
{"id":7395,"date":"2025-07-06T10:02:18","date_gmt":"2025-07-06T10:02:18","guid":{"rendered":"https:\/\/neuronup.com\/?p=7395"},"modified":"2025-08-11T07:31:16","modified_gmt":"2025-08-11T05:31:16","slug":"la-consapevolezza-dei-deficit-nel-recupero-del-danno-cerebrale-acquisito","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/neuronup.com\/it\/stimolazione-e-riabilitazione-cognitiva\/cerebrolesione-acquisita\/la-consapevolezza-dei-deficit-nel-recupero-del-danno-cerebrale-acquisito\/","title":{"rendered":"La consapevolezza dei deficit nella riabilitazione del danno cerebrale acquisito"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo studio della <strong>coscienza<\/strong> continua a essere un mistero per la scienza contemporanea. Tuttavia, sta diventando sempre pi\u00f9 un fattore chiave per il <strong>recupero dei pazienti che hanno subito un danno cerebrale acquisito<\/strong>. Molti processi terapeutici di riabilitazione neuropsicologica falliscono per la difficolt\u00e0 ad ottenere la collaborazione del paziente, il quale non si attiene alle indicazioni prescritte, rifiuta di partecipare alle sessioni di riabilitazione di gruppo o non si presenta alle visite programmate. Ci\u00f2 non avviene per mancanza di volont\u00e0 o di comprensione, ma fa parte di un\u2019<strong>alterazione neuropsicologica<\/strong> che porta il paziente a non percepire il proprio deficit e ad agire come se andasse tutto bene.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Che cos\u2019\u00e8 la coscienza?<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La coscienza \u00e8 un costrutto estremamente complesso. Se oggi non disponiamo di una definizione univoca di questa funzione mentale, ci\u00f2 \u00e8 probabilmente dovuto alla sua straordinaria ubiquit\u00e0 nel cervello e alla sua natura polifaccettata. Il filosofo britannico John Locke (1632-1704) defin\u00ec la coscienza come la \u201c<strong>percezione di ci\u00f2 che accade nella propria mente<\/strong>\u201d. Definizioni pi\u00f9 moderne sostengono che la coscienza si caratterizza per essere \u201c<strong>uno stato mentale<\/strong> privato, personale, soggettivo e qualitativo che integra in modo unitario, coerente e continuo <strong>molteplici esperienze personali<\/strong> (<em>qualia<\/em>)\u201d.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:50px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-group\"><div class=\"wp-block-group__inner-container is-layout-constrained wp-block-group-is-layout-constrained\">\n<div class=\"wp-block-columns br-0111 particle-bg p-5 has-primary-background-color has-background is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-8f761849 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\" style=\"flex-basis:66.66%\">\n<h2 class=\"wp-block-heading has-white-color has-text-color\">Prova NeuronUP gratis per 7 giorni<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"has-white-color has-text-color wp-block-paragraph\">Potrai collaborare con le nostre attivit\u00e0, progettare sedute o fare riabilitazione a distanza.<\/p>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\" style=\"flex-basis:33.33%\">\n<div class=\"wp-block-buttons is-content-justification-center is-layout-flex wp-container-core-buttons-is-layout-fe48e5de wp-block-buttons-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-button\" style=\"--button-background:var(--color-custom-1);--button-background-hover:#cc7e00;\"><a class=\"wp-block-button__link button   wp-element-button\" href=\"https:\/\/neuronup.com\/it\/landing-store-user\/\">Comincia la tua prova<\/a><\/div>\n\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<div style=\"height:18px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<div style=\"height:50px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Differenze tra \u201cstare cosciente\u201d e \u201cessere consapevole\u201d<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una distinzione utile \u00e8 quella si fa tra <strong>\u201cstare cosciente\u201d<\/strong> e <strong>\u201cessere consapevole\u201d<\/strong>. <strong>Stare cosciente<\/strong> sarebbe equivalente a essere svegli e vigili, ricettivi agli stimoli dell\u2019ambiente, in modo tale che la coscienza, da questo punto di vista, \u00e8 ci\u00f2 che si possiede quando si \u00e8 svegli e ci\u00f2 che si perde quando si dorme profondamente o ci si trova sotto anestesia. Invece, <strong>essere consapevole<\/strong> si riferisce