
{"id":32473,"date":"2025-02-25T15:16:06","date_gmt":"2025-02-25T13:16:06","guid":{"rendered":"https:\/\/neuronup.com\/it\/?p=32473"},"modified":"2025-02-28T09:27:45","modified_gmt":"2025-02-28T07:27:45","slug":"il-concetto-di-dipendenza-e-il-sistema-di-ricompensa-del-cervello","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/neuronup.com\/it\/neuroscienze\/neuropsicologia\/il-concetto-di-dipendenza-e-il-sistema-di-ricompensa-del-cervello\/","title":{"rendered":"Il concetto di dipendenza e il sistema di ricompensa del cervello"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-xl-font-size\">La psicologa Kira Guerra Franco spiega in questo articolo il concetto di dipendenza, concentrandosi in particolare sulla <strong>dipendenza da sostanze e la sua relazione con il circuito di ricompensa cerebrale<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Concetto di dipendenza<\/h2>\n\n\n\n<p>La <a href=\"https:\/\/neuronup.com\/it\/neuroscienze\/neuropsicologia\/neuropsicologia-dellalcol\/\">dipendenza<\/a> \u00e8 un <strong>fenomeno complesso che non pu\u00f2 essere ridotto esclusivamente a un malfunzionamento cerebrale<\/strong>. Seguire questa premessa significherebbe cadere in uno degli approcci riduzionisti pi\u00f9 comuni nella concettualizzazione biologico-cerebrale dei disturbi (El\u00edo-Calvo, 2023).<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">La dipendenza come malattia<\/h3>\n\n\n\n<p>Gli studi che considerano la dipendenza come una <em>malattia<\/em> risalgono al <strong>XIX secolo<\/strong> e hanno acquisito rilevanza nel XX secolo, in particolare con la ricerca sul consumo di oppioidi (Beco\u00f1a, 2016). In questo contesto, i <strong>progetti di ricerca finanziati<\/strong> dai governi o da enti interessati cercavano spesso <strong>una spiegazione biologica della dipendenza per classificarla come un disturbo medico<\/strong> piuttosto che come un problema sociale o morale.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo approccio biologico ha avuto, e continua ad avere, una <strong>forte influenza sul modo in cui viene concepita la responsabilit\u00e0 individuale<\/strong> nei confronti del comportamento dipendente (Beco\u00f1a, 2016). Focalizzandosi sugli aspetti neurochimici e cerebrali, questo paradigma tende a minimizzare la capacit\u00e0 decisionale dell&#8217;individuo, portando a una &#8220;decolpevolizzazione&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>In questo quadro, si afferma che la perdita di controllo sul <a href=\"https:\/\/neuronup.com\/it\/neuroscienze\/neuropsicologia\/neuropsicologia-delluso-di-thc\/\">consumo di sostanze<\/a> pu\u00f2 essere al di fuori della volont\u00e0 cosciente. Di conseguenza, si rafforza l&#8217;idea che una persona dipendente, considerata come <em>malata mentale<\/em>, manchi intrinsecamente di autocontrollo (Beco\u00f1a, 2016; Vrecko, 2010).<\/p>\n\n\n\n<p>Nella sua versione pi\u00f9 radicale, questa prospettiva riduce l&#8217;importanza della responsabilit\u00e0 individuale rispetto ai danni arrecati a terzi, generando cos\u00ec controversie etiche e legali (G\u00f3mez, 1995).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Questo modello \u00e8 stato criticato da molti esperti<\/strong> che ritengono che la dipendenza non possa essere spiegata esclusivamente attraverso la biologia, poich\u00e9 coinvolge fattori sociali, culturali, psicologici e personali (Beco\u00f1a, 2016, 2018).