggio e all\u2019alfabetizzazione, comprese le connessioni tra regioni tradizionalmente associate all\u2019elaborazione linguistica. Si tratta di associazioni, non di prove che gli schermi causino direttamente queste differenze.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Allo stesso tempo, le <strong>tecnologie digitali possono anche favorire l\u2019apprendimento linguistico<\/strong>. Gli strumenti didattici e i sistemi di intelligenza artificiale possono adattare gli esercizi, fornire feedback e facilitare la pratica delle lingue. L\u2019effetto, quindi, <strong>dipende dal tipo di attivit\u00e0 e dal fatto che la tecnologia sostituisca l\u2019elaborazione o la stimoli<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Funzioni esecutive: pianificazione, inibizione e presa di decisioni<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le <a href=\"https:\/\/neuronup.com\/it\/aree-dintervento\/funzioni-cognitive\/funzioni-esecutive\/\">funzioni esecutive<\/a> ci consentono di organizzare il comportamento, mantenere gli obiettivi, inibire le risposte, risolvere i problemi e prendere decisioni. Oggi esternalizziamo anche parte di questi processi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un calendario organizza i nostri impegni, un algoritmo filtra le opzioni e un\u2019intelligenza artificiale pu\u00f2 aiutarci a strutturare un progetto o a generare alternative. Kassa (2026) osserva che l\u2019accesso alle informazioni digitali pu\u00f2 migliorare alcune decisioni, ma che l\u2019<strong>eccesso di informazioni pu\u00f2 causare sovraccarico cognitivo e favorire decisioni basate su scorciatoie anzich\u00e9 su analisi approfondite<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Farka\u0161 (2024) aggiunge che gli <strong>algoritmi di raccomandazione semplificano la presa di decisioni<\/strong> riducendo il numero di alternative da valutare. Questo aiuto pu\u00f2 essere efficiente, ma <strong>pu\u00f2 anche rafforzare i pregiudizi preesistenti<\/strong> se ci mostra solo informazioni coerenti con le nostre preferenze.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019<strong>intelligenza artificiale amplia ulteriormente questa riflessione<\/strong>. Shanmugasundaram e Tamilarasu (2023) osservano che i modelli linguistici possono aiutare a esplorare nuove prospettive e supportare le decisioni, ma una <strong>dipendenza eccessiva potrebbe ridurre le occasioni di esercitare l\u2019analisi, l\u2019autonomia e il pensiero critico<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n\n\n<div style=\"height:50px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Cognizione sociale: le relazioni umane in un nuovo ambiente<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I social network hanno trasferito una parte importante delle nostre interazioni nel mondo digitale. I <strong>meccanismi sociali di base non scompaiono, ma cambia il contesto<\/strong>. Oggi l\u2019accettazione pu\u00f2 essere quantificata attraverso follower, visualizzazioni o \u201cmi piace\u201d, mentre i confronti sociali possono avvenire con centinaia o migliaia di persone.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Correia de Barros (2024) riporta studi che associano l\u2019<strong>uso intensivo dei social network a cambiamenti nei processi di regolazione emotiva e di riconoscimento delle emozioni<\/strong>, oltre a correlazioni tra le dimensioni delle reti online e le regioni cerebrali associate alla cognizione sociale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nonostante ci\u00f2, i social network <strong>possono anche favorire il senso di connessione e il supporto<\/strong>. In alcune popolazioni, il loro uso \u00e8 stato associato a una minore solitudine e a un maggiore supporto sociale. Ancora una volta, quindi, <strong>il tipo di utilizzo \u00e8 pi\u00f9 importante della semplice presenza<\/strong> della tecnologia.