
{"id":11694,"date":"2022-03-30T19:05:54","date_gmt":"2022-03-30T17:05:54","guid":{"rendered":"https:\/\/neuronup.com\/?p=11694"},"modified":"2022-03-30T19:05:54","modified_gmt":"2022-03-30T17:05:54","slug":"cervello-e-fobie-come-si-relazionano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/neuronup.com\/it\/neuroscienze\/neuroscienze-del-cervello\/cervello-e-fobie-come-si-relazionano\/","title":{"rendered":"Cervello e fobie: come si relazionano?"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"is-style-default has-xl-font-size wp-block-paragraph\">Sai come nascono le fobie? Potresti identificare se ne soffri? O come si eliminano? La neuropsicologa Cintia Martos ci spiega le principali caratteristiche delle fobie e la <strong>relazione tra cervello e fobie.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Che cosa sono le fobie?<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"is-style-default wp-block-paragraph\">Una fobia si definisce come una <strong>paura intensa<\/strong> che compare immediatamente di fronte a un oggetto o a una situazione concreta. Le fobie pi\u00f9 abituali sono solitamente verso certi animali o insetti. Inoltre, tra le fobie pi\u00f9 comuni ci sono la paura di volare, delle altezze, delle iniezioni o del sangue. Tuttavia, le situazioni e gli oggetti fobici possono essere infinitamente vari.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"is-style-default wp-block-paragraph\">Anche se la paura dovrebbe avere lo scopo di proteggerci, nelle fobie diventa qualcosa di disadattivo che pu\u00f2 arrivare a rappresentare un ostacolo per le nostre <strong>attivit\u00e0 quotidiane<\/strong>. Come le paure, anche le fobie si apprendono, accompagnandosi a cambiamenti plastici nel cervello che si verificano molto rapidamente. Inoltre, questi cambiamenti sono molto resistenti all&#8217;estinzione, poich\u00e9 l&#8217;organismo interpreta che la sua sopravvivenza sarebbe in pericolo se la paura cessasse.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Caratteristiche: segnali che soffri di una fobia<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"is-style-default wp-block-paragraph\">Secondo i criteri diagnostici del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali V (DSM-V), le fobie presentano le seguenti caratteristiche:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li><strong>L&#8217;oggetto o la situazione che scatena la paura tende a essere evitata attivamente<\/strong>. La persona si rifiuta di rimanere nella situazione temuta, cosa che pu\u00f2 provocare un deterioramento della qualit\u00e0 della vita, soprattutto se lo stimolo fobico pu\u00f2 essere presente nella vita di tutti i giorni.<\/li><li>La paura o l&#8217;ansia \u00e8 <strong>persistente<\/strong>, durando pi\u00f9 di sei mesi.<\/li><li>Se ci si riflette, <strong>l&#8217;ansia sperimentata \u00e8 sproporzionata<\/strong> rispetto al pericolo reale che comporta quella situazione o oggetto.<\/li><li>La paura, l&#8217;ansia o l&#8217;evitamento provocano un notevole disagio o <strong>finiscono per influenzare gli ambiti di funzionamento della persona<\/strong> (come quello sociale o lavorativo).<\/li><\/ul>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Come nascono le fobie?<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"is-style-default wp-block-paragraph\">La paura e l&#8217;ansia hanno un&#8217;origine <strong>biologica<\/strong>, cio\u00e8 sono risposte evolutive il cui scopo \u00e8 rilevare o anticipare un pericolo. La paura \u00e8 accompagnata da cambiamenti autonomici ed endocrini che preparano l&#8217;organismo a reagire al pericolo (combattendo, fuggendo o immobilizzandosi) con l&#8217;obiettivo di aumentare la probabilit\u00e0 di sopravvivenza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"is-style-default wp-block-paragraph\">Tuttavia, questa paura pu\u00f2 essere <strong>disadattiva<\/strong>, come accade nel caso delle fobie. Poich\u00e9, oltre a non contribuire in modo significativo alla sopravvivenza, pu\u00f2 generare difficolt\u00e0 nella nostra vita quotidiana.