<\/p>\n\n\n\n<p>Allo stesso modo, <strong>considerare la dipendenza come una <em>malattia mentale<\/em><\/strong>, ci colloca all&#8217;interno di una <strong>struttura sociale<\/strong> che tende a classificare e suddividere le caratteristiche umane in categorie rigide o &#8220;scatole&#8221;, ognuna <strong>associata a stigmi e narrazioni specifiche<\/strong>. Queste classificazioni, spesso dicotomiche, come salute-malattia o normalit\u00e0-anormalit\u00e0, semplificano la diversit\u00e0 delle esperienze umane, ignorando che questi concetti fanno parte di un continuum dinamico.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La salute e la malattia<\/strong> non sono poli opposti e fissi, ma <strong>stati che possono cambiare gradualmente<\/strong> in base a diversi fattori biopsicosociali (Godoy, 1999).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il concetto di dipendenza \u00e8 stato storicamente dibattuto<\/strong> e, sebbene il modello biomedico abbia acquisito importanza nell\u2019interpretazione di questo fenomeno, \u00e8 fondamentale riconoscere la complessit\u00e0 sottostante alla sua origine e sviluppo (Beco\u00f1a, 2016).<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:50px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n\n\n<div style=\"height:50px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Il comportamento adattivo motivato<\/h2>\n\n\n\n<p>L&#8217;essere umano, per natura, ha un comportamento adattivo. Ci\u00f2 significa che, <strong>attraverso la motivazione, cerca di soddisfare bisogni di diversa gerarchia<\/strong>, come illustrato dalla piramide dei bisogni di Maslow.<\/p>\n\n\n\n<p>Secondo Maslow (1943), i bisogni pi\u00f9 basilari, come la sopravvivenza, devono essere soddisfatti prima che una persona possa cercare di realizzare bisogni superiori, come l&#8217;autorealizzazione. Questa <strong>gerarchizzazione dei bisogni pu\u00f2 influenzare direttamente i comportamenti di dipendenza<\/strong>, dove le sostanze o le attivit\u00e0 diventano strumenti per soddisfare bisogni fisiologici o emotivi immediati, trascurando quelli a lungo termine.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il comportamento adattivo motivato implica la direzione verso un obiettivo e l&#8217;attivazione dell&#8217;organismo attraverso stimoli ambientali o interocettivi<\/strong>, come descritto da Miranda (2006). In questo senso, Kalivas e Volkow (2005) suggeriscono che la ricerca delle basi neurobiologiche del comportamento motivato si concentri sull\u2019<strong>identificazione dei substrati cerebrali che attribuiscono significato agli stimoli<\/strong>, facilitando una risposta comportamentale specifica e attivando risposte adattive o impulsive.<\/p>\n\n\n\n<p>Per quanto riguarda le <strong>aree cerebrali coinvolte<\/strong> nell\u2019attivazione dei comportamenti motivati, Miranda (2006) evidenzia tre aree chiave:<\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\">\n<li>il corpo amigdaloideo, <\/li>\n\n\n\n<li>il <a href=\"https:\/\/neuronup.com\/it\/stimolazione-e-riabilitazione-cognitiva\/disturbi-del-neurosviluppo\/disturbo-dello-spettro-fetale-dellalcol-fasd\/\">nucleo accumbens<\/a>,<\/li>\n\n\n\n<li>e la corteccia prefrontale.<\/li>\n<\/ol>\n\n\n\n<p>Queste regioni svolgono un ruolo cruciale nell&#8217;elaborazione delle ricompense e nelle decisioni comportamentali.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Il circuito della ricompensa<\/h2>\n\n\n\n<p>Il sistema di ricompensa cerebrale \u00e8 un <strong>insieme di strutture cerebrali che si attivano in risposta agli stimoli, rilasciando neurotrasmettitori<\/strong> che generano sensazioni di piacere e motivazione.