pi\u00f9 che altro alla capacit\u00e0 dell\u2019essere umano di conoscere il proprio pensiero e di comprendere oggettivamente il mondo e se stessi, mantenendo al tempo stesso un senso di soggettivit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Queste propriet\u00e0 della coscienza avrebbero una base neuroanatomica identificabile nel cervello, sebbene la conoscenza sulla loro localizzazione neuronale sia ancora incerta. Per essere svegli abbiamo bisogno di <strong>attivazione e vigilanza<\/strong>, funzioni di base che dipenderebbero da strutture nel tronco encefalico, dal sistema attivatore reticolare ascendente (S.A.R.A.) e da circuiti noradrenergici fronto-parietali, lateralizzati nell\u2019emisfero destro quando si parla specificamente di <em>arousal<\/em>. La capacit\u00e0 di concentrare il <strong>focus dell\u2019attenzione<\/strong> su una percezione specifica dipenderebbe dalle aree parietali posteriori e da alcuni nuclei talamici come il pulvinar. La generazione di <strong>esperienze coscienti<\/strong> \u00e8 stata collegata a circuiti cortico-talamici riverberanti, in modo consistente a bande di scariche neuronali sincronizzate a 40 hertz. Infine, la <strong>autocoscienza<\/strong>, ossia il substrato della riflessione su se stessi, dell\u2019identit\u00e0 e della teoria della mente, sarebbe situata nella corteccia prefrontale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pertanto, come vediamo, la coscienza <strong>non \u00e8 un costrutto unitario<\/strong>. Anzi, come gi\u00e0 si distingueva in filosofia, esistono <strong>diversi tipi di coscienza con basi neuroanatomiche diverse<\/strong>, che contribuiscono a generare le <strong>esperienze di coscienza e autocoscienza<\/strong> che viviamo nella nostra vita quotidiana.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" width=\"514\" height=\"386\" src=\"https:\/\/neuronup.com\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/Imagen-7.webp\" alt=\"\" class=\"wp-image-7399\" srcset=\"https:\/\/neuronup.com\/it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/Imagen-7-300x225.webp 300w, https:\/\/neuronup.com\/it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/Imagen-7.webp 514w\" sizes=\"(max-width: 514px) 100vw, 514px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Mancanza di consapevolezza dei deficit: anosognosia<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una delle cose che pi\u00f9 sorprende il neofita della neuropsicologia \u00e8 la mancanza di consapevolezza dei deficit nei pazienti con danno cerebrale acquisito. Pazienti con <strong>afasia di Wernicke<\/strong> che credono di parlare in modo coerente e di essere compresi, pazienti con <strong>eminegligenza<\/strong> che sbattono contro le porte o non mangiano il cibo che si trova su un lato del piatto controlaterale, pazienti con gravi problemi di autoregolazione emotiva e insight dopo un <strong>danno frontale<\/strong> che negano qualsiasi tipo di problema, sono casi comuni nelle consulenze di neuropsicologia. Tutti questi rappresentano una sfida per il clinico sia nella valutazione che nella pianificazione del trattamento.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Che cos\u2019\u00e8 l\u2019anosognosia?<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il termine <strong>anosognosia<\/strong> fu introdotto per la prima volta dal neurologo francese Charles Babinski nel 1914 quando rifer\u00ec un caso di emiplegia in cui il paziente non era consapevole del proprio deficit. Successivamente, il termine \u201canosognosia\u201d si \u00e8 diffuso e ampliato per riferirsi, in generale, all\u2019assenza di consapevolezza dei deficit, siano essi fisici, cognitivi, emotivi, relazionali o di personalit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019<strong>anosognosia<\/strong> o mancanza di consapevolezza dei deficit \u00e8 un\u2019alterazione frequentemente osservata nei pazienti che hanno subito un danno cerebrale, sia esso traumatico, da ictus, neoplastico o infettivo. La sua prevalenza, secondo vari studi, si attesta tra il 33% e il 52%. Inoltre, quasi la met\u00e0 dei pazienti presenta ancora questa alterazione un anno dopo aver subito il danno cerebrale acquisito. La sua presenza costituisce un <strong>fattore di cattiva prognosi<\/strong>, in quanto spesso si traduce in <strong>mancanza di motivazione<\/strong>, <strong>scarsa aderenza al trattamento<\/strong>, <strong>bassa partecipazione<\/strong> alle