
{"id":33425,"date":"2024-10-09T15:06:48","date_gmt":"2024-10-09T13:06:48","guid":{"rendered":"https:\/\/neuronup.com\/?p=33425"},"modified":"2024-10-09T15:06:48","modified_gmt":"2024-10-09T13:06:48","slug":"teoria-della-mente-e-schizofrenia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/neuronup.com\/it\/stimolazione-e-riabilitazione-cognitiva\/malattia-mentale\/schizofrenia\/teoria-della-mente-e-schizofrenia\/","title":{"rendered":"Teoria della mente nella schizofrenia"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-xl-font-size wp-block-paragraph\">Il dottore in psicologia Carlos Rebolleda spiega i deficit di <strong>la teoria della mente <\/strong>nella <strong>schizofrenia<\/strong> e i test per la sua <strong>valutazione<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il termine &#8220;teoria della mente&#8221; fu inizialmente proposto da Premack e Woodruff (1978) e si riferisce alla <strong>capacit\u00e0 dell&#8217;individuo di inferire stati mentali degli altri quali intenzioni, disposizioni e credenze.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Valutazione della teoria della mente nella schizofrenia<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ruiz, Garc\u00eda e Fuentes (2006) rilevano che generalmente<strong> i test<\/strong> destinati alla misurazione della teoria della mente solitamente si presentano <strong>sotto forma di fumetti sui quali successivamente vengono poste determinate domande<\/strong>. Tali domande hanno l&#8217;obiettivo di valutare due tipi di false credenze in relazione alla storia.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Tipi di domande<\/h3>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Domande di primo ordine<\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le domande di primo ordine mirano a <strong>valutare fino a che punto il soggetto valutato \u00e8 in grado di prevedere il comportamento di un personaggio che agisce guidato da una credenza errata<\/strong>, <em>Sally and Anne<\/em> (Baron- Cohen, Leslie e Frith, 1985) e <em>Cigarretes<\/em> (Happ\u00e8, 1994) sarebbero esempi di storie che pongono domande di primo ordine.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Domande di secondo ordine<\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le domande di secondo ordine <strong>valutano fino a che punto il soggetto \u00e8 in grado di prevedere la falsa credenza che uno dei personaggi ha riguardo alla credenza di un altro personaggio<\/strong>, <em>Ice- Cream Van Store <\/em>(Baron- Cohen, 1989) e <em>Burglar Store<\/em> (Happ\u00e8 e Frith, 1994) sono test creati per la formulazione di domande di secondo ordine.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Hinting Task<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Uno dei strumenti pi\u00f9 usati nella ricerca sulle psicosi \u00e8 il <em>Hinting Task<\/em> (Corcoran, Mercer e Frith, 1995) che comprende <strong>dieci brevi storie in cui si verifica un&#8217;interazione tra due personaggi<\/strong>. Tutte queste storie <strong>si concludono con un suggerimento<\/strong> di uno dei personaggi all&#8217;altro. L&#8217;obiettivo del compito \u00e8 che, dopo la lettura delle diverse storie da parte del valutatore, il soggetto cerchi di spiegare ci\u00f2 che il personaggio che fa il suggerimento intende dire.