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"is-style-default wp-block-paragraph\">Gli organismi hanno paure innate, cio\u00e8 che possono <strong>emergere sin dalla nascita<\/strong> senza essere state apprese con l&#8217;esperienza. Per esempio, stimoli dolorosi o molto intensi, come i suoni forti. Tuttavia, man mano che gli esseri viventi conoscono il mondo, si accorgono dell&#8217;esistenza di situazioni avverse e pericolose. A poco a poco imparano quali sono e dove tendono a presentarsi per evitarle o affrontarle in modo efficiente. Questa paura appresa rimane adattiva, ma pu\u00f2 diventare disadattiva come avviene nelle fobie e nei disturbi d&#8217;ansia.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Condizionamento pavloviano<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"is-style-default wp-block-paragraph\">Quando uno stimolo neutro, come un suono, \u00e8 accompagnato da uno stimolo avversivo, lo stimolo neutro che all&#8217;inizio non significava nulla inizier\u00e0 a provocare paura da solo nel soggetto. Per esempio, quando un suono \u00e8 accompagnato da una scarica elettrica. Ci\u00f2 avviene perch\u00e9 si immagazzina rapidamente nella memoria la connessione suono-scarica elettrica, facendo comparire la risposta di paura non appena si ascolta il suono. L&#8217;apprendimento della paura viene spesso spiegato attraverso questo condizionamento.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"is-style-default wp-block-paragraph\">Il condizionamento della paura \u00e8 un processo molto rapido e potente. Anzi, una sola presentazione di due stimoli di questo tipo pu\u00f2 gi\u00e0 stabilire l&#8217;apprendimento della paura nella memoria.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Teoria della preparazione biologica<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"is-style-default wp-block-paragraph\">Secondo la Teoria della Preparazione Biologica di Martin Seligman, le fobie compaiono per un insieme di <strong>associazioni biologiche<\/strong> che l&#8217;organismo \u00e8 predisposto evolutivamente ad apprendere in modo rapido e persistente. Cos\u00ec, il condizionamento a stimoli di paura rilevanti come serpenti, ragni, espressioni facciali di paura o di rabbia o volti di altri gruppi sociali, \u00e8 pi\u00f9 resistente all&#8217;estinzione e pu\u00f2 fissarsi senza che l&#8217;individuo ne sia consapevole.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"is-style-default wp-block-paragraph\">Una volta appresa, <strong>la paura condizionata pu\u00f2 persistere per tutta la vita<\/strong>. Tuttavia, le risposte di paura possono indebolirsi o essere eliminate con esperienze che dimostrino che quello stimolo non predice pi\u00f9 il pericolo.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Relazione tra cervello e fobie<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"is-style-default wp-block-paragraph\">Il processo di acquisizione delle fobie ha delle <strong>basi cerebrali<\/strong>. Il nostro cervello \u00e8 plastico, cio\u00e8 cambia in base alle nostre abitudini e ai nostri apprendimenti. Quando si verifica il condizionamento della paura, questo \u00e8 accompagnato da cambiamenti molecolari e strutturali in certe neuroni.