attivit\u00e0 programmate e <strong>disallineamenti<\/strong> tra le aspettative di capacit\u00e0 che il paziente ha di s\u00e9 e la realt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Approccio terapeutico alla mancanza di consapevolezza dei deficit nel danno cerebrale acquisito<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Al momento di <strong>pianificare<\/strong> un <strong>programma di intervento in neuropsicologia<\/strong> si raccomanda di seguire una serie di principi che ci aiuteranno a progettare la migliore strategia possibile, adattata alle esigenze specifiche del paziente. A tal fine, dobbiamo <strong>partire da modelli teorici di riferimento<\/strong> che ci permettano di interpretare i risultati ottenuti nei test, adottare una <strong>prospettiva interdisciplinare e multipla<\/strong> e concentrarci pi\u00f9 sulla <strong>disabilit\u00e0<\/strong> che sui deficit. Ci\u00f2 implica, normalmente, un\u2019analisi approfondita delle conseguenze funzionali che il danno cerebrale acquisito ha avuto sulla vita del paziente e cercare di ottenere la massima adattabilit\u00e0 socio-lavorativa possibile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La mancanza di consapevolezza dei deficit pu\u00f2 causare un notevole impatto negativo nella vita quotidiana delle persone affette da un disturbo neuropsicologico. Inoltre, pu\u00f2 ostacolare la <strong>adesione alle sessioni di riabilitazione<\/strong>. Per questo motivo, l\u2019approccio terapeutico alla mancanza di consapevolezza dei deficit nel contesto del danno cerebrale acquisito, se presente, diventa il primo obiettivo terapeutico che il neuropsicologo deve considerare nella pianificazione del trattamento.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La maggior parte dei programmi di intervento sviluppati per migliorare la consapevolezza dei deficit ha <strong>obiettivi<\/strong> comuni incentrati su <strong>aumentare la conoscenza della lesione<\/strong> da parte del paziente, lavorare sull\u2019<strong>accettazione delle proprie limitazioni<\/strong> e <strong>ridurre il divario tra le sue aspettative di funzionamento e le sue reali prestazioni<\/strong>. Inoltre, stabilire una buona <strong>alleanza terapeutica<\/strong> \u00e8 fondamentale in questo processo, soprattutto perch\u00e9 aumentando la consapevolezza dei deficit il paziente pu\u00f2 iniziare a manifestare sintomi depressivi, ansia o addirittura negazione.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:50px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-group br-0111 has-primary-background-color has-background has-dark-background has-sm-padding-top has-sm-padding-left has-sm-padding-right has-xxl-margin-top\"><div class=\"wp-block-group__inner-container is-layout-constrained wp-block-group-is-layout-constrained\">\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-8f761849 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-full desktop-position-absolute desktop-bottom-0 mobile-width-50 mobile-m-inline-auto has-xl-margin-top\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/neuronup.com\/it\/wp-content\/uploads\/2022\/v3\/producto-certificado.webp\" alt=\"\" class=\"wp-image-31568\"><\/figure>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<h2 class=\"wp-block-heading has-white-color has-text-color\"><strong>Iscriviti<\/strong> <br>alla nostra <br>Newsletter<\/h2>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-buttons is-layout-flex wp-block-buttons-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-button--1\" style=\"--button-outline-color:var(--color-white);--button-outline-color-hover:rgba(0,0,0,0.8);\"><a class=\"wp-block-button__link button button-outline   wp-element-button\" href=\"https:\/\/neuronup.com\/it\/newsletter\/\">Iscriviti<\/a><\/div>\n\n<\/div>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n\n<div style=\"height:50px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Strategie di intervento per la riabilitazione della consapevolezza dei deficit nel danno cerebrale acquisito<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In una <strong>revisione sistematica<\/strong> recente, Villalobos e i suoi collaboratori (2020) espongono le strategie di intervento pi\u00f9 comunemente impiegate nella riabilitazione della consapevolezza dei deficit nel danno cerebrale acquisito: la <strong>psicoeducazione<\/strong>, il <strong>feedback<\/strong>, la <strong>confrontazione<\/strong>, la <strong>terapia comportamentale<\/strong> e la <strong>psicoterapia<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><strong>Psicoeducazione<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Attraverso la psicoeducazione si offre al paziente <strong>informazioni adattate alla sua capacit\u00e0 di comprensione<\/strong> sulla natura del suo disturbo, sui deficit associati e sulle ripercussioni funzionali che esso comporta, con l\u2019obiettivo di aumentare la sua conoscenza del problema.