
{"id":19598,"date":"2023-07-03T12:26:16","date_gmt":"2023-07-03T10:26:16","guid":{"rendered":"https:\/\/neuronup.com\/?p=19598"},"modified":"2023-07-03T12:26:16","modified_gmt":"2023-07-03T10:26:16","slug":"anosognosia-che-cose-storia-e-realta-neuropsicologica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/neuronup.com\/it\/stimolazione-e-riabilitazione-cognitiva\/cerebrolesione-acquisita\/anosognosia-che-cose-storia-e-realta-neuropsicologica\/","title":{"rendered":"Anosognosia: cos&#8217;\u00e8, storia e realt\u00e0 neuropsicologica"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-xl-font-size wp-block-paragraph\">Il neuropsicologo Eriz Badiola spiega in questo articolo <strong>cos&#8217;\u00e8 l&#8217;anosognosia<\/strong>, a cosa pu\u00f2 essere associata e quali implicazioni ha nella vita quotidiana.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;anosognosia \u00e8 spesso un aspetto che passa in secondo piano quando si parla di neuropsicologia. Pertanto, attraverso il presente articolo si intende spiegare cos&#8217;\u00e8, a cosa pu\u00f2 essere associata e quali implicazioni ha nella vita quotidiana e in ambito clinico.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Cos&#8217;\u00e8 l&#8217;anosognosia?<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;anosognosia, neologismo derivante dalle parole greche <em>a<\/em> (senza), nosos (malattia) e gnosis (conoscenza), letteralmente sarebbe qualcosa come \u201cmancanza di consapevolezza della malattia\u201d. Cio\u00e8, la <strong>prospettiva<\/strong> <strong>su determinate limitazioni<\/strong> (cognitive, comportamentali, emotive o funzionali) <strong>della persona colpita differisce da quella di altre persone o dai risultati <\/strong>di test oggettivi. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci\u00f2 pu\u00f2 verificarsi come <strong>conseguenza<\/strong> di <strong>lesioni cerebrali <\/strong>derivanti da <strong>danno cerebrale acquisito o malattie neurodegenerative<\/strong> (Mograbi e Morris, 2018).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa difficolt\u00e0 nel percepire le limitazioni pu\u00f2 comprendere diversi aspetti: dal <strong>credere di poter vedere<\/strong> quando si \u00e8 affetti da cecit\u00e0 corticale per danni al lobo occipitale (sindrome di Ant\u00f3n-Babinski), fino a <strong>ignorare di dimenticare<\/strong> la lista della spesa, passando per mettere in atto comportamenti che prima non si realizzavano e, ancora una volta, <strong>non esserne consapevoli<\/strong>. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Allo stesso modo, va indicato che <strong>l&#8217;anosognosia pu\u00f2 essere parziale<\/strong>, essendo possibile che il paziente sia consapevole di qualche alterazione determinata, ma tralasci le altre, o che perfino minimizzi la rilevanza del problema.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Storia dell&#8217;anosognosia<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La <strong>scoperta<\/strong> di questa peculiare condizione risale al 1914, quando il neurologo franco-polacco <strong>Joseph Babinski<\/strong> (vi potr\u00e0 suonare anche per il <em>segno di Babinski<\/em>, il riflesso plantare) stava lavorando con pazienti che avevano subito un ictus nell&#8217;emisfero destro e di conseguenza soffrivano di una<strong> emiplegia sinistra<\/strong>. Nella traduzione del testo originale in inglese di Langer e Levine (2014) si commenta che <strong>quando a una delle pazienti le veniva chiesto di sollevare entrambe le braccia, lei sollevava il braccio destro senza problema e quando toccava sollevare il sinistro<\/strong> o non rispondeva o diceva di averlo sollevato. Evidentemente<strong>, non