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Strutture cerebrali nella relazione tra cervello e fobie<\/h3>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Amigdala<\/h4>\n\n\n\n<p class=\"is-style-default wp-block-paragraph\">La principale struttura cerebrale implicata nelle fobie \u00e8 l&#8217;<strong>amigdala<\/strong>. Questa struttura \u00e8 comunemente associata alle emozioni, soprattutto alla paura. In essa si stabiliscono le connessioni tra lo stimolo temuto e il contesto che lo accompagna. Inoltre, scatena risposte di attivazione dell&#8217;organismo affinch\u00e9 reagisca rapidamente al pericolo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"is-style-default wp-block-paragraph\">\u00c8 una piccola area cerebrale a forma di mandorla situata all&#8217;interno del nostro cervello che fa parte del <strong>sistema limbico<\/strong> (sistema emotivo). L&#8217;amigdala \u00e8 una struttura complessa che contiene diversi gruppi di neuroni, ognuno di essi con funzioni specifiche e collegati tra loro.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><strong>L&#8217;amigdala laterale<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p class=\"is-style-default wp-block-paragraph\">\u00c8 quella che riceve tutte le informazioni sensoriali (visive, uditive, tattili\u2026) e le collega allo stimolo temuto. Inoltre, \u00e8 stato dimostrato che queste informazioni possono viaggiare per \u201cdue percorsi\u201d o due ingressi sensoriali differenti. In primo luogo, la via talamica. Questa \u00e8 la via pi\u00f9 breve che trasmette informazioni rapidamente e in modo impreciso. In secondo luogo, la via corticale, dove si produce una rappresentazione pi\u00f9 complessa, elaborata e conscia dello stimolo esterno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"is-style-default wp-block-paragraph\">In quest&#8217;area \u00e8 dove <strong>avvengono i principali cambiamenti sinaptici<\/strong> nell&#8217;apprendimento della fobia. Le connessioni neuronali si rafforzano man mano che si instaura il condizionamento della paura.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><strong>Il nucleo centrale dell&#8217;amigdala<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p class=\"is-style-default wp-block-paragraph\">Si occupa di inviare l&#8217;informazione elaborata ad aree del tronco encefalico, che controllano l&#8217;espressione delle risposte di paura come l&#8217;immobilizzazione. In questo modo si attivano i sistemi adrenergici, serotoninergici, dopaminergici e colinergici che provocano <strong>cambiamenti endocrini e autonomici<\/strong> tipici della paura.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><strong>Il nucleo basale<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p class=\"is-style-default wp-block-paragraph\">\u00c8 quello che riceve informazioni dall&#8217;ippocampo, dalla corteccia entorinale e dalle aree di associazione polimodale. Inoltre, questa zona dell&#8217;amigdala <strong>immagazzina informazioni sul contesto ambientale<\/strong> in cui la minaccia si \u00e8 verificata. Per questo motivo, proviamo paura in luoghi dove \u00e8 apparso uno stimolo fobico in passato, anche se in quel momento non \u00e8 presente.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><strong>Le cellule intercalate<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p class=\"is-style-default wp-block-paragraph\">Gruppo di neuroni GABAergici, cio\u00e8 inibitori. Possono <strong>inibire le risposte di paura<\/strong> \u201cbloccando\u201d l&#8217;informazione dall&#8217;amigdala laterale e basale fino al nucleo centrale. Per esempio, di fronte a un falso allarme.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Studi interessanti sul cervello e le fobie<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"is-style-default wp-block-paragraph\">Attraverso studi sugli animali \u00e8 stato dimostrato che, se si stimola il nucleo centrale dell&#8217;amigdala, si possono scatenare diversi componenti della risposta di paura. Invece, se si lesiona quell&#8217;area, la paura diminuisce di fronte a stimoli condizionati. Inoltre, il soggetto non pu\u00f2 stabilire nuove paure.