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Faux Pas Task<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il <em>Faux Pas Task<\/em> (Stone, Baron-Cohen, Calder e Keane, 1998) presenta al soggetto dieci storie in cui <strong>uno dei personaggi commette un errore dicendo qualcosa che risulta socialmente imbarazzante<\/strong>. Dopo aver presentato ogni storia al soggetto, gli si chiede di individuare la situazione socialmente imbarazzante e valutare come possa essersi sentito l&#8217;altro personaggio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il test richiede la capacit\u00e0 da parte del soggetto di <strong>rilevare credenze false<\/strong> nel caso della persona che commette l&#8217;errore socialmente imbarazzante, e di <strong>inferire stati emotivi<\/strong> secondo come ritiene che possa essersi sentito il personaggio che ha ricevuto la verbalizzazione.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Eye-Task<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Eye-Task<\/em> (Baron-Cohen, Wheelwright, Hill, Raste e Plumb, 2001), consiste nel <strong>mostrare ai partecipanti varie fotografie in cui sono mostrati solo gli occhi di una persona, chiedendo loro di inferire cosa la persona possa star sentendo o pensando<\/strong>. Per effettuare questa valutazione, il partecipante pu\u00f2 scegliere unicamente una delle quattro parole che gli vengono offerte come opzioni.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:50px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-group br-0111 has-primary-background-color has-background has-dark-background has-sm-padding-top has-sm-padding-left has-sm-padding-right has-xxl-margin-top\"><div class=\"wp-block-group__inner-container is-layout-constrained wp-block-group-is-layout-constrained\">\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-8f761849 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-full desktop-position-absolute desktop-bottom-0 mobile-width-50 mobile-m-inline-auto has-xl-margin-top\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/neuronup.com\/it\/wp-content\/uploads\/2022\/v3\/producto-certificado.webp\" alt=\"\" class=\"wp-image-31568\"><\/figure>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<h2 class=\"wp-block-heading has-white-color has-text-color\"><strong>Iscriviti<\/strong> <br>alla nostra <br>Newsletter<\/h2>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-buttons is-layout-flex wp-block-buttons-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-button--1\" style=\"--button-outline-color:var(--color-white);--button-outline-color-hover:rgba(0,0,0,0.8);\"><a class=\"wp-block-button__link button button-outline   wp-element-button\" href=\"https:\/\/neuronup.com\/it\/newsletter\/\">Iscriviti<\/a><\/div>\n\n<\/div>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n\n<div style=\"height:50px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">I deficit della teoria della mente nella schizofrenia<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le differenze riscontrate in termini di rendimento in quest&#8217;area da parte di pazienti diagnosticati con schizofrenia e soggetti di controllo sono sostanziali, cos\u00ec come evidenziano due &nbsp;metanalisi che trovano dimensioni dell&#8217;effetto tra medie (d=0,69) e grandi (d=1,25) per queste differenze (Bora, Yucel e Pantelis, 2009; Sprong, Schothorst, Vos, Hox e Van Engeland, 2007).<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Ipotesi delle ricerche<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Storicamente si \u00e8 cercato di studiare fino a che punto siano i sintomi della schizofrenia a determinare i deficit che le persone diagnosticate con questa malattia presentano nella teoria della mente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Alcune ricerche sostengono l&#8217;ipotesi che il soggetto debba presentare una <strong>teoria della mente senza deficit<\/strong> di alcun tipo affinch\u00e9 possa sviluppare idee deliranti persecutorie (Drury, Robinson e Birchwood, 1998; Watson, Blenner-Hasset e Charlton, 2000).