poteva sollevarlo, ma credeva di averlo fatto<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Anosodiaforia<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nell&#8217;articolo del 1914, il nostro caro Joseph coni\u00f2 il neologismo anosognosia, anzi, aggiunse un&#8217;altra parola a questo contesto: <strong>anosodiaforia<\/strong> (indifferenza). Questa parola la impieg\u00f2 per riferirsi alla condizione di quei pazienti dove l&#8217;emiplegia era vigente, ma dove l&#8217;importanza della paralisi passava in secondo piano. In altre parole: <strong>pur essendo consapevoli della loro emiplegia, non gliene importava minimamente, non riferivano alcun malessere al riguardo<\/strong> (Langer e Levine, 2014).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Rimanevano molti aspetti in sospeso e da ci\u00f2 nasce un dibattito che si \u00e8 protratto durante il secolo scorso: l&#8217;anosognosia esiste davvero o il paziente lo finge? Lo nega?<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Il dibattito tra anosognosia e negazione del deficit<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il nostro protagonista credeva nell&#8217;esistenza dell&#8217;anosognosia, sebbene non sapesse come provarlo. Per lui non aveva molto senso che un paziente fingesse per mesi e mesi che il suo braccio funzionasse perfettamente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">D&#8217;altra parte, <strong>alcuni autori sostengono che la negazione del deficit sia spiegabile mediante il paradigma psicodinamico<\/strong>, collegando la <em>mancanza di consapevolezza<\/em> a <em>resistenze<\/em> o meccanismi di difesa (Ramachandran, 1995; Sims, 2014). Tuttavia, le prospettive neuroscientifiche attuali pongono sul tavolo il fatto che <strong>l&#8217;uso di meccanismi di difesa dovrebbe essere contestualizzato nei pazienti la cui <em>anosognosia<\/em> non dipende da alterazioni neurocognitive<\/strong> (Mograbi e Morris, 2018).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Attualmente, sappiamo <strong>che l&#8217;anosognosia \u00e8 una realt\u00e0<\/strong> in gran parte neuropsicologica e che determinate lesioni cerebrali possono portare a soffrire questa condizione. Inoltre, esistono <strong>correlati neuroanatomici<\/strong> che ci avvicinano alla sua comprensione.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Basi neuroanatomiche dell&#8217;anosognosia e prevalenza<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Babinski accennava che l&#8217;anosognosia poteva essere dovuta a <strong>lesioni nell&#8217;emisfero destro<\/strong> e che<strong> le alterazioni sensoriali potrebbero influire sulla sua esistenza<\/strong> (infatti, i pazienti non reagivano a stimoli esterni in quelle estremit\u00e0).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Oggi sarebbe <strong>un errore determinare che una lesione specifica<\/strong> in un luogo preciso <strong>pu\u00f2 provocare necessariamente<\/strong> <strong>alterazioni neuropsicologiche concrete<\/strong>. Tuttavia, possiamo parlare del fatto che lesioni in determinate strutture possono promuovere l&#8217;apparizione di tali alterazioni o che lesioni in diverse regioni siano potenzialmente associate alle stesse.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come accennavo anteriormente, l&#8217;<strong>eziologia dell&#8217;anosognosia \u00e8 varia<\/strong>, esistendo un&#8217;incidenza <strong>tra il 10 e il 18%<\/strong> nei pazienti che hanno subito <strong>ictus<\/strong> e che presentano emiparesi, mentre si considera che fino al <strong>81%<\/strong> delle persone diagnosticate con <strong>Alzheimer<\/strong> soffra di qualche tipo di anosognosia e un <strong>60%<\/strong> di coloro che presentano <strong>deterioramento cognitivo lieve<\/strong> la sperimenter\u00e0 anch&#8217;esso (Acharya e S\u00e1nchez-Manso, 2018).