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"is-style-default wp-block-paragraph\">D&#8217;altra parte, se la lesione avviene nell&#8217;ippocampo, che \u00e8 la zona che invia informazioni all&#8217;amigdala sul luogo in cui \u00e8 apparso lo stimolo temuto, scomparirebbe solo la paura del contesto, ma non dello stimolo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"is-style-default wp-block-paragraph\">Per quanto riguarda l&#8217;attivit\u00e0 cerebrale nelle fobie, in uno studio di Schienle&amp; cols. (2005), sono state trovate differenze tra le persone con fobia per i ragni e quelle che non avevano questa fobia mentre osservavano immagini di questi insetti e altre neutrali. I fobici mostravano maggiore attivazione nell&#8217;amigdala, nella corteccia di associazione visiva, nell&#8217;ippocampo destro e nella corteccia prefrontale dorsolaterale destra. Quest&#8217;ultima area sembra associarsi all&#8217;elaborazione delle emozioni negative. Inoltre, si \u00e8 osservata attivazione nell&#8217;area motoria supplementare (che si collega alla preparazione e motivazione al movimento). Inoltre, quanto pi\u00f9 sgradevole veniva considerata un&#8217;immagine, maggiore attivit\u00e0 nell&#8217;amigdala si \u00e8 riscontrata.<\/p>\n\n<p class=\"is-style-default wp-block-paragraph\">Una meta-analisi pubblicata nel 2012 ha evidenziato l&#8217;iperattivit\u00e0 nell&#8217;insula (oltre che nell&#8217;amigdala) di soggetti fobici. Entrambe le strutture sono correlate a risposte emotive negative.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Eliminare una fobia tenendo conto della relazione tra cervello e fobie<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"is-style-default wp-block-paragraph\">Una fobia pu\u00f2 estinguersi attraverso <strong>esposizioni ripetute allo stimolo temuto in un contesto neutro o sicuro<\/strong>. A poco a poco si impara che l&#8217;oggetto o l&#8217;evento fobico non significa pi\u00f9 pericolo. Questa \u00e8 la base su cui si fondano le efficaci terapie di esposizione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"is-style-default wp-block-paragraph\">Tutto ci\u00f2 ha un fondamento cerebrale, poich\u00e9 \u00e8 stato dimostrato che l&#8217;estinzione della paura \u00e8 legata a un&#8217;interazione tra l&#8217;amigdala, l&#8217;ippocampo e la corteccia prefrontale mediale.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Referencias<\/h2>\n\n\n\n<ul class=\"has-sm-font-size wp-block-list\"><li>Asociaci\u00f3n Americana de Psiquiatr\u00eda. (2013). Gu\u00eda de consulta de los criterios diagn\u00f3sticos del DSM-5.<\/li><li>Dbiec, J., &amp;LeDoux, J. (2009). Theamygdala and the neural pathwaysoffear. In Post-Traumatic Stress Disorder (pp. 23-38). Humana Press.<\/li><li>Etkin, A., &amp;Wager, T. D. (2007). Functional Neuroimaging of Anxiety: A Meta-Analysis of Emotional Processing in PTSD, Social AnxietyDisorder, and SpecificPhobia. The American Journal of Psychiatry, 164(10), 1476\u20131488. http:\/\/doi.org\/10.1176\/appi.ajp.2007.07030504<\/li><li>LaBar, K. S., &amp; Cabeza, R. (2006). Cognitive neuroscience of emotional memory. Nature Reviews Neuroscience, 7(1), 54.<\/li><li>S\u00e1nchez Navarro, J. P., &amp; Rom\u00e1n, F. (2004). Am\u00edgdala, corteza prefrontal y especializaci\u00f3n hemisf\u00e9rica en la experiencia y expresi\u00f3n emocional. Anales de psicolog\u00eda, 20(2).<\/li><li>Schienle, A., Sch\u00e4fer, A., Walter, B., Stark, R., &amp;Vaitl, D. (2005). Brainactivation of spider phobics towards disorder-relevant, generally disgust-and fear-inducing pictures.&nbsp;Neuroscience Letters,&nbsp;388(1), 1-6.