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">3. Il nucleo accumbens (NAc)<\/h3>\n\n\n\n<p>Parte dei gangli della base, funge da interfaccia tra la motivazione e l&#8217;azione motoria. Inoltre, \u00e8 responsabile della ricezione di afferenze dall&#8217;area tegmentale ventrale (ATV) e svolge un ruolo essenziale nella formazione delle abitudini e nella risposta agli stimoli di rinforzo, essendo una struttura chiave nello sviluppo delle dipendenze.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa struttura, il nucleo accumbens (NAc), <strong>si divide in due aree<\/strong>: il guscio (shell) e il nucleo (core):<\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\">\n<li>La regione del <strong>guscio<\/strong> (shell) riceve segnali dopaminergici provenienti dall&#8217;area tegmentale ventrale (ATV), regolando l&#8217;importanza motivazionale attribuita agli stimoli e facilitando la formazione di associazioni tra stimoli ambientali ed esperienze motivanti.<\/li>\n\n\n\n<li>La <strong>regione nucleare<\/strong> (core), invece, stabilisce connessioni con il cingolo anteriore e la corteccia orbitofrontale, aree coinvolte nella valutazione delle ricompense, nel processo decisionale e nella modulazione del comportamento. Questo processo avviene attraverso proiezioni glutamatergiche, essenziali per l&#8217;apprendimento e l&#8217;adattamento a nuove situazioni (Kelley, 2004).<\/li>\n<\/ol>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Approccio e conclusione<\/h2>\n\n\n\n<p>Per concludere, sebbene sia fondamentale riconoscere il ruolo del <strong>fattore biologico<\/strong> nelle dipendenze, <strong>non deve essere considerato come l&#8217;unico elemento esplicativo<\/strong> n\u00e9 come il nucleo esclusivo su cui si basano questi fenomeni.<\/p>\n\n\n\n<p>Allo stesso modo, l&#8217;approccio alle dipendenze deve superare le prospettive riduzioniste che tendono a classificare le persone esclusivamente attraverso etichette diagnostiche. Come sottolinea Garc\u00eda Pati\u00f1o (2022), &#8220;una persona non \u00e8 la sua dipendenza&#8221;. Questo approccio invita ad <strong>adottare una prospettiva che consideri l&#8217;individuo come soggetto attivo e non come oggetto passivo di trattamento<\/strong>. Le relazioni terapeutiche devono privilegiare la comprensione, il rispetto e la co-costruzione di soluzioni, <strong>lasciando da parte paradigmi verticali e patologizzanti che perpetuano lo stigma e la mancanza di autonomia<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Allo stesso modo, <strong>\u00e8 cruciale riconoscere che il modello medico<\/strong>, spesso utilizzato in questo ambito, <strong>pu\u00f2 essere strumentalizzato da interessi economici<\/strong>, come quelli dell&#8217;industria farmaceutica. Cosgrove e Krimsky (2012) hanno evidenziato conflitti di interesse nello sviluppo del DSM-5, sottolineando come la mercificazione delle diagnosi possa influenzare la concettualizzazione dei disturbi e delle malattie, specialmente in un campo come la psichiatria, che dipende da giudizi soggettivi e manca di marcatori biologici chiari (Beco\u00f1a, 2016).