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel caso dell&#8217;<strong>anosognosia per emiplegia<\/strong>, nonostante sia pi\u00f9 frequente in lesioni <strong>unilaterali di destra o bilaterali<\/strong>, la frequenza di comparsa dell&#8217;anosognosia \u00e8 simile nelle persone con lesioni (subcorticali e\/o corticali) <strong>temporali, parietali o frontali<\/strong>. Tuttavia, la probabilit\u00e0 di esistenza di anosognosia \u00e8 maggiore in quelle persone che subiscono lesioni sia a livello frontale che parietale, rispetto alle lesioni in altre regioni cerebrali (Pia, Neppi-Modona, Ricci e Berti, 2004).<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:50px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-group br-0111 has-primary-background-color has-background has-dark-background has-sm-padding-top has-sm-padding-left has-sm-padding-right has-xxl-margin-top\"><div class=\"wp-block-group__inner-container is-layout-constrained wp-block-group-is-layout-constrained\">\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-8f761849 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-full desktop-position-absolute desktop-bottom-0 mobile-width-50 mobile-m-inline-auto has-xl-margin-top\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/neuronup.com\/it\/wp-content\/uploads\/2022\/v3\/producto-certificado.webp\" alt=\"\" class=\"wp-image-31568\"><\/figure>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<h2 class=\"wp-block-heading has-white-color has-text-color\"><strong>Iscriviti<\/strong> <br>alla nostra <br>Newsletter<\/h2>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-buttons is-layout-flex wp-block-buttons-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-button--1\" style=\"--button-outline-color:var(--color-white);--button-outline-color-hover:rgba(0,0,0,0.8);\"><a class=\"wp-block-button__link button button-outline   wp-element-button\" href=\"https:\/\/neuronup.com\/it\/newsletter\/\">Iscriviti<\/a><\/div>\n\n<\/div>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n\n<div style=\"height:50px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Anosognosia nel deterioramento cognitivo lieve<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In una revisione sistematica recente (Mondrag\u00f3n, Maurits e De Deyn, 2019) si osserva che nei pazienti con deterioramento cognitivo lieve \u00e8 abituale l&#8217;associazione tra l&#8217;anosognosia e la riduzione della perfusione, oltre che dell&#8217;attivit\u00e0 nel <strong>lobo frontale<\/strong> e in <strong>strutture della linea mediana<\/strong>. <\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Anosognosia nella malattia di Alzheimer<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Allo stesso modo, per quanto riguarda l&#8217;anosognosia nella <strong>malattia di Alzheimer<\/strong>, negli studi esaminati si osserva una minore perfusione, attivazione e metabolismo nelle <strong>strutture della linea mediana corticale<\/strong>, riscontrando lo stesso fenomeno in strutture <strong>parietotemporali<\/strong>, negli stadi pi\u00f9 avanzati della malattia.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Implicazioni nella valutazione e riabilitazione neuropsicologica<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Prima di tutto, nella valutazione neuropsicologica \u00e8 possibile che, data l&#8217;anosognosia, il <strong>paziente metta in discussione la procedura.<\/strong> \u201cPerch\u00e9 mi fai cos\u00ec tante domande?