<\/li><\/ul>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Se ti \u00e8 piaciuto questo articolo sul cervello e le fobie: Come si relazionano?, potrebbe interessarti anche:<\/h3>\n\n<div class=\"mai-grid entries entries-grid has-boxed has-image-full\" style=\"--entry-title-font-size:var(--font-size-lg);--align-text:start;--entry-meta-text-align:start;\"><div class=\"entries-wrap has-columns\" style=\"--columns-xs:1 \/ 1;--columns-sm:1 \/ 1;--columns-md:1 \/ 3;--columns-lg:1 \/ 3;--flex-xs:0 0 var(--flex-basis);--flex-sm:0 0 var(--flex-basis);--flex-md:0 0 var(--flex-basis);--flex-lg:0 0 var(--flex-basis);--column-gap:var(--spacing-lg);--row-gap:var(--spacing-lg);--align-columns:start;\"><article class=\"entry entry-grid is-column has-entry-link has-image has-image-first type-post category-psicologia tag-problemas-de-conducta tag-psicologia tag-salud-mental\" style=\"--entry-index:1;\" aria-label=\"Problemi di comportamento e metodologie preventive\" itemscope itemtype=\"https:\/\/schema.org\/CreativeWork\"><a class=\"entry-image-link\" href=\"https:\/\/neuronup.com\/it\/psicologia\/metodologie-preventive-di-comportamento\/\" tabindex=\"-1\" aria-hidden=\"true\"><img decoding=\"async\" width=\"400\" height=\"267\" src=\"https:\/\/neuronup.com\/it\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/un-nino-con-problemas-de-comportamiento-sentado-junto-a-una-mesa.webp\" class=\"entry-image size-landscape-sm\" alt=\"Bambino seduto al tavolo con giocattoli, accompagnato da una donna adulta che lo osserva in un ambiente educativo luminoso.\" srcset=\"https:\/\/neuronup.com\/it\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/un-nino-con-problemas-de-comportamiento-sentado-junto-a-una-mesa-300x200.webp 300w, https:\/\/neuronup.com\/it\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/un-nino-con-problemas-de-comportamiento-sentado-junto-a-una-mesa-768x512.webp 768w, 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intensive nella neuro-riabilitazione: sono applicabili solo alle funzioni motorie?\" itemscope itemtype=\"https:\/\/schema.org\/CreativeWork\"><a class=\"entry-image-link\" href=\"https:\/\/neuronup.com\/it\/stimolazione-e-riabilitazione-cognitiva\/terapie-intensive-in-neuroriabilitazione\/\" tabindex=\"-1\" aria-hidden=\"true\"><img decoding=\"async\" width=\"400\" height=\"267\" src=\"https:\/\/neuronup.com\/it\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/personas-mayores-usando-un-portatil-con-NeuronUP2GO.webp\" class=\"entry-image size-landscape-sm\" alt=\"Coppia di anziani di fronte a un portatile con NeuronUP2Go, svolgendo intervento cognitivo, con una tazza e una brioche sul tavolo.\" srcset=\"https:\/\/neuronup.com\/it\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/personas-mayores-usando-un-portatil-con-NeuronUP2GO-300x200.webp 300w, https:\/\/neuronup.com\/it\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/personas-mayores-usando-un-portatil-con-NeuronUP2GO-768x512.webp 768w, 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Sfondo chiaro e pannello inferiore di progresso.\" srcset=\"https:\/\/neuronup.com\/it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Ficha-discriminacion-en-ninos-Actividad-NeuronUP-Cual-existe-300x169.webp 300w, https:\/\/neuronup.com\/it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Ficha-discriminacion-en-ninos-Actividad-NeuronUP-Cual-existe-768x432.webp 768w, https:\/\/neuronup.com\/it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Ficha-discriminacion-en-ninos-Actividad-NeuronUP-Cual-existe-1024x575.webp 1024w, https:\/\/neuronup.com\/it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Ficha-discriminacion-en-ninos-Actividad-NeuronUP-Cual-existe.webp 1203w\" sizes=\"(max-width:599px) 599px, (min-width:600px) and (max-width: 799px) 799px, (min-width:800px) and (max-width: 999px) 333px, (min-width:1000px) 400px\" \/><\/a><div class=\"entry-wrap entry-wrap-grid\"><h3 class=\"entry-title\" itemprop=\"headline\"><a class=\"entry-title-link\" 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