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Vantaggi e rischi dell\u2019iperconnessione<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019<strong>era digitale ha ampliato enormemente le nostre capacit\u00e0<\/strong>. Possiamo accedere immediatamente alla conoscenza, mantenere relazioni a distanza, apprendere nuove abilit\u00e0, compensare alcune difficolt\u00e0 cognitive e utilizzare strumenti capaci di elaborare quantit\u00e0 di informazioni impossibili da gestire per una sola persona. Farka\u0161 (2024) ipotizza persino la <strong>possibilit\u00e0 di una relazione collaborativa tra esseri umani e intelligenza artificiale, in cui entrambi i sistemi apportano capacit\u00e0 diverse e complementari<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questi vantaggi convivono, tuttavia, con nuove richieste cognitive. Kassa (2026) riassume questa dualit\u00e0 osservando che la <strong>tecnologia pu\u00f2 generare sovraccarico quando supera le nostre risorse attentive o di memoria di lavoro<\/strong>, ma anche <strong>favorire l\u2019apprendimento se \u00e8 progettata correttamente e utilizzata in modo strategico<\/strong>. L\u2019effetto, quindi, non dipende solo dalla presenza della tecnologia, ma anche dal compito che svolge, da come la utilizziamo e dai processi cognitivi che le affidiamo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In quest\u2019ottica, <strong>la questione non \u00e8 scegliere tra tecnologia e metodo \u201ctradizionale\u201d<\/strong>. Il nostro funzionamento cognitivo si \u00e8 sempre avvalso di strumenti culturali. La scrittura ha permesso di esternalizzare parte della memoria, le mappe hanno trasformato il nostro modo di orientarci e le calcolatrici hanno modificato il modo in cui eseguiamo i calcoli. Ci\u00f2 che distingue l\u2019attuale ambiente digitale \u00e8 la velocit\u00e0, la disponibilit\u00e0 permanente e il numero di processi su cui pu\u00f2 intervenire contemporaneamente. Proprio per questo, man mano che alcuni compiti diventano pi\u00f9 semplici grazie alla tecnologia, <strong>\u00e8 interessante chiederci quali occasioni abbiamo ancora per attivare le funzioni cognitive che prima intervenivano in modo pi\u00f9 diretto<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">L\u2019importanza di continuare a stimolare le nostre funzioni cognitive<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il fatto che uno strumento possa svolgere un compito al posto nostro non significa che dobbiamo smettere di usarlo o rinunciare ai suoi vantaggi. Significa che <strong>possiamo essere pi\u00f9 consapevoli dei processi che stiamo delegando e cercare altri contesti in cui queste capacit\u00e0 continuino a essere coinvolte attivamente<\/strong>. La stimolazione cognitiva parte da questa idea e mira a creare occasioni per esercitare funzioni come l\u2019attenzione, la memoria, l\u2019orientamento, il linguaggio, il ragionamento o le funzioni esecutive.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa possibilit\u00e0 non \u00e8 incompatibile con l\u2019uso degli strumenti digitali. Anzi, Correia de Barros (2024) osserva che <strong>alcune tecnologie possono essere utilizzate per la stimolazione cognitiva<\/strong> e che i loro effetti dipendono dalla natura dell\u2019attivit\u00e0 e dalle modalit\u00e0 d\u2019uso. Analogamente, Farka\u0161 (2024) cita <strong>studi sull\u2019allenamento digitale e sulle applicazioni tecnologiche nell\u2019ambito della<\/strong> <a href=\"https:\/\/neuronup.com\/it\/neuroriabilitazione\/\"><strong>neuroriabilitazione<\/strong><\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La