
{"id":34950,"date":"2025-01-09T08:00:00","date_gmt":"2025-01-09T06:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/neuronup.com\/?p=34950"},"modified":"2025-01-09T08:00:00","modified_gmt":"2025-01-09T06:00:00","slug":"la-malattia-di-alzheimer-come-costrutto-clinico-biologico-raccomandazioni-di-una-task-force-internazionale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/neuronup.com\/it\/ricerca\/linee-di-ricerca\/la-malattia-di-alzheimer-come-costrutto-clinico-biologico-raccomandazioni-di-una-task-force-internazionale\/","title":{"rendered":"La malattia di Alzheimer come costrutto clinico-biologico: raccomandazione di un gruppo di lavoro internazionale"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-xl-font-size wp-block-paragraph\">Antonio Javier Sutil presenta in questo articolo i dati pi\u00f9 rilevanti dello studio <em>&#8220;La malattia di Alzheimer come costrutto clinico-biologico: raccomandazione di un gruppo di lavoro internazionale&#8221;<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Modifica dei criteri diagnostici dell&#8217;Alzheimer<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Recentemente, dalla <a href=\"https:\/\/www.alz.org\/\">Associazione Alzheimer<\/a>, \u00e8 stata proposta la <strong>modifica dei criteri diagnostici di <a href=\"https:\/\/neuronup.com\/it\/neuroriabilitazione\/malattie-neurodegenerative\/morbo-di-alzheimer\/\">Alzheimer<\/a> affinch\u00e9 si basino unicamente sull&#8217;evidenza biologica<\/strong>. Ci\u00f2 comporterebbe la possibilit\u00e0 di formulare diagnosi di malattia di Alzheimer (EA) in persone cognitivamente sane che presentino biomarcatori. Questo potrebbe avere un grande impatto sulla societ\u00e0, dato che allo stesso tempo tali nuovi criteri proposti non sono raccomandati per persone cognitivamente sane, il che solleva nuove e importanti questioni da risolvere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da un lato, questo avrebbe un <strong>grande impatto negli ambiti della ricerca<\/strong>. Le evidenze sui biomarcatori associati sono aumentate nelle ultime decadi, consentendo un cambiamento di paradigma dalla ricerca post-mortem alla possibilit\u00e0 di studiare l&#8217;evoluzione della malattia in fasi pi\u00f9 precoci. Questo cambiamento non solo ha favorito l&#8217;aumento della ricerca osservazionale, ma anche degli studi clinici, permettendo un monitoraggio dinamico in vivo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tuttavia, ci\u00f2 avrebbe anche un <strong>impatto negli ambiti clinici<\/strong>, dove l&#8217;uso dei biomarcatori \u00e8 considerato particolarmente rilevante, poich\u00e9 si prevede che forniscano informazioni sulla lesione patologica o sul processo neurodegenerativo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Biomarcatori nella malattia di Alzheimer<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tuttavia, i cosiddetti<strong> biomarcatori principali non sarebbero sufficienti da soli per spiegare tutti i meccanismi sottostanti della malattia<\/strong>. In particolare, in ambito clinico, biomarcatori come la tau o l&#8217;amiloide servirebbero come supporto o confutazione di un sospetto clinico di diagnosi. Ci\u00f2 \u00e8 dovuto alla grande eterogeneit\u00e0 dei casi. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ad esempio, sono stati documentati studi post-mortem in cui il cervello dell&#8217;individuo presenta lesioni, ma questo non aveva sofferto <a href=\"https:\/\/neuronup.com\/it\/ricerca\/linee-di-ricerca\/modello-di-apprendimento-profondo-per-il-rilevamento-precoce-del-deterioramento-cognitivo-dalle-note-cliniche-nelle-cartelle-cliniche-elettroniche\/\">deterioro cognitivo<\/a> o funzionale in vita. Inoltre, a causa della prevalenza di comorbilit\u00e0 tra patologie neurodegenerative, la scoperta di nuovi biomarcatori potrebbe arrivare a confondere invece di chiarire. Ci\u00f2 avviene perch\u00e9, secondo la logica dei nuovi criteri stabiliti, \u00e8 probabile che tali biomarcatori conducano al <strong>diagnosi