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><strong>Feedback<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019obiettivo del feedback \u00e8 informare il paziente sulle sue <strong>prestazioni in un compito specifico<\/strong>. Ci\u00f2 gli permetter\u00e0 di capire se sta raggiungendo l\u2019obiettivo o quanto ne \u00e8 distante, in modo da regolare il suo rendimento o cercare strategie adeguate per ottenerlo.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><strong>Confrontazione<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La confrontazione viene utilizzata per misurare il divario tra le <strong>aspettative del paziente e le sue prestazioni reali<\/strong> in un compito. A tal fine, vengono progettati compiti strutturati che permettano l\u2019<strong>autocontrollo e l\u2019autovalutazione<\/strong>, partendo sempre dalle capacit\u00e0 attuali del paziente in quel momento. Il paziente deve prevedere le proprie prestazioni nel compito prima di svolgerlo e successivamente analizzare e confrontare il risultato ottenuto. L\u2019esperimento esperienziale di solito ha un forte impatto sulla consapevolezza della nuova realt\u00e0 del paziente. Pertanto, \u00e8 necessario procedere con cautela ed esaminare attentamente pro e contro di questo tipo di intervento, oltre a scegliere il momento pi\u00f9 adeguato all\u2019interno del processo di riabilitazione del danno cerebrale acquisito.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><strong>Terapia comportamentale<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Proprio quando sospettiamo che la confrontazione possa generare <strong>ansia o risultare psicologicamente dannosa<\/strong> per il paziente, \u00e8 opportuno iniziare con l\u2019addestramento a strategie compensative e con l\u2019acquisizione di abitudini procedurali che consentano al paziente di acquisire funzionalit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><strong>Psicoterapia<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La psicoterapia pu\u00f2 essere utile in diverse fasi del recupero dal danno cerebrale acquisito, soprattutto quando \u00e8 presente la <strong>mancanza di consapevolezza dei deficit<\/strong>. Nella comunit\u00e0 scientifica la controversia riguarda l\u2019eziologia dell\u2019<strong>anosognosia<\/strong>, che potrebbe avere un\u2019origine neurologica, ma anche psicologica, tramite meccanismi di negazione. In ogni caso, la psicoterapia pu\u00f2 essere utile sia per aiutare il paziente a gestire le <strong>alterazioni emotive<\/strong> che questi disturbi comportano, sia per ristabilire un nuovo senso nella sua vita, oltre a delineare nuovi obiettivi, adeguati alla sua nuova realt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Conclusioni sulla consapevolezza dei deficit come fattore chiave nel recupero dal danno cerebrale acquisito<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019<strong>approccio terapeutico alla mancanza di consapevolezza dei deficit<\/strong> sta suscitando un interesse crescente sia tra i ricercatori che tra i neuropsicologi. Come abbiamo visto, <strong>riabilitare un\u2019alterazione cognitiva, emotiva o comportamentale<\/strong> dopo un danno cerebrale acquisito pu\u00f2 risultare molto pi\u00f9 difficile se il paziente non \u00e8 consapevole del proprio deficit. Numerose ricerche hanno evidenziato la <strong>capacit\u00e0 predittiva<\/strong> della mancanza di consapevolezza dei deficit per il reinserimento dei pazienti colpiti da danno cerebrale acquisito. Infatti, pi\u00f9 bassa \u00e8 la consapevolezza del deficit, peggiore \u00e8 il reinserimento.