differenza sta, <strong>quindi, nella finalit\u00e0 dello strumento e nelle richieste che comporta<\/strong>. Un GPS \u00e8 progettato per agevolare l\u2019orientamento e ridurre parte dello sforzo necessario a costruire un percorso, mentre un\u2019attivit\u00e0 di stimolazione cognitiva pu\u00f2 essere progettata proprio affinch\u00e9 la persona debba orientarsi, individuare punti di riferimento o pianificare un tragitto. Allo stesso modo, un motore di ricerca mira a rendere il reperimento delle informazioni il pi\u00f9 rapido possibile, mentre un compito cognitivo pu\u00f2 richiedere di mantenerle, manipolarle, collegarle alle conoscenze pregresse e recuperarle in seguito.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La tecnologia pu\u00f2 quindi svolgere <strong>due ruoli diversi<\/strong>. In alcuni momenti funge da supporto e riduce il carico cognitivo; in altri pu\u00f2 diventare uno strumento per generare intenzionalmente la stessa richiesta cognitiva. <strong>\u00c8 importante mantenere un equilibrio tra queste due funzioni<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:50px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-group\"><div class=\"wp-block-group__inner-container is-layout-constrained wp-block-group-is-layout-constrained\">\n<div class=\"wp-block-columns br-0111 particle-bg p-5 has-primary-background-color has-background is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-8f761849 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\" style=\"flex-basis:66.66%\">\n<h2 class=\"wp-block-heading has-white-color has-text-color\">Prova NeuronUP gratis per 7 giorni<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"has-white-color has-text-color wp-block-paragraph\">Potrai collaborare con le nostre attivit\u00e0, progettare sedute o fare riabilitazione a distanza.<\/p>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\" style=\"flex-basis:33.33%\">\n<div class=\"wp-block-buttons is-content-justification-center is-layout-flex wp-container-core-buttons-is-layout-fe48e5de wp-block-buttons-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-button\" style=\"--button-background:var(--color-custom-1);--button-background-hover:#cc7e00;\"><a class=\"wp-block-button__link button   wp-element-button\" href=\"https:\/\/neuronup.com\/it\/landing-store-user\/\">Comincia la tua prova<\/a><\/div>\n\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<div style=\"height:18px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<div style=\"height:50px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Conclusioni<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non sembra esserci evidenza che l\u2019era digitale stia causando un deterioramento generalizzato del cervello. Le <strong>evidenze disponibili mostrano associazioni<\/strong> tra determinati modelli di utilizzo e cambiamenti in diverse funzioni cognitive, <strong>ma permangono importanti limiti metodologici e mancano studi longitudinali<\/strong> che consentano di conoscerne gli effetti nel corso dei decenni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci\u00f2 che appare <strong>sempre pi\u00f9 evidente \u00e8 che la nostra cognizione si sta adattando a un ambiente diverso<\/strong>. Il cervello modifica le proprie connessioni e strategie in funzione dell\u2019esperienza, mentre noi progettiamo l\u2019ambiente tecnologico proprio per adattarlo alle nostre capacit\u00e0 e ai nostri limiti. <strong>\u00c8 un processo bidirezionale e<\/strong>, in un certo senso, <strong>una nuova fase della nostra evoluzione culturale<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per questo motivo, l\u2019obiettivo non dovrebbe essere rifiutare la tecnologia o l\u2019intelligenza