simultanea di pi\u00f9 malattie neurodegenerative<\/strong> in una persona cognitivamente normale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dal presente lavoro si sostiene che <strong>l&#8217;influenza dei biomarcatori dipenderebbe dal contesto<\/strong>, poich\u00e9 questi, da soli, non possono determinare la malattia. Si suggerisce che il contributo dei biomarcatori debba essere integrato con la prospettiva clinica, specialmente per valutare se gli individui presentano o meno deterioramento cognitivo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Di conseguenza, quanto proposto in questo lavoro rivisto \u00e8 di riconsiderare la definizione suggerita dall&#8217;Associazione Alzheimer. Inoltre, viene offerta una definizione alternativa basata su un costrutto clinico-biologico che cerca di adeguare in modo pi\u00f9 preciso le evidenze esistenti sui biomarcatori.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">I casi possibili<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per poter affrontare in modo pi\u00f9 preciso la prospettiva qui sostenuta, si partir\u00e0 dai tre casi possibili in cui sono stati ottenuti biomarcatori positivi, e da come si raccomanda di interpretare ciascuna delle situazioni.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Asintomatico a rischio di malattia di Alzheimer (REA)<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si riferisce a <strong>individui cognitivamente normali che presentano rischio di sviluppare deterioramento cognitivo a causa di un profilo specifico di biomarcatori<\/strong>. Questo rischio di progressione \u00e8 maggiore rispetto agli individui privi di biomarcatori. Questo caso non sarebbe considerato come Alzheimer, poich\u00e9 non \u00e8 un indice che determini una futura progressione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Profilo dei biomarcatori associati: amiloidosi cerebrale, sia isolata sia associata a tauopatia limitata alle regioni temporali mediali, oppure a un biomarcatore positivo di tau fosforilata (p-tau) nei fluidi.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Alzheimer presintomatico (AP)<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si riferisce a <strong>individui cognitivamente normali che presentano un pattern specifico di biomarcatori associato a un rischio di progressione molto elevato<\/strong>, quasi deterministico. Questo sottogruppo potrebbe essere ridefinito in seguito a studi futuri che identifichino diversi biomarcatori.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli esempi di profili di biomarcatori associati a questo caso sono:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>Varianti genetiche autosomiche dominanti altamente penetranti, con un rischio vicino al 100% di sviluppare malattia di Alzheimer clinica nel corso della vita: APP, PSEN1, PSEN2.<\/li>\n\n\n\n<li>Persone con sindrome di Down.<\/li>\n\n\n\n<li>Individui omozigoti per l&#8217;allele APOE e4 insieme a perdita di funzione di SORL1. In questi profili, l&#8217;et\u00e0 e l&#8217;et\u00e0 dei genitori sono fattori aggiuntivi da considerare per determinare l&#8217;et\u00e0 di insorgenza dell&#8217;espressione clinica di AD.<\/li>\n\n\n\n<li>Modifiche nei biomarcatori della AD sporadica (\u00b1 anamnesi genetica) associate a un rischio di vita molto elevato di AD clinico, come la combinazione di PET amiloide positivo e PET tau positivo nelle regioni neocorticali.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Malattia di Alzheimer (EA)<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si riferisce a <strong>individui con deterioramento cognitivo che soddisfano criteri stabiliti<\/strong>, potendo trovarsi in una fase con perdita di funzionalit\u00e0 (demenza) o in una fase prodromica in cui la funzionalit\u00e0 non \u00e8 ancora persa. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I criteri stabiliti sono:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>Fenotipi clinici specifici: comuni (sindrome amnesica di tipo ippocampale, afasia logopenica, atrofia corticale posteriore) o meno comuni (sindrome corticobasale, varianti comportamentali e disesecutive).