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Altri indicano che i pazienti che mostrano sintomatologia negativa o disorganizzata <strong>non hanno mai sviluppato una teoria della mente<\/strong>, aspetto che pu\u00f2 essere osservato nella peggiore prestazione che mostrano quando affrontano compiti che richiedono l&#8217;uso di&nbsp; questa capacit\u00e0 (Garety e Freeman, 1999; Greig, Bryson e Bell, 2004)<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Obiettivo delle ricerche<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un obiettivo attuale nello studio dei deficit nella teoria della mente nella schizofrenia \u00e8 identificare se questi deficit <strong>assomigliano a un tratto o a uno stato della malattia<\/strong>, poich\u00e9 aiuterebbe a risolvere la questione se siano associati esclusivamente ai sintomi della malattia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 da sottolineare che la maggior parte della ricerca condotta in questo senso indica che questi deficit costituirebbero un <strong>tratto proprio della malattia<\/strong> (Herold, Tenyi, Lenard e Trixler, 2002; Irani e cols, 2006; Janssen, Krabbendam, Jolles e Van Os, 2003; Penn, Sanna e Roberts 2008).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sebbene studi come quello di Bora e cols (2009) evidenzino che, nonostante questi deficit sembrino rimanere presenti in qualsiasi fase della malattia, non si sappia in che misura siano le problematiche neurocognitive nella <a href=\"https:\/\/neuronup.com\/it\/aree-dintervento\/funzioni-cognitive\/funzioni-esecutive\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">memoria di lavoro<\/a> e <a href=\"https:\/\/neuronup.com\/it\/aree-dintervento\/funzioni-cognitive\/funzioni-esecutive\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">funzioni esecutive<\/a>, o la stessa sintomatologia residua<\/strong>, i fattori che contribuiscono realmente al mantenimento di questi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sembra quindi necessario continuare a indagare in questa direzione prima di poter affermare che tali deficit si costituiscano come un tratto della malattia.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Visione neurologica<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A livello neurologico, Rodr\u00edguez e Touri\u00f1o (2010) indicano che in studi di neuroimaging con soggetti sani \u00e8 stato constatato che alcune aree cerebrali come l&#8217;area prefrontale, l&#8217;amigdala o il lobo parietale inferiore si attivano durante l&#8217;esecuzione di compiti in cui deve essere messa in pratica la teoria della mente (Brunet, Sarfati, Hardy-Bayle e Decety, 2000; 2003). Nel caso di pazienti diagnosticati con schizofrenia \u00e8 stata riscontrata una <strong>diminuzione dell&#8217;attivazione nella corteccia prefrontale destra e nel giro frontale inferiore sinistro<\/strong> durante l&#8217;esecuzione di compiti di questo tipo (Adolphs, 2002; Brunet e cols, 2000).<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Bibliografia<\/h2>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list has-sm-font-size\">\n<li>Adolphs, R. (2002). Neural systems for recognizing emotion. <em>Current Opinion in Neurobiology, 12<\/em>(2), 1-9<\/li>\n\n\n\n<li>Baron- Cohen, S. (1989). The autistic child\u00b4s theory of mind: a case of specific developmental delay. <em>Journal of Child Psychology and Psychiatry, 30<\/em>(2), 285-297<\/li>\n\n\n\n<li>Baron- Cohen, S., Leslie, A. M., e Frith, U. (1985). Does the autistic child have a theory of mind? <em>Cognition, 21<\/em>(1), 37-46<\/li>\n\n\n\n<li>Baron\u2010Cohen, S., Wheelwright, S., Hill, J., Raste, Y., e Plumb, I. (2001). The \u201cReading the mind in the eyes\u201d test revised version: a study with normal adults, and adults with asperger syndrome or high\u2010functioning autism. <em>Journal of Child Psychology and Psychiatry<\/em>, <em>42<\/em>(2), 241-251.