artificiale. Entrambe possono migliorare la nostra autonomia, facilitare l\u2019apprendimento, aumentare la produttivit\u00e0 e consentirci di accedere a risorse un tempo inimmaginabili. La <strong>sfida consiste nell\u2019utilizzarle con criterio<\/strong>, comprendendo quali processi stiamo delegando e mantenendo occasioni per esercitare le nostre capacit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La tecnologia pu\u00f2 ricordare, orientarsi, calcolare o persino generare risposte al posto nostro. Ma continuare ad attivare le nostre funzioni cognitive resta importante in un cervello che \u00e8 plastico e sensibile all\u2019esperienza. Nell\u2019era digitale, probabilmente la questione non \u00e8 quanto possiamo fare senza tecnologia, ma <strong>come possiamo utilizzarla senza smettere di partecipare attivamente ai nostri processi cognitivi<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Bibliografia <\/h2>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li class=\"has-sm-font-size\">Correia de Barros, E. (2024). Understanding the influence of digital technology on human cognitive functions: A narrative review. <em>IBRO Neuroscience Reports, 17<\/em>, 415\u2013422. https:\/\/doi.org\/10.1016\/j.ibneur.2024.11.006<\/li>\n\n\n\n<li class=\"has-sm-font-size\">Farka\u0161, I. (2024). Transforming cognition and human society in the digital age. <em>Biological Theory<\/em>. https:\/\/doi.org\/10.1007\/s13752-024-00483-3<\/li>\n\n\n\n<li class=\"has-sm-font-size\">Firth, J., Torous, J., Stubbs, B., Firth, J. A., Steiner, G. Z., Smith, L., Alvarez-Jimenez, M., Gleeson, J., Vancampfort, D., Armitage, C. J., &amp; Sarris, J. (2019). The \u201conline brain\u201d: How the Internet may be changing our cognition. <em>World Psychiatry, 18<\/em>(2), 119\u2013129. https:\/\/doi.org\/10.1002\/wps.20617<\/li>\n\n\n\n<li class=\"has-sm-font-size\">Kassa, S. T. (2026). Cognitive benefits and risks of digital technology engagement. <em>Discover Psychology, 6<\/em>, Article 10. https:\/\/doi.org\/10.1007\/s44202-025-00527-0<\/li>\n\n\n\n<li class=\"has-sm-font-size\">Shanmugasundaram, M., &amp; Tamilarasu, A. (2023). The impact of digital technology, social media, and artificial intelligence on cognitive functions: A review. <em>Frontiers in Cognition, 2<\/em>, 1203077. https:\/\/doi.org\/10.3389\/fcogn.2023.1203077<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<div style=\"height:70px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-group p-4 br-0111 has-alt-background-color has-background has-light-background\"><div class=\"wp-block-group__inner-container is-layout-constrained wp-block-group-is-layout-constrained\">\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Domande frequenti sul cervello nell\u2019era digitale <\/strong><\/h2>\n\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-pb-accordion-item c-accordion__item js-accordion-item no-js\" data-initially-open=\"false\" data-click-to-close=\"true\" data-auto-close=\"true\" data-scroll=\"false\" data-scroll-offset=\"0\" id=\"trabajarneuronup\"><h3 id=\"at-524650\" class=\"c-accordion__title js-accordion-controller\" role=\"button\">1. L\u2019uso intensivo della tecnologia provoca un deterioramento cognitivo generalizzato?<\/h3><div id=\"ac-524650\" class=\"c-accordion__content\">\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le evidenze attuali suggeriscono che non si tratta di un deterioramento inevitabile, bens\u00ec di un processo di adattamento reciproco. Il cervello adulto conserva la propria plasticit\u00e0 e risponde alle richieste dell\u2019ambiente digitale, il che pu\u00f2 comportare il reclutamento di diverse reti neurali o l\u2019impiego di nuove strategie per svolgere i compiti.