<\/li>\n\n\n\n<li>Biomarcatori patofisiologici positivi di AD nel liquido cerebrospinale o PET. I biomarcatori plasmatici, come il p-tau 217, potrebbero presto entrare a far parte della valutazione clinica di routine.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Tabella riassuntiva delle differenze tra le due proposte<\/h2>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-table is-style-stripes\"><table class=\"has-fixed-layout\"><tbody><tr><td><\/td><td><strong>Associazione Alzheimer<\/strong><\/td><td><strong>Gruppo di Lavoro Internazionale<\/strong><\/td><\/tr><tr><td><strong>Definici\u00f3n de enfermedad de alzheimer<\/strong><\/td><td>Basato sulla biologia.<\/td><td>Basato su criteri clinici e biologia.<\/td><\/tr><tr><td><strong>Diagn\u00f3stico cl\u00ednico<\/strong><\/td><td>Si richiede la presenza di un biomarcatore fondamentale. <\/td><td>Si richiede biomarcatore e presenza oggettiva di deficit cognitivo.<\/td><\/tr><tr><td><strong>Ejemplo<\/strong><\/td><td>Una persona con cognizione normale e biomarcatore fondamentale sar\u00e0 diagnosticata come EA.<\/td><td>Una persona con cognizione normale e biomarcatore fondamentale sar\u00e0 considerata a rischio di sviluppare EA. <\/td><\/tr><\/tbody><\/table><figcaption class=\"wp-element-caption\">Differenze tra i criteri dell&#8217;Alzheimer Association.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La spiegazione per questa classificazione menzionata si basa sulla patofisiologia della cascata amiloide. Questo \u00e8 un <strong>modello probabilistico che postula diversi livelli di influenza in funzione del gene APOE\u03b54 insieme ad altri fattori ambientali e patologie<\/strong>. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questo modello si identificherebbero i portatori di quel gene come individui a rischio e si suggerisce che la progressione verso il deterioramento cognitivo sia correlata con gli altri fattori menzionati. Questi individui a rischio dovrebbero essere seguiti in coorti longitudinali per identificare fattori che possano modulare la progressione verso la demenza. D&#8217;altra parte, si potrebbero identificare individui gi\u00e0 avviati verso la demenza.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Effetto sulla societ\u00e0<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I criteri diagnostici di Alzheimer basati sui biomarcatori potrebbero avere un <strong>grande impatto a livello sociale, politico ed economico<\/strong>. In questo lavoro si sostiene la visione clinico-biologica, poich\u00e9 la considerazione di etichettare i biomarcatori positivi come malattia di Alzheimer o come asintomatici a rischio influenzer\u00e0 le strategie di gestione adottate dalle istituzioni e dagli individui. La narrazione che si creer\u00e0 attorno alla comunicazione di questi risultati sar\u00e0 fondamentale per l&#8217;esperienza del paziente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Una persona cognitivamente normale con biomarcatori positivi di amiloide potrebbe essere interpretata come malata, mentre questi individui in situazione di rischio potrebbero non arrivare mai a sviluppare deterioramento cognitivo.<\/strong> <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un<strong> chiaro esempio<\/strong> \u00e8 visibile nella prescrizione di farmaci. Ad esempio, un individuo che inizia a prendere gantenerumab, un farmaco progettato per l&#8217;eliminazione dell&#8217;amiloide, la cui efficacia clinica non \u00e8 stata dimostrata. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sarebbe benefico per questo individuo ricevere il farmaco per anni senza essere sicuri che ci sar\u00e0 una progressione, o senza la certezza che questo farmaco abbia effetti sugli aspetti cognitivi e comportamentali? <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Al di l\u00e0 di ci\u00f2, bisognerebbe considerare il potenziale errore diagnostico, poich\u00e9 i biomarcatori proteici, come in questo caso, non offrono una distinzione deterministica come quelli genetici, ma probabilistica. Ci\u00f2 \u00e8 ancor pi\u00f9 rilevante se pensiamo che potrebbe dare luogo a differenze significative tra regioni come il Nord America e l&#8217;Europa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un <strong>esempio dell&#8217;impatto <\/strong>sarebbe la diagnosi di un paziente che si reca dal medico con lamentele di memoria benigne dovute ad altri disturbi o all&#8217;et\u00e0 e che, con biomarcatori positivi, rappresenterebbe un falso positivo. Questo rischio aumenterebbe se i test venissero commercializzati direttamente al consumatore senza l&#8217;intervento di un medico, il che potrebbe portare a un probabile aumento dell&#8217;incidenza di diagnosi in persone cognitivamente normali e, di conseguenza, a un maggiore consumo di farmaci per prevenire il deterioramento cognitivo.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I criteri dell&#8217;Associazione Alzheimer non avallano l&#8217;uso di biomarcatori nelle persone cognitivamente normali, ma risulta poco realistico controllare l&#8217;accesso alla diagnosi di malattia di Alzheimer e al trattamento se questo si basa unicamente sui biomarcatori secondo tali criteri. Perci\u00f2, <strong>sarebbe necessario fornire un messaggio pi\u00f9 chiaro su questo tema<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:50px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-group br-0111 has-primary-background-color has-background has-dark-background has-sm-padding-top has-sm-padding-left has-sm-padding-right has-xxl-margin-top\"><div class=\"wp-block-group__inner-container is-layout-constrained wp-block-group-is-layout-constrained\">\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-8f761849 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-full desktop-position-absolute desktop-bottom-0 mobile-width-50 mobile-m-inline-auto has-xl-margin-top\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/neuronup.com\/it\/wp-content\/uploads\/2022\/v3\/producto-certificado.webp\" alt=\"\" class=\"wp-image-31568\"><\/figure>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<h2 class=\"wp-block-heading has-white-color has-text-color\"><strong>Iscriviti<\/strong> <br>alla nostra <br>Newsletter<\/h2>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-buttons is-layout-flex wp-block-buttons-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-button--1\" style=\"--button-outline-color:var(--color-white);--button-outline-color-hover:rgba(0,0,0,0.8);\"><a class=\"wp-block-button__link button button-outline   wp-element-button\" href=\"https:\/\/neuronup.com\/it\/newsletter\/\">Iscriviti<\/a><\/div>\n\n<\/div>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n\n<div style=\"height:50px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Conclusioni e rilevanza <\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">The <a href=\"https:\/\/www.iwgplc.com\/en-gb\">International Working Group<\/a> sostiene la definizione della malattia di Alzheimer come un <strong>costrutto clinico-biologico<\/strong>. La diagnosi clinica di Alzheimer si pone di fronte a un fenotipo clinico stabilito e a biomarcatori fisiopatologici che indichino la patologia della malattia di Alzheimer (EA), comprendendo sia le fasi prodromiche (precedenti alla demenza) sia le fasi di demenza, poich\u00e9 queste fasi farebbero parte del continuum della stessa malattia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il International Working Group <strong>sconsiglia l&#8217;uso di biomarcatori per diagnosticare l&#8217;Alzheimer in persone cognitivamente normali<\/strong>, anche in presenza di lamentele soggettive. Invece, <strong>propone che tali biomarcatori vengano utilizzati nella ricerca per valutare i rischi futuri<\/strong>, comunicare tali rischi e attuare strategie preventive. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo studio di persone cognitivamente normali con biomarcatori positivi \u00e8 fondamentale per sviluppare algoritmi predittivi e determinare i rischi di progressione. Da questo punto di vista, solo un gruppo ristretto sarebbe considerato presintomatico per varianti genetiche o profili di biomarcatori ad alto rischio, mentre il resto dovrebbe essere classificato come asintomatico a rischio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Le ricerche future devono concentrarsi sulle persone cognitivamente normali<\/strong>: <\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\">\n<li>Da un lato, conducendo studi osservazionali longitudinali per analizzare simultaneamente biomarcatori e fattori di rischio associati allo stile di vita. <\/li>\n\n\n\n<li>Dall&#8217;altro, la realizzazione di studi clinici di intervento che valutino l&#8217;efficacia di trattamenti farmacologici e di altre strategie rivolte alla malattia di Alzheimer.<\/li>\n<\/ol>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Autori<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo lavoro \u00e8 frutto di uno sforzo collaborativo internazionale di oltre 40 autori. Tra questi si pu\u00f2 evidenziare l&#8217;autore principale, Bruno Dubois, professore del dipartimento di Neurologia dell&#8217;Hospital&nbsp;Salp\u00eatri\u00e8re e dell&#8217;Universit\u00e0 Sorbonne di Parigi. Attualmente \u00e8 ricercatore associato del gruppo FrontLab del Paris Brain Institut nel quale aveva precedentemente svolto il ruolo di ricercatore principale. Il gruppo FrontLab si dedica allo studio della corteccia prefrontale come una regione critica per le funzioni cognitive superiori in salute e in malattia. Inoltre, il professor Dubois ha pubblicato numerosi studi sulle malattie sottocorticali e sulla demenza, ed \u00e8 uno degli organizzatori del consenso di esperti che lavora sui nuovi criteri diagnostici della malattia di Alzheimer.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Bibliografia<\/h2>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li class=\"has-sm-font-size\">Dubois B, Villain N, Schneider L, et al. Alzheimer Disease as a Clinical-Biological Construct\u2014An International Working Group Recommendation. <em>JAMA Neurol.<\/em> Published online November 01, 2024. doi:10.1001\/jamaneurol.2024.3770<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Se ti \u00e8 piaciuto questo post del blog su <strong>la malattia di Alzheimer come costrutto clinico-biologico: raccomandazione di un gruppo di lavoro internazionale<\/strong>, sicuramente ti interesseranno questi articoli di NeuronUP:<\/h3>\n\n<div class=\"mai-grid entries entries-grid has-boxed has-image-full\" style=\"--entry-title-font-size:var(--font-size-lg);--align-text:start;--entry-meta-text-align:start;\"><div class=\"entries-wrap has-columns\" style=\"--columns-xs:1\/1;--columns-sm:1\/1;--columns-md:1\/3;--columns-lg:1\/3;--flex-xs:0 0 var(--flex-basis);--flex-sm:0 0 var(--flex-basis);--flex-md:0 0 var(--flex-basis);--flex-lg:0 0 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Comprendere due disturbi dello sviluppo neurologico<\/a><\/h3>\n<\/div><\/article><article class=\"entry entry-grid is-column has-entry-link has-image has-image-first type-post category-disturbi-del-neurosviluppo tag-funciones-ejecutivas tag-trastornos-del-neurodesarrollo\" style=\"--entry-index:5;\" aria-label=\"Guida alla revisione della letteratura sulle aprassie\" itemscope itemtype=\"https:\/\/schema.org\/CreativeWork\"><a class=\"entry-image-link\" href=\"https:\/\/neuronup.com\/it\/stimolazione-e-riabilitazione-cognitiva\/disturbi-del-neurosviluppo\/guida-per-la-revisione-della-letteratura-sulle-aprassie\/\" tabindex=\"-1\" aria-hidden=\"true\"><img decoding=\"async\" width=\"400\" height=\"267\" src=\"https:\/\/neuronup.com\/it\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/apraxias-pareja.webp\" class=\"entry-image size-landscape-sm\" alt=\"Una coppia sdraiata su una superficie di legno forma una cornice con le mani e sorride, ambiente rilassato e complice.\" 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