\u201d mi disse una paziente che era venuta per essere valutata per iniziare la riabilitazione neuropsicologica dopo un ACV. La mancata collaborazione durante la valutazione <strong>potrebbe ostacolare<\/strong> la stessa e <strong>confrontare non sarebbe sempre una soluzione<\/strong> (nonostante possa sembrare evidente, pi\u00f9 avanti spiegher\u00f2 il perch\u00e9). Per questo, e dato che la comparsa dell&#8217;anosognosia \u00e8 molto varia, al momento di effettuare la valutazione neuropsicologica i test da somministrare dovrebbero essere adattati alla situazione individuale e unica del paziente. Pertanto, rimarrebbe a discrezione del professionista come affrontare la situazione con le abilit\u00e0 che acquisir\u00e0 con l&#8217;esperienza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un&#8217;altra situazione che pu\u00f2 presentarsi durante le sedute di riabilitazione \u00e8 che il paziente con problemi di memoria (per esempio, persone con Alzheimer<strong>) <strong>ignori l&#8217;esistenza di deficit mnestici<\/strong>, potendosi avere una maggiore probabilit\u00e0 di anosognosia quanto pi\u00f9 \u00e8 avanzata la malattia (Hanseew et al., 2019). Ci\u00f2 che accade con l&#8217;anosognosia associata ai problemi di memoria e alle persone che ne soffrono (soprattutto della memoria episodica) \u00e8 che <strong>per quanto si confronte il paziente sull&#8217;esistenza di tali difficolt\u00e0, non \u00e8 produttivo<\/strong>, perch\u00e9 si sentiranno peggio e probabilmente alla seduta successiva non ricorderanno quanto accaduto. In questo senso, raccomando la visione di \u201cQuando e come affrontare l&#8217;anosognosia?\u201d, un video dove si differenzia l&#8217;approccio per le persone con Alzheimer e per coloro che soffrono di DCA (Ruiz-S\u00e1nchez de Le\u00f3n, 2020).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per tutto ci\u00f2, non dobbiamo dimenticare di <strong>informare ed educare i familiari e i caregiver<\/strong>, affinch\u00e9 tengano in conto l&#8217;anosognosia, poich\u00e9 pu\u00f2 essere fonte di conflitti in cui possano sentirsi male sia il paziente sia il familiare. In questo contesto, due pilastri considerevoli per affrontare questa situazione sono: <strong>comprensione ed empatia<\/strong>. Sia da parte dei familiari che del neuropsicologo clinico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In sintesi, l&#8217;anosognosia \u00e8 una fedele compagna del danno cerebrale acquisito e delle malattie neurodegenerative, che dobbiamo tenere presente sia nella valutazione che nella riabilitazione neuropsicologica. L&#8217;<strong>approccio deve essere adattato al paziente e impostato da una prospettiva multidisciplinare.<\/strong> Inoltre, bisogna includere i familiari stessi e renderli partecipi nel percorso verso il miglioramento della qualit\u00e0 della vita delle persone che vogliamo aiutare.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Bibliografia<\/strong><\/h3>\n\n<ul class=\"wp-block-list has-sm-font-size\">\n<li>Acharya, A. B., e S\u00e1nchez-Manso, J. C. (2018). Anosognosia. StatPearls Publishing: Treasure Island (Florida).<\/li>\n\n\n\n<li>Hanseeuw, B. J., Scott, M. R., Sikkes, S. A., Properzi, M., Gatchel, J. R., Salmon, E., &#8230; e Alzheimer&#8217;s Disease Neuroimaging Initiative. (2020). Evolution of anosognosia in alzheimer&#8217;s disease and its relationship to amyloid.&nbsp;<em>Annals of neurology<\/em>,&nbsp;<em>87<\/em>(2), 267-280.<\/li>\n\n\n\n<li>Langer, K. G., e Levine, D. N. (2014). Babinski, J. (1914). Contribution to the study of the mental disorders in hemiplegia of organic cerebral origin (anosognosia). Tradotto da K.G. Langer &amp; D.N. Levine. Tradotto dall&#8217;originale Contribution \u00e0 l&#8217;\u00c9tude des Troubles Mentaux dans l&#8217;H\u00e9mipl\u00e9gie Organique C\u00e9r\u00e9brale (Anosognosie).