<\/p>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-pb-accordion-item c-accordion__item js-accordion-item no-js\" data-initially-open=\"false\" data-click-to-close=\"true\" data-auto-close=\"true\" data-scroll=\"false\" data-scroll-offset=\"0\" id=\"trabajarneuronup\"><h3 id=\"at-524651\" class=\"c-accordion__title js-accordion-controller\" role=\"button\">2. In che modo il multitasking digitale influisce sui processi attentivi del paziente?<\/h3><div id=\"ac-524651\" class=\"c-accordion__content\">\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il passaggio continuo da uno schermo all\u2019altro, tra social network e notifiche, favorisce uno stato di \u201cattenzione parziale continua\u201d, in cui le risorse vengono distribuite tra pi\u00f9 fonti. Chi ricorre spesso al multitasking mediatico tende a ottenere risultati peggiori nei compiti che richiedono attenzione sostenuta ed \u00e8 pi\u00f9 suscettibile alle distrazioni.<\/p>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-pb-accordion-item c-accordion__item js-accordion-item no-js\" data-initially-open=\"false\" data-click-to-close=\"true\" data-auto-close=\"true\" data-scroll=\"false\" data-scroll-offset=\"0\" id=\"videosneuronup\"><h3 id=\"at-524652\" class=\"c-accordion__title js-accordion-controller\" role=\"button\">3. Qual \u00e8 l\u2019impatto dell\u2019uso cronico del GPS sulla memoria spaziale?<\/h3><div id=\"ac-524652\" class=\"c-accordion__content\">\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019uso frequente dei sistemi di navigazione guidata riduce notevolmente le richieste mentali legate all\u2019orientamento ed \u00e8 stato associato a prestazioni peggiori nella memoria spaziale dipendente dall\u2019ippocampo. Questo accade perch\u00e9 seguire indicazioni esterne richiede strategie cognitive diverse da quelle necessarie per costruire rappresentazioni e mappe mentali dello spazio.<\/p>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-pb-accordion-item c-accordion__item js-accordion-item no-js\" data-initially-open=\"false\" data-click-to-close=\"true\" data-auto-close=\"true\" data-scroll=\"false\" data-scroll-offset=\"0\" id=\"formaciongratuita\"><h3 id=\"at-524653\" class=\"c-accordion__title js-accordion-controller\" role=\"button\">4. L\u2019uso degli schermi \u00e8 compatibile con i programmi di stimolazione cognitiva?<\/h3><div id=\"ac-524653\" class=\"c-accordion__content\">\n<p class=\"wp-block-paragraph\">S\u00ec, alcune tecnologie possono essere utilizzate, e spesso lo sono, con obiettivi di neuroriabilitazione. Mentre strumenti come i motori di ricerca mirano a ridurre al minimo lo sforzo mentale, i programmi clinici digitali sono progettati intenzionalmente per generare richieste cognitive e sollecitare la partecipazione attiva di funzioni come la memoria, il ragionamento o le funzioni esecutive.<\/p>\n<\/div><\/div>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n\n<div style=\"height:50px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Se ti \u00e8 piaciuto questo articolo sul <strong>cervello nell\u2019era digitale: come la tecnologia sta trasformando il nostro modo di pensare<\/strong>, potrebbero interessarti anche questi articoli di NeuronUP:<\/h3>\n\n\n<div class=\"mai-grid entries entries-grid has-boxed has-image-full\" style=\"--entry-title-font-size:var(--font-size-lg);--align-text:start;--entry-meta-text-align:start;\"><div class=\"entries-wrap has-columns\" style=\"--columns-xs:1 \/ 1;--columns-sm:1 \/ 1;--columns-md:1 \/ 3;--columns-lg:1 \/ 3;--flex-xs:0 0 var(--flex-basis);--flex-sm:0 0 var(--flex-basis);--flex-md:0 0 var(--flex-basis);--flex-lg:0 0 var(--flex-basis);--column-gap:var(--spacing-lg);--row-gap:var(--spacing-lg);--align-columns:start;\"><article class=\"entry entry-grid