<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Bibliografia<\/h2>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li class=\"has-sm-font-size\">Beco\u00f1a, E. (2016). La dipendenza \u201cnon\u201d \u00e8 una malattia cerebrale. <em>Papeles del Psic\u00f3logo \/ Psychologist Papers<\/em>, <em>37<\/em>(2), 118-125. https:\/\/www.redalyc.org\/pdf\/778\/77846055004.pdf<\/li>\n\n\n\n<li class=\"has-sm-font-size\">Beco\u00f1a, E. (2018). Dipendenze comportamentali: separare il grano dalla paglia. <em>INFONOVA, Revista profesional y acad\u00e9mica sobre adicciones<\/em>, <em>34<\/em>, 11-21. https:\/\/www.researchgate.net\/publication\/325989445<\/li>\n\n\n\n<li class=\"has-sm-font-size\">Cosgrove, L., &amp; Krimsky, S. (2012). A comparison of DSM-IV and DSM-5 panel members&#8217; financial associations with industry: a pernicious problem persists. <em>PLoS medicine<\/em>, <em>9<\/em>(3), e1001190. https:\/\/doi.org\/10.1371\/journal.pmed.1001190<\/li>\n\n\n\n<li class=\"has-sm-font-size\">Garc\u00eda Pati\u00f1o, A. (2022). Trascendere la dipendenza. Una persona non \u00e8 la sua dipendenza. <em>Revista Espa\u00f1ola de Drogodependencias<\/em>, <em>47<\/em>(1), 11-21. https:\/\/doi.org\/10.54108\/10001<\/li>\n\n\n\n<li class=\"has-sm-font-size\">Kelley, A. E. (2004). Ventral striatal control of appetitive motivation: Role in ingestive behaviour and reward-related learning. <em>Neuroscience and Biobehavioral Review<\/em>, <em>27<\/em>(8), 765\u2013776. https:\/\/doi.org\/10.1016\/j.neubiorev.2003.11.015<\/li>\n\n\n\n<li class=\"has-sm-font-size\">Maslow, A. H. (1943). A theory of human motivation. <em>Psychological Review, 50<\/em>(4), 370\u2013396. https:\/\/doi.org\/10.1037\/h0054346<\/li>\n\n\n\n<li class=\"has-sm-font-size\">Miranda, A. V. (2006). Neurobiolog\u00eda delle dipendenze: oltre il circuito della ricompensa. <em>Revista de Psiquiatr\u00eda y Salud Mental Hermilio Valdiz\u00e1n<\/em>, <em>7<\/em>(2), 73-80.<\/li>\n\n\n\n<li class=\"has-sm-font-size\">Vrecko, S. (2010). Birth of a brain disease: Science, the state and addiction neuropolitics. <em>History of the Human Sciences<\/em>, <em>23<\/em>(4), 52\u201367. https:\/\/doi.org\/10.1177\/0952695110371598<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Se ti \u00e8 piaciuto questo articolo sul <strong>concetto di dipendenza e il sistema di ricompensa cerebrale<\/strong>, potrebbero interessarti anche questi articoli di NeuronUP:<\/h2>\n\n\n<div class=\"mai-grid entries entries-grid has-boxed has-image-full\" style=\"--entry-title-font-size:var(--font-size-lg);--align-text:start;--entry-meta-text-align:start;\"><div class=\"entries-wrap has-columns\" style=\"--columns-xs:1\/1;--columns-sm:1\/1;--columns-md:1\/3;--columns-lg:1\/3;--flex-xs:0 0 var(--flex-basis);--flex-sm:0 0 var(--flex-basis);--flex-md:0 0 var(--flex-basis);--flex-lg:0 0 var(--flex-basis);--column-gap:var(--spacing-lg);--row-gap:var(--spacing-lg);--align-columns:start;\"><article class=\"entry entry-grid is-column has-entry-link has-image has-image-first type-post category-funzioni-esecutive tag-bambini tag-funzioni-esecutive\" style=\"--entry-index:1;\" aria-label=\"Modello di funzioni esecutive basato su analisi fattoriali nella popolazione infantile e scolastica: meta-analisi\" itemscope itemtype=\"https:\/\/schema.org\/CreativeWork\"><a class=\"entry-image-link\" href=\"https:\/\/neuronup.com\/it\/neuroscienze\/neuropsicologia\/funzioni-esecutive\/modello-di-funzioni-esecutive-basato-su-analisi-fattoriali-in-popolazione-infantile-e-scolastica\/\" tabindex=\"-1\" aria-hidden=\"true\"><img decoding=\"async\" width=\"400\" height=\"300\" src=\"https:\/\/neuronup.com\/it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/everyone-knows-right-answear-400x300-1-1-1.webp\" class=\"entry-image size-landscape-sm\" alt=\"Aula scolastica con lavagna verde; 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