<\/li>\n\n\n\n<li>Bora, E., Yucel, M., e Pantelis, C. (2009). Theory of mind impairment in schizophrenia: meta- analysis. <em>Schizophrenia Research, 109 <\/em>(1-3), 1-9<\/li>\n\n\n\n<li>Brunet, E., Sarfati, Y., Hardy-Bayle, M. C., e Decety, J. (2000). PET investigation of the attribution of intentions with nonverbal task. <em>Neuroimage, 11<\/em>(2), 157-166<\/li>\n\n\n\n<li>Brunet, E., Sarfati, Y., Hardy-Bayle, M. C. e Decety, J. (2003). Abnormalities of brain function during a nonverbal theory of mind task in schizophrenia. <em>Neuropsychologia, 41<\/em>(12), 1574-1582.<\/li>\n\n\n\n<li>Corcoran, R., Mercer, G., e Frith, C. D. (1995). Schizophrenia, symptomatology and social inference: investigating \u201ctheory of mind\u201d in people with schizophrenia. <em>Schizophrenia Research<\/em>, <em>17<\/em>(1), 5-13.<\/li>\n\n\n\n<li>Drury, V. M., Robinson, E. J., e Birchwood, M. (1998). Theory of mind skills during an acute episode of psychosis and following recovery. <em>Psychological Medicine, 28<\/em>(5), 1101-1112<\/li>\n\n\n\n<li>Garety, P. A., e Freeman, D. (1999). Cognitive approaches to delusions: a critical review of theories and evidence. <em>British Journal of Clinical Psychology, 38<\/em>(2), 113-154.<\/li>\n\n\n\n<li>Greig, T. C., Bryson, G. J., e Bell, M. D. (2004). Theory of mind performance in schizophrenia: diagnostic, symptom and neuropsychological correlates. <em>Journal of Nervous and Mental Disease, 192<\/em>(1), 12-18<\/li>\n\n\n\n<li>Happ\u00e8, F. (1994). An advanced test of theory of mind: understanding of story characters thoughts and feelings by able autistics, mentally handicapped and normal children and adults. <em>Journal of Autism and Developmental Disorders, 24<\/em>(2), 129-154<\/li>\n\n\n\n<li>Happ\u00e8, F., e Frith, U. (1994). Theory of mind in autism. En E.Schloper y G.Mesivob (Eds). <em>Learning and Cognition in Autism <\/em>(pp.177-197). NuevaYork, NY: Plenum Press<\/li>\n\n\n\n<li>Herold, R., Tenyi, T., Lenard, K., e Trixler, M. (2002). Theory of mind deficit in people with schizophrenia during remission. <em>Psychological Medicine, 32<\/em>(6), 1125-1129<\/li>\n\n\n\n<li>Irani, F., Platek, S. M., Panyavin, I. S., Calkins, M. E., Kohler, C., Siegel, S. J.,\u2026 e Gur, R. C. (2006). Self-face recognition and theory of mind in patients with schizophrenia and first-degree relatives. <em>Schizophrenia Research, 88<\/em>(1-3), 151-160.<\/li>\n\n\n\n<li>Janssen, I., Krabbendam, L., Jolles, J., e Van Os, J. (2003). Alterations in theory of mind in patients with schizophrenia and non-psychotic relatives. <em>Acta Psychiatrica Scandinavica, 108<\/em>(2), 110-117<\/li>\n\n\n\n<li>Penn, D. L., Sanna, L. J., e Roberts, D. L. (2008). Social Cognition in schizophrenia: an overview. <em>Schizophrenia Bulletin, 34<\/em>(3), 408-411<\/li>\n\n\n\n<li>Premack, D., e Woodruff, G. (1978). Does the chimpanzee have a theory of mind? <em>Behavioral and Brain Sciences, 1<\/em>(4), 515-526.<\/li>\n\n\n\n<li>Rodr\u00edguez, J. A., e Touri\u00f1o, R. (2010). Cognici\u00f3n social en la esquizofrenia: una revisi\u00f3n del concepto. <em>Archivos de Psiquiatr\u00eda, 73<\/em>, 9-12<\/li>\n\n\n\n<li>Ruiz, J. C., Garc\u00eda, S., e Fuentes, I. (2006). La relevancia de la cognici\u00f3n social en la esquizofrenia. <em>Apuntes de Psicolog\u00eda, 24<\/em>(1-3), 137-155<\/li>\n\n\n\n<li>Sprong, M., Schothorst, P., Vos, E., Hox, J., e Van Engeland, H. (2007). Theory of mind in schizophrenia: meta- analysis. <em>British Journal of Psychiatry, 191<\/em>(1), 5-13.