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per questo motivo, diventa sempre pi\u00f9 necessario sviluppare nuovi modelli teorici, strumenti di misurazione e programmi di riabilitazione che ci permettano di continuare a progredire per offrire ai pazienti le migliori strategie terapeutiche adattate al loro disturbo. \u00c8 evidente che, in qualche modo, questi aspetti vengono gi\u00e0 affrontati con i pazienti, ma \u00e8 necessario farlo in maniera pi\u00f9 <strong>sistematica e strutturata<\/strong>. Solo cos\u00ec potremo migliorare la conoscenza sui <strong>processi di monitoraggio della coscienza<\/strong> e contribuire a sviluppare una neuropsicologia basata sull\u2019evidenza.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Riferimenti sul danno cerebrale acquisito e sulla consapevolezza dei deficit<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Adolphs, R. (2015). The unsolved problems of neuroscience. <em>Trends in Cognitive Science<\/em>,<em> 19<\/em>(4), 173-75.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Aznar-Casanova, J.A. (2017). <em>La coscienza: l\u2019interfaccia polinomica della soggettivit\u00e0<\/em>. Madrid: Pir\u00e1mide.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Locke, J. (1690\/1980). <em>Ensayo sobre il entendimiento umano<\/em>. Editora Nacional, Madrid.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Flashman, L. A. &amp; McAllister, T.W. (2002). Lack of awareness and its imact in traumatic brain injury. <em>Neurorrehabilitation, 17<\/em>(4), 185-96.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Graziano, M. (2015). <em>Consciousness and the social brain<\/em>. New York: Oxford University Press.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gonz\u00e1lez, B., Pa\u00fal, N., Bl\u00e1zquez, J. L. &amp; R\u00edos, M. (2006). <em>Fattori correlati alla mancanza di consapevolezza dei deficit nel danno cerebrale<\/em>. <em>Acci\u00f3n Psicol\u00f3gica, 4<\/em>(3), 87-99.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mu\u00f1oz-C\u00e9spedes, J.M. &amp; Tirapu-Ust\u00e1rroz, J. (2001). <em>Riabilitazione neuropsicologica<\/em>. Madrid: S\u00edntesis.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Robertson, K. &amp; Schmitter-Edgecombe, M. (2015). Self-awareness and traumatic brain injury outcome, <em>Brain Injury<\/em>, 29:7-8, 848-858, DOI: 10.3109\/02699052.2015.1005135.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tirapu-Ust\u00e1rroz, J. (2008). <em>A che serve il cervello?<\/em> Bilbao: Descl\u00e9e de Brouwer.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Villalobos, D., Bilbao, A., L\u00f3pez-Mu\u00f1oz, F. &amp; Pacios, J. (2020). <em>Consapevolezza dei deficit come processo chiave nella riabilitazione dei pazienti con danno cerebrale acquisito: revisione sistematica<\/em>. <em>Revista de Neurolog\u00eda, 70<\/em>(1), 1-11.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Se ti \u00e8 piaciuto questo articolo sulla <strong>consapevolezza dei deficit nel recupero dal danno cerebrale acquisito,<\/strong> potresti essere interessato a queste pubblicazioni di <strong>NeuronUP<\/strong>:<\/h3>\n\n\n<div class=\"mai-grid entries entries-grid has-boxed has-image-full\" style=\"--entry-title-font-size:var(--font-size-lg);--align-text:start;--entry-meta-text-align:start;\"><div class=\"entries-wrap has-columns\" style=\"--columns-xs:1\/1;--columns-sm:1\/1;--columns-md:1\/3;--columns-lg:1\/3;--flex-xs:0 0 var(--flex-basis);--flex-sm:0 0 var(--flex-basis);--flex-md:0 0 var(--flex-basis);--flex-lg:0 0 var(--flex-basis);--column-gap:var(--spacing-lg);--row-gap:var(--spacing-lg);--align-columns:start;\"><article 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tag-notizie-su-neuronup\" style=\"--entry-index:2;\" aria-label=\"Nuove attivit\u00e0 di NeronUPper potenziare la neuroriabilitazione\" itemscope itemtype=\"https:\/\/schema.org\/CreativeWork\"><a class=\"entry-image-link\" href=\"https:\/\/neuronup.com\/it\/notizie-su-neuronup\/nuove-attivita-di-neronupper-potenziare-la-neuroriabilitazione\/\" tabindex=\"-1\" aria-hidden=\"true\"><img decoding=\"async\" width=\"400\" height=\"300\" src=\"https:\/\/neuronup.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/indovina-la-faccia-400x300.webp\" class=\"entry-image size-landscape-sm\" alt=\"Gruppo di bambini e un adulto in festa, decorazioni; al centro un bambino con torta, volti visibili e un&#039;icona emoticon.\" srcset=\"https:\/\/neuronup.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/indovina-la-faccia-400x300.webp 400w, https:\/\/neuronup.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/indovina-la-faccia-800x600.webp 800w\" sizes=\"(max-width:599px) 599px, (min-width:600px) and (max-width: 799px) 799px, 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