is-column has-entry-link has-image has-image-first type-post category-sclerosi-multipla tag-esclerosis-multiple tag-estimulacion-cognitiva\" style=\"--entry-index:1;\" aria-label=\"Come le nuove tecnologie apportano benefici ai trattamenti cognitivi nei pazienti affetti da sclerosi multipla\" itemscope itemtype=\"https:\/\/schema.org\/CreativeWork\"><a class=\"entry-image-link\" href=\"https:\/\/neuronup.com\/it\/stimolazione-e-riabilitazione-cognitiva\/malattie-neurodegenerative\/sclerosi-multipla\/come-le-nuove-tecnologie-producono-benefici-nei-trattamenti-cognitivi-per-la-sclerosi-multipla\/\" tabindex=\"-1\" aria-hidden=\"true\"><img decoding=\"async\" width=\"400\" height=\"267\" src=\"https:\/\/neuronup.com\/it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/Esclerosis-multiple-y-nuevas-tecnologias-Yolanda-Virue-NeuronUP.webp\" class=\"entry-image size-landscape-sm\" alt=\"Donna seduta davanti a un portatile in un ambiente moderno, concentrata sulla riabilitazione cognitiva e sulla sclerosi multipla.\" srcset=\"https:\/\/neuronup.com\/it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/Esclerosis-multiple-y-nuevas-tecnologias-Yolanda-Virue-NeuronUP-300x200.webp 300w, https:\/\/neuronup.com\/it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/Esclerosis-multiple-y-nuevas-tecnologias-Yolanda-Virue-NeuronUP-768x512.webp 768w, https:\/\/neuronup.com\/it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/Esclerosis-multiple-y-nuevas-tecnologias-Yolanda-Virue-NeuronUP-1024x683.webp 1024w, https:\/\/neuronup.com\/it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/Esclerosis-multiple-y-nuevas-tecnologias-Yolanda-Virue-NeuronUP.webp 1200w\" sizes=\"(max-width:599px) 599px, (min-width:600px) and (max-width: 799px) 799px, (min-width:800px) and 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href=\"https:\/\/neuronup.com\/it\/ricerca\/linee-di-ricerca\/strumenti-digitali-nell-intervento-precoce-cosa-dice-l-evidenza-internazionale\/\" tabindex=\"-1\" aria-hidden=\"true\"><img decoding=\"async\" width=\"400\" height=\"267\" src=\"https:\/\/neuronup.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Evidencia-sobre-las-herramientas-digitales-en-intervencion-temprana.-Como-las-tecnologias-digitales-transforman-la-intervencion-temprana.webp\" class=\"entry-image size-landscape-sm\" alt=\"Scopri come le tecnologie digitali trasformano l&#039;intervento precoce, grazie a un&#039;analisi basata sull&#039;evidenza di Liapakis (2025) e all&#039;impatto di NeuronUP sulle funzioni esecutive e sull&#039;aderenza clinica.\" srcset=\"https:\/\/neuronup.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Evidencia-sobre-las-herramientas-digitales-en-intervencion-temprana.-Como-las-tecnologias-digitales-transforman-la-intervencion-temprana-300x200.webp 300w, 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href=\"https:\/\/neuronup.com\/it\/ricerca\/linee-di-ricerca\/strumenti-digitali-nell-intervento-precoce-cosa-dice-l-evidenza-internazionale\/\" rel=\"bookmark\">Strumenti digitali nell&#8217;intervento precoce: cosa ci dice l&#8217;evidenza internazionale<\/a><\/h3>\n<\/div><\/article><article class=\"entry entry-grid is-column has-entry-link has-image has-image-first type-post category-deterioramento-cognitivo tag-anziani tag-intelligenza-artificiale tag-rehabilitacion-cognitiva\" style=\"--entry-index:3;\" aria-label=\"Neurotecnologia nel declino cognitivo lieve: progressi nella neuroriabilitazione con realt\u00e0 virtuale e biomarcatori\" itemscope itemtype=\"https:\/\/schema.org\/CreativeWork\"><a class=\"entry-image-link\" href=\"https:\/\/neuronup.com\/it\/stimolazione-e-riabilitazione-cognitiva\/deterioramento-cognitivo\/neurotecnologia-nel-deterioramento-cognitivo-lieve-avanzamenti-nella-neuroriabilitazione-con-realta-virtuale-e-biomarcatori\/\" tabindex=\"-1\" aria-hidden=\"true\"><img decoding=\"async\" width=\"400\" height=\"224\" src=\"https:\/\/neuronup.