<\/li>\n\n\n\n<li>Stone, V. E., Baron-Cohen, S., Calder, A. W., e Keane, J. (1998). Impairments in social cognition following orbitofrontal or amygdale damage. <em>Society for Neuroscience Abstracts, 24,<\/em> 1176<\/li>\n\n\n\n<li>Watson, F., Blenner-Hasset, R. C., e Charlton, B. G. (2000). Theory of mind, persecutory delusions and the somatic marker mechanism. <em>Cognitive Neuropsychiatry, 5<\/em>(3), 161-174.<\/li>\n<\/ul>\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Se ti \u00e8 piaciuto questo post sulla teoria della mente nella schizofrenia, potrebbero interessarti questi articoli di NeuronUP.<\/h3>\n\n<div class=\"mai-grid entries entries-grid has-boxed has-image-full\" style=\"--entry-title-font-size:var(--font-size-lg);--align-text:start;--entry-meta-text-align:start;\"><div class=\"entries-wrap has-columns\" style=\"--columns-xs:1 \/ 1;--columns-sm:1 \/ 1;--columns-md:1 \/ 3;--columns-lg:1 \/ 3;--flex-xs:0 0 var(--flex-basis);--flex-sm:0 0 var(--flex-basis);--flex-md:0 0 var(--flex-basis);--flex-lg:0 0 var(--flex-basis);--column-gap:var(--spacing-lg);--row-gap:var(--spacing-lg);--align-columns:start;\"><article class=\"entry entry-grid is-column has-entry-link has-image has-image-first type-post category-linee-di-ricerca tag-investigacion tag-noticias-de-neuronup\" style=\"--entry-index:1;\" aria-label=\"Dispositivi digitali come strumento terapeutico nei bambini e negli adolescenti con disabilit\u00e0 intellettiva\" itemscope itemtype=\"https:\/\/schema.org\/CreativeWork\"><a class=\"entry-image-link\" href=\"https:\/\/neuronup.com\/it\/ricerca\/linee-di-ricerca\/i-dispositivi-digitali-come-strumento-terapeutico-per-bambini-e-adolescenti-con-disabilita-intellettiva\/\" tabindex=\"-1\" aria-hidden=\"true\"><img decoding=\"async\" width=\"400\" height=\"267\" src=\"https:\/\/neuronup.com\/it\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/Intervenciones-conductuales-y-cognitivas-con-dispositivos-digitales-en-sujetos-con-discapacidad-intelectual-estudio-con-NeuronUP.webp\" class=\"entry-image size-landscape-sm\" alt=\"Un minore che interagisce con un portatile in un contesto terapeutico, con la pagina di NeuronUP e i loghi istituzionali visibili.\" 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applicazioni e disturbi<\/a><\/h3>\n<\/div><\/article><article class=\"entry entry-grid is-column has-entry-link has-image has-image-first type-post category-attivita-linguistiche tag-actividades-de-estimulacion-cognitiva tag-afasia tag-dano-cerebral-adquirido tag-linguaggio tag-rehabilitacion-cognitiva\" style=\"--entry-index:4;\" aria-label=\"Attivit\u00e0 per la riabilitazione neuropsicologica nei pazienti con afasia di Broca\" itemscope itemtype=\"https:\/\/schema.org\/CreativeWork\"><a class=\"entry-image-link\" href=\"https:\/\/neuronup.com\/it\/attivita-di-neuroriabilitazione\/attivita-per-le-funzioni-cognitive\/attivita-linguistiche\/attivita-per-la-riabilitazione-neuropsicologica-in-pazienti-con-afasia-di-broca\/\" tabindex=\"-1\" aria-hidden=\"true\"><img decoding=\"async\" width=\"301\" height=\"300\" src=\"https:\/\/neuronup.com\/it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/1.-ACTIVIDADES-PARA-LA-REHABILITACION-NEUROPSICOLOGICA-EN-PACIENTES-CON-AFASIA-DE-BROCA-1.webp\" 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Il termine &#8220;teoria della mente&#8221; fu inizialmente proposto da Premack e Woodruff (1978) e si riferisce alla capacit\u00e0 dell&#8217;individuo di inferire stati mentali degli altri quali intenzioni, disposizioni e credenze. 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