&nbsp;<em>Cortex; a journal devoted to the study of the nervous system and behavior<\/em>,&nbsp;<em>61<\/em>, 5\u20138.<\/li>\n\n\n\n<li>Mondrag\u00f3n, J. D., Maurits, N. M., e De Deyn, P. P. (2019). Functional neural correlates of anosognosia in mild cognitive impairment and alzheimer\u2019s disease: a systematic review.&nbsp;<em>Neuropsychology review<\/em>,&nbsp;<em>29<\/em>(2), 139-165.<\/li>\n\n\n\n<li>Mograbi, D. C., e Morris, R. G. (2018). Anosognosia.&nbsp;<em>Cortex; a journal devoted to the study of the nervous system and behavior<\/em>,&nbsp;<em>103<\/em>, 385-386.<\/li>\n\n\n\n<li>Pia, L., Neppi-Modona, M., Ricci, R., &amp; Berti, A. (2004). The anatomy of anosognosia for hemiplegia: a meta-analysis.&nbsp;<em>Cortex<\/em>,&nbsp;<em>40<\/em>(2), 367-377.<\/li>\n\n\n\n<li>Ruiz-S\u00e1nchez de Le\u00f3n, J.M. [LOGICORTEX Neuropsicologia]. (2020, 2 settembre). Quando e come affrontare l&#8217;anosognosia? [File video]. Recuperato da https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=uJi7_v_CluM<\/li>\n\n\n\n<li>Ramachandran, V. S. (1995). Anosognosia in parietal lobe syndrome.&nbsp;<em>Consciousness and cognition<\/em>,&nbsp;<em>4<\/em>(1), 22-51.<\/li>\n\n\n\n<li>Sims, A. (2014).&nbsp;<em>Anosognosia and the very idea of psychodynamic neuroscience<\/em>&nbsp;(No. Ph. D.). Deakin University.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Altra bibliografia consigliata<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list has-sm-font-size\">\n<li>Orfei, M. D., Caltagirone, C., e Spalletta, G. (2009). The evaluation of anosognosia in stroke patients.&nbsp;<em>Cerebrovascular diseases<\/em>,&nbsp;<em>27<\/em>(3), 280-289.<\/li>\n\n\n\n<li>Starkstein, S. E. (2014). Anosognosia in Alzheimer&#8217;s disease: diagnosis, frequency, mechanism and clinical correlates.&nbsp;<em>Cortex<\/em>,&nbsp;<em>61<\/em>, 64-73.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Se ti \u00e8 piaciuto questo articolo sull&#8217;anosognosia, potrebbero interessarti anche questi altri articoli:<\/h3>\n\n<div class=\"mai-grid entries entries-grid has-boxed has-image-full\" style=\"--entry-title-font-size:var(--font-size-lg);--align-text:start;--entry-meta-text-align:start;\"><div class=\"entries-wrap has-columns\" style=\"--columns-xs:1 \/ 1;--columns-sm:1 \/ 1;--columns-md:1 \/ 3;--columns-lg:1 \/ 3;--flex-xs:0 0 var(--flex-basis);--flex-sm:0 0 var(--flex-basis);--flex-md:0 0 var(--flex-basis);--flex-lg:0 0 var(--flex-basis);--column-gap:var(--spacing-lg);--row-gap:var(--spacing-lg);--align-columns:start;\"><article class=\"entry entry-grid is-column has-entry-link has-image has-image-first type-post category-neuropsicologia tag-neuropsicologia\" style=\"--entry-index:1;\" aria-label=\"Riserva cognitiva e neuroplasticit\u00e0 nell&#8217;invecchiamento: implicazioni cliniche per la valutazione e la stimolazione cognitiva\" itemscope itemtype=\"https:\/\/schema.org\/CreativeWork\"><a class=\"entry-image-link\" href=\"https:\/\/neuronup.com\/it\/neuroscienze\/neuropsicologia\/riserva-cognitiva-e-neuroplasticita-nell-invecchiamento-implicazioni-cliniche-per-la-valutazione-e-la-stimolazione-cognitiva\/\" tabindex=\"-1\" aria-hidden=\"true\"><img decoding=\"async\" width=\"400\" height=\"267\" src=\"https:\/\/neuronup.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Reserva-cognitiva-y-neuroplasticidad-en-el-envejecimiento.-Como-influyen-la-reserva-cognitiva-y-la-neuroplasticidad-en-el-envejecimiento-cerebral-scaled-1.webp\" class=\"entry-image size-landscape-sm\" alt=\"Riserva cognitiva e neuroplasticit\u00e0 nell&#039;invecchiamento. 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