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Neurotecnologia-en-DCL.-Como-la-neurotecnologia-la-realidad-virtual-y-las-interfaces-neurales-inteligentes-estan-transformando-la-evaluacion-y-la-intervencion-en-el-deterioro-cognitivo-leve.webp\" class=\"entry-image size-landscape-sm\" alt=\"Neurotecnologia nel DCL. Come la neurotecnologia, la realt\u00e0 virtuale e le interfacce neurali intelligenti stanno trasformando la valutazione e l&#039;intervento nel deterioro cognitivo lieve.\" srcset=\"https:\/\/neuronup.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Neurotecnologia-en-DCL.-Como-la-neurotecnologia-la-realidad-virtual-y-las-interfaces-neurales-inteligentes-estan-transformando-la-evaluacion-y-la-intervencion-en-el-deterioro-cognitivo-leve-300x168.webp 300w, https:\/\/neuronup.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Neurotecnologia-en-DCL.-Como-la-neurotecnologia-la-realidad-virtual-y-las-interfaces-neurales-inteligentes-estan-transformando-la-evaluacion-y-la-intervencion-en-el-deterioro-cognitivo-leve-768x431.webp 768w, https:\/\/neuronup.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Neurotecnologia-en-DCL.-Como-la-neurotecnologia-la-realidad-virtual-y-las-interfaces-neurales-inteligentes-estan-transformando-la-evaluacion-y-la-intervencion-en-el-deterioro-cognitivo-leve-1024x574.webp 1024w, https:\/\/neuronup.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Neurotecnologia-en-DCL.-Como-la-neurotecnologia-la-realidad-virtual-y-las-interfaces-neurales-inteligentes-estan-transformando-la-evaluacion-y-la-intervencion-en-el-deterioro-cognitivo-leve.webp 1204w\" sizes=\"(max-width:599px) 599px, (min-width:600px) and (max-width: 799px) 799px, (min-width:800px) and (max-width: 999px) 333px, (min-width:1000px) 400px\" \/><\/a><div class=\"entry-wrap entry-wrap-grid\"><h3 class=\"entry-title\" itemprop=\"headline\"><a class=\"entry-title-link\" href=\"https:\/\/neuronup.com\/it\/stimolazione-e-riabilitazione-cognitiva\/deterioramento-cognitivo\/neurotecnologia-nel-deterioramento-cognitivo-lieve-avanzamenti-nella-neuroriabilitazione-con-realta-virtuale-e-biomarcatori\/\" rel=\"bookmark\">Neurotecnologia nel declino cognitivo lieve: progressi nella neuroriabilitazione con realt\u00e0 virtuale e biomarcatori<\/a><\/h3>\n<\/div><\/article><article class=\"entry entry-grid is-column has-entry-link has-image has-image-first type-post category-linee-di-ricerca tag-investigacion\" style=\"--entry-index:4;\" aria-label=\"Possono i modelli di linguaggio tipo ChatGPT aiutare a diagnosticare l&#8217;autismo?\" itemscope itemtype=\"https:\/\/schema.org\/CreativeWork\"><a class=\"entry-image-link\" href=\"https:\/\/neuronup.com\/it\/ricerca\/linee-di-ricerca\/i-modelli-linguistici-come-chatgpt-possono-aiutare-a-diagnosticare-lautismo\/\" tabindex=\"-1\" aria-hidden=\"true\"><img decoding=\"async\" width=\"300\" height=\"300\" src=\"https:\/\/neuronup.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/NeuronUP-\u00bfPueden-los-modelos-de-lenguaje-tipo-ChatGPT-ayudar-a-diagnosticar-el-autismo-Un-estudio-que-descompone-la-intuicion-clinica-demuestra-que-si.webp\" class=\"entry-image size-landscape-sm\" alt=\"Illustrazione di cervello diviso: a sinistra con circuiti e luci, a destra con la struttura cerebrale; 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Questo articolo analizza come la tecnologia trasformi il cervello umano attraverso l\u2019adattamento neuroplastico e il cognitive offloading (esternalizzazione cognitiva). 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